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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/i-sette-vizi-capitali-dei-social-network">
    <title>I sette vizi capitali dei social network</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/i-sette-vizi-capitali-dei-social-network</link>
    <description>Da un blog della rivista francese «La Vie» una rilettura 2.0 di un tema classico dell'etica cristiana per aiutare il popolo della rete a guardarsi allo specchio</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><i><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/social_network_9405.jpg" style="float: left; " title="" height="121" width="216" alt="" class="image-inline" />La rete è un ambiente in cui  viviamo ormai parecchio tempo delle nostre giornate. E - anche senza  accorgercene - dentro vi portiamo tanti nostri atteggiamenti. In maniera  simpatica </i><i>Pierre Durieux - direttore del Servizio della  comunicazione della diocesi di Lione - aiuta in questo articolo a  guardarsi un po' allo specchio, rileggendo in questa chiave il tema dei  sette vizi capitali. L'articolo è stato pubblicato qualche giorno fa </i><i>nel blog che Durieux tiene sul sito del settimanale cattolico francese </i><a href="http://www.lavie.fr/" target="_blank"><b>La Vie</b></a><i> e lo</i><i> proponiamo qui in una nostra traduzione (<a href="http://www.lavie.fr/sso/blogs/post.php?id_blog=17362&amp;id_post=2739" target="_blank"><b>clicca qui</b></a> per leggere l'originale in francese).</i></p>
<p style="text-align: justify; ">------------------</p>
<p style="text-align: justify; ">Qualche tempo fa era chic parlare dei social network solamente in termini di rischi e minacce. Bastava uno scandalo mediatico a dare credito a una tesi abbastanza inconsistente che mascherava in maniera molto maldestra l'ignoranza riguardo a questi mezzi e la mancanza di voglia di "metterci la testa".</p>
<p style="text-align: justify; ">Più recentemente, quasi come un controbilanciamento - movimento per di più benedetto da papa Benedetto XVI - è diventato chiaro che Facebook e Twitter sono mezzi "in-di-spen-sa-bi-li" per la nuova evangelizzazione e cruciali per essere all'ascolto delle "gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi" del nostro paese e del mondo.</p>
<p style="text-align: justify; ">In effetti, tra queste due prospettive - una troppo fosca e l'altra troppo ottimista - e dato che queste reti ci sono diventate sempre più familiari, occorre dire grazie per tutto il bene che ci hanno fatto, a cominciare dal fatto che hanno avvicinato un po' di più le persone tra loro, senza nascondersi le tentazioni che comportano e i sette peccatori capitali che vi imperversano.</p>
<p style="text-align: justify; "><i><b>Il superbo</b>.</i> Non legge i messaggi degli altri ma rilegge i propri. Un filo esibizionista <i>borderline</i>, valuta costantemente la propria influenza e gratifica almeno il suo entourage con le proprie riflessioni narcisistiche. Gli piace sottolineare i propri pseudo-incontri con i grandi di questo mondo: "<i>Ehi, @MelGibson non è che hai dimenticato i tuoi occhiali?</i>". Non è un membro della rete, è la testa della rete. Tiene la contabilità delle proprie interazioni su Twitter e disegna le curve dei "likes" e dei propri status su Facebook. Il massimo della soddisfazione è vedere che le proprie informazioni sono riprese, condivise e commentate. In un epoca di dittatura del relativismo è bene che vi siano dei nuovi magisteri. E in tutta franchezza è meglio che sia lui il maestro del momento, visto l'alto numero di cretini in circolazione. Inoltre, è assolutamente necessario che cambi la foto del proprio profilo circa ogni 48 ore. Quella del proprio ombelico.</p>
<p style="text-align: justify; "><b><i>L'avaro.</i></b> Lui al contrario non condivide le proprie informazioni: lucra quelle degli altri. Consuma lo schermo a furia di guardare. Sotto pseudonimo, vede ma non si fa vedere. Voyeur imbucato s'immischia segretamente nel quotidiano del suo giro, se la ride nel suo angolino o s'intristisce, ma si guarda bene dal commentare o dall'interagire. Ritiene che gli altri manchino di pudore e non comprende come si possa buttare al vento le proprie informazioni in quel modo. In generale l'avaro si smaschera con un'osservazione assassina in occasione di un incontro nel mondo reale: "Va meglio col tuo capo, per quel che capisco dal tuo status del 12 settembre scorso delle 19,06, che è piaciuto a Teresa e Sofia".</p>
<p style="text-align: justify; "><i><b>L'invidioso.</b> </i>Si domanda se non dovrebbe smetterla con i social network. È troppo dura vedere tutta questa gente che sprizza felicità. La continua autopromozione dei propri amici lo fa impazzire. Commenta in modo compulsivo con messaggi gutturali, del tipo: "Hmm, boh, già visto, blurp". Autoerotismo e stop. Quando lui pubblicherà qualcosa, vedranno gli altri di che cosa è capace! Per il momento s'accontenta delle peripezie che legge qua e là, ma non può fare a meno di rattristarsi per l'erba più verde di questo festino interattivo nel quale lui fa la parte del Lazzaro.</p>
<p style="text-align: justify; "><b><i>L'iracondo.</i></b> Se la prende con tutto e tutti. Ce l'ha con il "matrimonio per tutti" ma anche con la "manifestazione per tutti", pubblica in funzione delle proprie emozioni negative. Attacca tutti come novello Cyrano dei tempi moderni: i falsi nobili, i falsi devoti, i falsi coraggiosi. Ha proposto a Facebook di lanciare il bottone "non mi piace per niente", senza risposta al momento, cosa che costituisce un altro scandalo. Ama la polemica, il "tweet clash" e raggiunge per primo il livello "<b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Godwin">Godwin</a></b>" dando sistematicamente al proprio avversario del nazista, tanto per iniziare la conversazione. Il collerico è fondamentale per rilanciare le voci più incerte: "La SNCF (corrispettivo francese di Trenitalia; <i>ndr</i>) avrebbe soppresso la carta igienica dai treni per obbligare gli utenti a mettere le mani nella cacca. Per protestare mettetene un rotolo alla vostra finestra alle 18. Fate girare!!!". Quando gli salta la mosca al naso, gli piace sfogarsi sul proprio schermo. Non è gran che come spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify; "><b><i>Il lussurioso.</i></b> Gli piace dare un'occhiata ai profili del<i>le</i> amic<i>he</i> prima di accettarle e si lascia portare volentieri dai link pubblicitari i più improbabili dove "Natasha canadese di 22 anni s'annoia tremendamente questa sera" e clicca troppo spesso sui video-trappola di Facebook che lo obbligano a condividere il link con la sua rete prima di poterlo guardare. Il che rende questo cacciatore d'immagini un pentito abitudinario: "Ho cliccato per errore su un video che proprio non m'interessava, davvero, lo giuro...". Studia i comportamenti di Femen e vuole comprendere il senso profondo dei loro gesti. Queste donne meritano d'essere ascoltate. O quanto meno, guardate.</p>
<p style="text-align: justify; "><i><b>L'accidioso.</b> </i>I social network sono il suo relax. Vegeta liberamente parecchie ore al giorno, mezzo ipnotizzato dai propri pensieri evanescenti e dallo schermo piatto. Vorrebbe che il flusso delle informazioni arrivasse a lui senza dover cliccare: aspetta la versione Mac degli "occhiali e-social" con scorrimento delle informazioni comandato dalla pupilla. Non è che gli ripugni mettere i "like" o ritwittare quella o quell'altra informazione, è che non ha "davvero davvero" l'energia per pubblicare una notizia. La sua accidia giustifica la sua presenza nei social network e i social network giustificano la sua accidia. È in ritardo ogni giorno e spiega che la giornata è sempre più piena: "un sacco di informazioni, capisci? E poi le email, sto diventando pazzo".</p>
<p style="text-align: justify; "><b><i>Il goloso</i>.</b> Facebook ha le sue delizie e Twitter le sue ebrezze. Gli piace divorare le informazioni e prova un senso di fame dopo un'ora di riunione e di sete dopo che sta sette minuti senza il suo telefono. Ultra-relazionale, risale la sua LT (linea temporale) o la sua colonna del registro delle attività fino a quelle che ha già letto. Il suo motto: venuto, visto. Mette tra i preferiti le info del giorno per riguardarle di notte. S'addormenta meravigliato pensando all'informazione che condividerà domani e al gioco di parole che nella giornata lo ha fatto progredire molto. In città spiega: " Abbiamo veramente compiuto una svolta con questo tipo di rete. E dire che prima la gente viveva sola in campagna, e al freddo, e poi c'era la guerra. No, con i miei 453 amici e 352 followers non sarò più solo".</p>
<p style="text-align: justify; ">Sì le tentazioni sulla rete sono molte. Le più pericolose non sono sempre quelle che crediamo, né quelle di cui ci parlano i media. Se incontriamo uno di questi sette vizi o se ci riconosciamo in uno di questi profili, non dobbiamo avere paura.</p>
<p style="text-align: justify; ">I peccatori sono la passione di nostro Signore. Anche se a volte costa essere nel gruppo dei suoi amici o dei suoi follower.</p>
<p style="text-align: justify; ">Un internauta avvertito ne vale due (punto zero). Se il tuo mouse ti porta a peccare, disconnettilo (cf. Mt 18,8). Riconnettilo solo quando sei determinato a un po' di umiltà, di generosità, di benevolenza, di pace di purezza, di lavoro e di misura.</p>
<p>Amen!</p>
<p style="text-align: right; "><i>Pierre Durieux</i></p>
<p>© <a class="external-link" href="http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&amp;art=1329">www.vinonuovo.it</a>, 18 giugno 2013</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Comunicazioni Sociali</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Morale</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Cultura</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Mondo Sociale</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Tempo libero</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-18T08:48:48Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-papa-il-cristiano-deve-essere-rivoluzionario">
    <title>Il Papa: «Il cristiano deve essere rivoluzionario»</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-papa-il-cristiano-deve-essere-rivoluzionario</link>
    <description>Il Santo Padre ha aperto in Aula Paolo VI il convegno ecclesiale diocesano, accolto da una folla oltre ogni previsione. "La società crudele non dà speranza, noi con la nostra testimonianza cristiana di gioia dobbiamo offrirla".</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/CG1_6011_38103111.jpg" style="float: left; " title="" class="image-inline" alt="" />Il  Papa ha aperto questa sera, in una sala Paolo VI stracolma di fedeli  (almeno 15mila a fronte di una previsione di 10mila), tanto che è stato  necessario allestire grandi schermi all'esterno, l'incontro con la sua  Diocesi, quella di Roma, Il tema della catechesi del Papa è: "Io non mi  vergogno del Vangelo", da un brano della Lettera di San Paolo Apostolo  ai Romani.  <br /><br /><b>La catechesi del Papa</b><br />"Il  Signore ci ha voluto bene e per questo noi siamo in cammino sotto la  Grazia di Dio. Questo è per noi gioia: non siete più sotto la legge, ma  sotto la Grazia. Siamo liberi per questo, non siamo più schiavi della  legge perché Gesù Cristo ci ha liberato. Il cristiano deve essere  rivoluzionario perché la Grazia che il Padre ci dà attraverso suo Figlio  fa di noi dei rivoluzionari perché cambia il cuore. Tutti siamo  peccatori, ma la Grazia ci fa sentire che il Signore ci perdona e ci dà  un cuore nuovo. Un cuore che ama, che soffre con gli altri. L'amore è la  più grande forza di trasformazione della società perché annulla le  distanze tra noi, ci fa sentire vicini. Dove si vende la Grazia, dove la  posso comprare? No, la Grazia non si vende e non si compra, Gesù Cristo  che la dona. L'amore di Gesù è così: ci dà la Grazia gratuitamente e  noi dobbiamo darla ai fratelli e alle sorelle gratuitamente. Anche qui a  Roma c'è tanta gente che vive senza speranza, che crede di trovare la  felicità nella droga, nell'alcol, nel gioco d'azzardo, nella sessualità  senza regole, ma si trovano sempre delusi. Quante persone senza  speranza!".<br /><br />"Pensate anche ai giovani, che spesso non trovano  senso alla vita, hanno provato tante cose, e cercano il suicidio come  soluzione ai problemi. La speranza è come la Grazia: non si può  comprare, è un dono di Dio. Noi dobbiamo offrire la speranza cristiana  con la nostra testimonianza, la nostra gioia. Noi che abbiamo la gioia  di accorgerci che non siamo orfani, che abbiamo un padre, possiamo  essere indifferenti a questa città che ci chiede una speranza per  guardare al futuro con più fiducia?".   Il Papa ha poi scherzato sulle lamentale: non dobbiamo cedere alle  visioni negative. Come già altre volte nelle scorse settimane, ha quindi  chiesto ai sacerdoti di andare fuori, ad incontrare la gente, per  portare la speranza e la gioia intorno a sé. "Bisogna prepararsi alla  lotta spirituale contro lo spirito del male che non vuole  evangelizzatori". <br /> Infine, un accenno alla gratuità della consolazione che "noi  discepoli del Crocifisso" dobbiamo portare nei luoghi dove nessuno vuole  andare, per portare gratuitamente la Grazia di Dio.  <br /><b>Oltre 15 mila fedeli <br /></b>Oltre 15 mila fedeli  sono arrivati in Vaticano per partecipare al Convegno ecclesiale della  Diocesi di Roma. "Cristo, tu ci sei necessario. La responsabilità dei  battezzati nell'annuncio di Gesù Cristo", era il tema del convegno  ecclesiale. Ad aprire i lavori è stato papa Francesco che terrà una  catechesi intitolata "Io non mi vergogno del Vangelo" e ha presieduto un  incontro di preghiera e di meditazione comunitaria animato dal Coro e  dall'Orchestra della diocesi di Roma, diretti da monsignor Marco Frisi. <br /><b>Il saluto del cardinale Vallini </b></p>
<p style="text-align: justify; ">Ecco il testo del saluto del cardinale vicario di Roma, Vallini. <br />"Santo  Padre! E’ grande la nostra gioia per questo incontro. La salutiamo con  affetto e La ringraziamo di cuore di averci accolti. Sono qui i suoi  Vescovi Ausiliari, i parroci, i vicari parrocchiali, i sacerdoti della  pastorale universitaria, ospedaliera e del mondo del lavoro, i diaconi  permanenti, i religiosi e le religiose e tanti fedeli laici, tutti  impegnati nella pastorale delle nostre comunità. Come Chiesa di Roma  siamo intorno a Lei, nostro Vescovo, e intendiamo rispondere con  convinzione ed entusiasmo all’invito di Vostra Santità, espresso nelle  Sue prime parole pronunciate la sera del 13 marzo, subito dopo la Sua  elezione, alla Loggia di San Pietro. Quella sera ci ha detto:  “Cominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. [Il] cammino della Chiesa  di Roma, che presiede nella carità tutte le Chiese….Un cammino di  fratellanza, di amore…[perché] sia fruttuoso per l’evangelizzazione di  questa città tanto bella”. <br /><br />Sì, Padre Santo, noi vogliamo essere  con Lei, seguirLa in questo cammino, accogliere il suo magistero,  attuare gli orientamenti pastorali che vorrà indicarci e anche  consolarLa con abbondanti frutti spirituali per la nostra città e i suoi  abitanti. <br /><br />La diocesi di Roma, Padre Santo, in questi anni porta  avanti un progetto pastorale che mira a riproporre il Vangelo e la  bellezza di essere discepoli di Gesù agli abitanti della nostra città.  Al pari delle altre grandi metropoli, Roma è attraversata da profondi  cambiamenti che toccano le ragioni stesse della vita. Non possiamo più  dare per scontato che tra noi e intorno a noi, in un crescente  pluralismo culturale e religioso, sia conosciuto il Vangelo di Gesù. Si  pone pertanto la necessità di riproporlo e di ripensare il modo di  generare alla fede nell’ambito di una connotazione missionaria di tutta  la pastorale. In questo compito imprescindibile ci stiamo impegnando con  rinnovato ardore. <br /><br />Sappiamo che non è impresa facile, ma – per  citare un’espressione a Lei cara del documento di Aparecida – “la fede  ci insegna che Dio vive nella città, perché il nostro Dio ha piantato la  sua tenda in mezzo a noi” e “ci chiama a dialogare con tutte le  culture”. Nell’ambito di una rinnovata pastorale battesimale e  post-battesimale, che accompagni i genitori nell’educazione cristiana  dei loro figli, abbiamo ritenuto quest’anno di insistere sullo stesso  tema, allargando l’impegno alla responsabilità di tutti i battezzati di  annunciare Gesù Cristo. La Chiesa, che è “madre e non una baby sitter” –  come ha affermato Vostra Santità alcune settimane or sono (cfr. omelia  17 aprile 2013) - deve risvegliare e far crescere la responsabilità in  tutti. Di qui il tema del nostro Convegno che questa sera si apre:  “Cristo, tu ci sei necessario!”- <br /><br />La responsabilità dei  battezzati nell’annuncio di Gesù Cristo. Siamo convinti che una  parrocchia missionaria ha bisogno di nuovi protagonisti: vale a dire una  comunità che si senta tutta responsabile del Vangelo. Padre Santo, La  ringraziamo di cuore per la catechesi che ci offrirà sul testo di San  Paolo ai cristiani di Roma: “Io non mi vergogno del Vangelo”, che darà  l’orientamento giusto al lavoro pastorale di questi giorni. Grazie,  Padre Santo".</p>
<p style="text-align: justify; "><b>Il convegno diocesano</b><br />Al termine della catechesi,  il Papa ha presieduto un incontro di preghiera e di meditazione  comunitaria animato dal Coro e dall'Orchestra della diocesi di Roma,  diretti da monsignor Marco Frisina. Il convegno proseguirà martedì 18,  sempre alle 19.30, come di consueto nella basilica di San Giovanni in  Laterano.<br />In programma la relazione di monsignor Franco Giulio  Brambilla, vescovo di Novara, su "L'impegno della comunità ecclesiale  per la responsabilità dei cristiani di annunciare Gesù Cristo". Seguirà  l'intervento del cardinale vicario Agostino Vallini sugli "Orientamenti  pastorali". La conclusione, mercoledì 19, nelle parrocchie o nelle  prefetture della diocesi.</p>
<p>© <a class="external-link" href="http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/diocesi-roma-incontra-papa.aspx">Avvenire</a>, 17 giugno 2013</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Francesco I</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Convegno</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Catechesi</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Discorsi papali</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-18T07:22:11Z</dc:date>
    <dc:type>Pagina</dc:type>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-papa-no-a-ideologie-che-non-rispettano-la-vita">
    <title>Il Papa: «No a ideologie che non rispettano la vita»</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-papa-no-a-ideologie-che-non-rispettano-la-vita</link>
    <description>Ieri il Papa ha presieduto la Santa Messa in occasione della Giornata dedicata all’"Evangelium Vitae", nell’anno della Fede. Il Santo Padre ha più volte ribadito la misericordia di «Dio che vuole la vita, sempre ci perdona». Migliaia i fedeli presenti, con loro anche le delegazioni provenienti da tutto il mondo del "popolo della vita".</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: center; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/LapresseFo_38089537.jpg" alt="" class="image-inline" title="" /></p>
<p style="text-align: justify; ">“Seguire la via di Dio conduce alla vita, mentre seguire gli idoli  conduce alla morte”. Così ieri il Papa in Piazza San Pietro dove ha  presieduto la Santa Messa in occasione della Giornata dedicata  all’"Evangelium Vitae", nell’anno della Fede. Il Santo Padre ha più  volte ribadito  la misericordia di “Dio che vuole la vita, sempre ci  perdona”. Migliaia i fedeli presenti, con loro anche le delegazioni  provenienti da tutto il mondo del "popolo della vita".<span style="text-decoration: underline;"><br /> </span><br />L’affetto  dei fedeli, immersi nella preghiera del Rosario, ha accolto il Papa che  sorridente sulla jeep vaticana ha benedetto una piazza festante, poi la  Santa Messa e l’omelia di Papa Francesco.<br />Diciamo sì all’amore e no  all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte, diciamo sì alla  libertà e no alla schiavitù dei tanti idoli del nostro tempo; in una  parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà, e mai delude”.<br /><br />“Una  fede che ci rende liberi e felici” ha ribadito il Papa sottolineando  che “solo la fede nel Dio Vivente ci salva; nel Dio che in Gesù Cristo  ci ha donato la sua vita e con il dono dello Spirito Santo ci fa vivere  da veri figli di Dio”. E guardando alla liturgia odierna ha evidenziato:  Quando l’uomo vuole affermare se stesso, chiudendosi nel proprio  egoismo e mettendosi al posto di Dio, finisce per seminare morte. E  l’egoismo porta alla menzogna, con cui si cerca di ingannare se stessi e  il prossimo. <br /><br />Ha parlato del “Dio dei viventi, il Dio che si  rende presente nella storia, che libera dalla schiavitù”, prima di  spiegare il “dono dei Dieci Comandamenti”: Una strada che Dio ci indica  per una vita veramente libera, per una vita piena; non sono un inno al  “no”: non devi fare questo, non devi fare questo, non devi fare questo.  No! Sono un inno, al “sì”, a Dio, all’Amore, alla vita. Cari amici, la  nostra vita è piena solo in Dio, perché solo Egli è il Vivente! Il Papa  ha evidenziato più volte che “tutta la Scrittura” ci ricorda che Dio è  “colui che dona la vita e che indica la via della vita piena”.<br /><br />"Gesù  è l’incarnazione del Dio Vivente, Colui che porta la vita, di fronte a  tante opere di morte, di fronte al peccato, all’egoismo, alla chiusura  in se stessi. Gesù accoglie, ama, solleva, incoraggia, perdona e dona  nuovamente la forza di camminare, ridona vita."<br /><br />Grande è la  “misericordia di Dio” e “sempre ci perdona”, ha ribadito Papa Francesco:  "Dio il Vivente è misericordioso. Siete d’accordo? Diciamolo insieme:  Dio, il Vivente è misericordioso! Tutti: Dio, il Vivente, è  misericordioso. Un’altra volta: Dio, il Vivente, è misericordioso!"<br /><br />“E’  lo Spirito Santo, dono del Cristo Risorto” che “ci introduce nella vita  divina come veri figli di Dio”, ha proseguito: "Il cristiano è un uomo  spirituale, e questo non significa che sia una persona che vive “nelle  nuvole”, fuori della realtà, (come se fosse un fantasma), no! Il  cristiano è una persona che pensa e agisce nella vita quotidiana secondo  Dio, una persona che lascia che la sua vita sia animata, nutrita dallo  Spirito Santo perché sia piena, da veri figli. E questo significa  realismo e fecondità. Chi si lascia condurre dallo Spirito Santo è  realista, sa misurare e valutare la realtà, ed è anche fecondo: la sua  vita genera vita attorno a sé."<br /><br />"Spesso l'uomo non sceglie la  vita, non accoglie il Vangelo della vita - ha aggiunto - ma si lascia  guidare da ideologie e logiche" orientate "dall’egoismo, dall’interesse,  dal profitto, dal potere, dal piacere e non sono dettate dall’amore,  dalla ricerca del bene dell’altro”: E’ la costante illusione di voler  costruire la città dell’uomo senza Dio, senza la vita e l’amore di Dio -  una nuova Torre di Babele; è il pensare che il rifiuto di Dio, del  Messaggio di Cristo, del Vangelo della vita, porti alla libertà, alla  piena realizzazione dell’uomo. Il risultato è che al Dio Vivente vengono  sostituiti idoli umani e passeggeri, che offrono l’ebbrezza di un  momento di libertà, ma che alla fine sono portatori di nuove schiavitù e  di morte.<br /><br />“Solo la fede nel Dio Vivente ci salva - ha concluso-  nel Dio che in Gesù Cristo ci ha donato la sua vita con il dono dello  Spirito Santo e fa vivere da veri figli di Dio con la sua misericordia.  Questa fede ci rende liberi e felici”.</p>
<p>© <a class="external-link" href="http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/omelia-Messa-nella-Giornata-Evangelium-Vitae.aspx">Avvenire</a>, 17 giugno 2013</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Bioetica</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Omelie</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Famiglia</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Francesco I</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Morale</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Giornata per la Vita</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Forum Associazioni Familiari</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Ufficio Famiglia</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Movimento per la Vita</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Discorsi papali</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-17T07:51:10Z</dc:date>
    <dc:type>Pagina</dc:type>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-popolo-che-promuove-la-vita-insieme-a-papa-francesco">
    <title>Il popolo che promuove la vita insieme a Papa Francesco</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-popolo-che-promuove-la-vita-insieme-a-papa-francesco</link>
    <description>Una comune testimonianza del valore sacro della vita. È il senso della Giornata dell'Evangelium vitae e del pellegrinaggio dei movimenti pro-life a Roma, che ha il momento clou domenica con la Messa in San Pietro. "La nostra speranza - ha detto l'arcivescovo Fisichella - è che il numero dei fedeli sia così grande da far sentire a tutto il mondo il senso della missione redentrice di Gesù: io sono venuto perché abbiano la vità». La catechesi del cardinale Ruini.</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: center; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/dcb927fa15_38037098.jpg" alt="" class="image-inline" title="" /></p>
<p style="text-align: justify; ">Il popolo pro-life di tutto il mondo si ritrova intorno al Papa per  rilanciare la forza dell'Evangelium Vitae e l'impegno per i più deboli e  indifesi con il sostegno alla petizione europea "Uno di noi". Presenti  al pellegrinaggio migliaia di persone giunte da ogni parte del mondo;  particolarmente numerosa e organizzata la delegazione americana.</p>
<p style="text-align: justify; ">Il senso delle Giornate dell'Evangelium Vitae è di dare una comune  testimonianza del valore sacro della vita, di ogni vita umana. Così ha  sintetizzato l'arcivescovo <b>Rino Fisichella</b>, presidente  del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione,  nel presentare l'evento, il cui momento centrale è la messa presieduta  da papa Francesco domenica 16 giugno alle 10.30, sul sagrato della  basilica di San Pietro. A scorrere l'elenco dei gruppi e delle  associazioni che hanno aderito all'iniziativa, scrive l'Osservatore  Romano, si intuisce il valore della manifestazione a sostegno della  vita, dal concepimento al suo termine naturale. "La nostra speranza -  scrive l'arcivescovo Fisichella - è che il numero dei fedeli in piazza  San Pietro sia così grande da far sentire a tutto il mondo la nostra  corale espressione del vero cuore della missione redentrice di Gesù: 'Io  sono venuto perché abbiano la vità". Oggi, molti pellegrini hanno  pregato sulla tomba di san Pietro. <b><br /><br />La catechesi in lingua italiana</b><br />Sabato  mattina il primo appuntamento per la delegazione di lingua italiana,  nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini è stato con il cardinale  Camillo Ruini, che ha tenuto una catechesi sull'Evangelium Vitae. "La  cultura dei diritti soggettivi, se assolutizzata, diventa una tragica  illusione che conduce a negare gli altri e i loro diritti e alla fine si  rivolta contro noi stessi, come avviene per l’eutanasia. La tematica  della vita - ha esordito il cardinale - è oggetto di atteggiamenti  culturali contrastanti nell’opinione pubblica”. Si registra “una specie  di assuefazione alla liceità dell’aborto, che pare cosa alla fine lecita  e comunque non grave”, in base al “tentativo serpeggiante di fare  dell’aborto un vero e proprio diritto”. Anche l’eutanasia, dalla cultura  dominante, viene presentata come “libera scelta se continuare a vivere o  interrompere la vita”. Al punto che “sta crescendo anche l’ipotesi di  eutanasia non richiesta dal soggetto, ma praticata quando altri  giudicano che quelle condizioni di vita sono troppo cattive, o non  meritevoli di essere vissute”. <br /><br />La “rivendicazione della libertà  individuale”, ha detto il cardinale Ruini, è anche alla base del  testamento biologico: “Io decido sulla mia fine futura, non solo decido  per me ma vincolo gli altri, in primo luogo i medici, a comportarsi  secondo questa mia decisione”.  Quella contenuta nella “Evangelium  Vitae”, ha detto il cardinale, è “una dottrina molto forte e molto  chiara” sui temi della vita, che dà indicazioni nette anche nel campo  della legislazione in tale materia. Il comandamento “non uccidere” ha un  “valore assoluto”, e l’uccisione di un innocente “è sempre gravemente  immorale”, si legge ad esempio nell’enciclica, in cui Giovanni Paolo II  conferma che l’eutanasia, “come azione e omissione, è una grave  violazione della legge divina”. In sintesi, “la legalizzazione  dell’aborto e dell’eutanasia non è mai lecita”, e l’obiezione di  coscienza verso queste leggi “è un diritto fondamentale. “Sembrano di un  altro pianeta - la denuncia del cardinale Ruini - i comportamenti  politici di molti politici che si dichiarano cattolici, ma che sono a  favore di legislazioni che contemplano aborto e eutanasia”.</p>
<p style="text-align: justify; "><b>L'assemblea di "Uno di noi"</b><br />In occasione di  queste giornate si svolge anche il primo coordinamento operativo dei 28  Comitati (27 Paesi Ue più la Croazia, che entrerà nell'Unione il primo  luglio) delle associazioni pro-life, che sostengono la petizione  internazionale "Uno di noi".</p>
<p>© <a class="external-link" href="http://www.avvenire.it/Vita/Pagine/sabato-giornata-vita-papa-uno-di-noi.aspx">Avvenire</a>, 15 giugno 2013</p>
<p> </p>
<blockquote class="pullquote">Come aderire all'appello "Uno di noi"</blockquote>
<p> </p>
<p style="text-align: justify; "> </p>
<p style="text-align: justify; "> </p>
<p style="text-align: justify; ">In qualunque lingua lo si voglia pronunciare, l’embrione è sempre «uno  di noi». Per aderire alla campagna internazionale si può cliccare  direttamente sulla <b><a href="https://ec.europa.eu/citizens-initiative/ECI-2012-000005/public/index.do?lang=it" target="_blank">pagina </a></b>dell’Unione europea che presenta l'iniziativa. <br /><br />In fondo alla pagina c'è il pulsante «<b>Dichiarazione di sostegno</b>»  che apre il Modulo di dichiarazione, nei cui campi vanno indicati anche  il numero di un documento d’identità valido e il proprio indirizzo.  Validando le caselle sull’informativa per la privacy e la dichiarazione  di autenticità dei dati, si clicca sull’invio e si completa la procedura  di sottoscrizione. <br /><br />Per sostenere l’iniziativa omonima promossa  dai Movimenti per la vita nei Paesi dell’Unione europea, che punta a  raggiungere un milione di firme nel 2013, è online il sito <a href="http://www.oneofus.eu/it/" target="_blank"><b>www.oneofus.eu</b></a>.<br /><br /><b>Comitati nazionali, summit a Roma il 16 giugno</b><br />Sabato  l’Europa dei "quasi 28" – la Croazia dal 1° luglio sarà nell’Ue – si  troverà a Roma per l’assemblea generale di «Uno di noi». L’iniziativa  popolare europea ha sfondato ieri le 550mila adesioni (553.344), ne  servono 1 milione, e già i 7 Stati richiesti dalla Ue hanno raggiunto il  minimo necessario. Saranno presenti delegazioni di tutti gli Stati, la  maggior parte di persona, alcuni via Skype. Hanno garantito la loro  presenza a Roma i comitati che rappresentano l’Austria, il Belgio, la  Bulgaria, Cipro, la Croazia, la Francia, la Germania, la Grecia,  l’Ungheria, l’Irlanda, la Lettonia, la Lituania, il Lussemburgo, la  Slovacchia, Malta, l’Olanda, la Polonia, la Romania, la Spagna e la  Svezia. Collegati con il congresso romano (dalle 12.30 alle 20  all’Istituto Sacro Cuore di via Marsala) Danimarca, Estonia, Finlandia,  Regno Unito, Repubblica Ceca e Slovenia.<br />Apriranno l’assemblea Carlo  Casini, presidente della Commissione Affari costituzionali dell’Unione  europea e presidente del Movimento per la vita italiano, e  l’eurodeputato Jaime Mayor Oreja. L’Ufficio di coordinamento europeo,  con Ana del Pino, presenterà lo status quo di «One of us», il nome  internazionale della campagna per ottenere in Europa, con la forza di  una petizione popolare firmata da un gran numero di cittadini, il  rispetto dell’embrione umano.<br />Pino Noia e Maria Luisa Ranallo Salamon  presenteranno «L’esperienza di Telefono Rosso e Sos Vita a Roma e in  Italia. Un ponte attraverso l’Europa». Seguiranno gli interventi dei  rappresentanti europei, moderati da Gregor Puppinck, presidente europeo  del Comitato dei cittadini. Presenti tra gli altri Filippo Vari,  vice-presidente del Comitato, Josè Luis Bazan, consigliere giuridico del  Comece (l’organismo di rappresentanza degli episcopati della Ue), e la  vice presidenza del Movimento per la vita italiano.​​​​​​​</p>
<p style="text-align: justify; ">© <a class="external-link" href="http://www.avvenire.it/Vita/Pagine/da-sapere-aderire-appello.aspx">Avvenire</a>, 7 gennaio 2013</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
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      <dc:subject>Movimento per la Vita</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-16T08:23:10Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/dieci-piazze-per-dieci-comandamenti-la-strada-della-liberta-passa-da-bari">
    <title>Dieci piazze per dieci comandamenti, la «strada della libertà» passa da Bari</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/dieci-piazze-per-dieci-comandamenti-la-strada-della-liberta-passa-da-bari</link>
    <description>«La parola “comandamento” non è di moda; all’uomo d’oggi richiama qualcosa di negativo, la volontà di qualcuno che impone limiti, che mette ostacoli alla vita»</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/10piazze.jpg" style="float: left; " title="" class="image-inline" alt="" />E invece «non sono limitazioni, ma indicazioni per la libertà! Essi ci  insegnano ad evitare la schiavitù a cui ci riducono i tanti idoli che  noi stessi ci costruiamo». Sono le parole di <b>papa Francesco </b>nel  suo messaggio per l'iniziativa Dieci piazze per dieci comandamenti che  si è svolta sabato sera a Bari, promossa dal Rinnovamento nello Spirito,  in collaborazione con il pontificio Consiglio per la promozione della  Nuova evangelizzazione e con la Conferenza episcopale italiana (dopo il  successo dell'anno scorso a Roma, Napoli e Verona, l'iniziativa è  ripartita da Milano l’8 giugno).<br /><br />«Anche questo è un modo per dire  al mondo chi siamo e in chi crediamo. le Dieci Parole rivelate da Dio  al Sinai sono un’espressione di Sapienza. Questa supera i confini di una  terra, di un popolo, di una religione per diventare patrimonio di tutta  l’umanità. Quanti sono in ricerca di Dio e quanti hanno a cuore il  desiderio di giustizia e di fraternità trovano in queste Dieci Parole il  fondamento per un progetto etico comune e universale che supera ogni  limite perché si fa forte del bene di tutti». Così <b>monsignor Rino Fisichella</b>,  presidente del pontificio consiglio oper la promozione della Nuova  evangelizzazione è intervenuto nella serata barese. Aggiungendo: «Noi  cristiani leggiamo queste Parole alla luce dell’insegnamento di Gesù  Cristo, vi troviamo l’eco del Vangelo che annuncia l’amore come il  compimento della Legge. Dal Sinai, dopo che Dio ha rivelato il suo nome,  scaturisce anche l’annuncio dei Dieci Comandamenti ma entrambi sono  segno dell’amore di Dio che va incontro all’esigenza di uomini e donne,  nel desiderio profondo di essere un popolo e una nazione. Per questo,  dopo circa 3000 anni, il valore di queste Dieci Parole rimane intatto e  propulsore di nuova energia per costruire un mondo e una società  migliori».<br /><br />Durante lo spettacolo barese, dedicato a “Non  commettere atti impuri”, sono intervenuti monsignor Francesco Cacucci,  arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, il sindaco Michele Emiliano,  gli attori Remo Girone e Claudia Koll, la cantante Annalisa Minetti,  cantante, il giornalista Paolo Brosio, lo psichiatra Alessandro Meluzzi,  il presidente dell'Associazione Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo  Ramonda e don Fortunato Di Noto, fondatore dell'Associazione Meter.<br /><br />«I  dieci comandamenti sono precetti comuni alle tre religioni monoteiste e  non solo. Sono il fondamento di tutte le costituzioni e di tutti gli  ordinamenti statali democratici del mondo. Sono una sorta di “codice  etico” per la cultura d’Occidente e d’Oriente, di certo il portato di  massima civiltà e di umanizzazione esperimentato dagli uomini. Hanno  segnato il cammino umano, spirituale, economico, politico di  generazioni, popoli e nazioni di ogni razza, cultura e tradizione, per  secoli e secoli», ha spiegato il presidente di Rinnovamento nello  Spirito, <b>Salvatore Martinez</b>, presentando l'evento, e  invitando il pubblico a percorrere «insieme questa “strada di libertà”  che passa da Bari e che da Bari intende parlare a tutto il Paese e  annunciare una novità di bene».<br /><br />Un'indicazione programmatica  rafforzata dal messaggio di papa Francesco, echeggiato in piazza della  Libertà a Bari: «Seguire i dieci comandamenti significa essere fedeli a  noi stessi, alla nostra natura più autentica».</p>
<p style="text-align: justify; ">© <a class="external-link" href="http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/bari-piazze-comandamenti.aspx">Avvenire</a>, 15 giugno 2013</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
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      <dc:subject>Incontro-Preghiera</dc:subject>
    
    
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      <dc:subject>Spiritualità</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-16T08:12:46Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/intervento-del-presidente-del-rinnovamento-nello-spirito-dott-salvatore-martinez-a-bari">
    <title>Intervento del Presidente del Rinnovamento nello Spirito  Dott. Salvatore Martinez  a Bari</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/intervento-del-presidente-del-rinnovamento-nello-spirito-dott-salvatore-martinez-a-bari</link>
    <description>Intervento tenuto a  Bari, nella Conferenza Stampa di presentazione dell'evento Dieci Piazze per Dieci Comandamenti. “Quando l’Amore dà senso alla Tua vita…”, il 12 giugno 2013</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/10piazze.jpg" style="float: left; " title="" class="image-inline" alt="" />Dopo Roma, Napoli e Verona (8 – 15 settembre dello scorso anno), è ripartita da Milano l’8 giugno, con un grande successo di pubblico (oltre 10.000 persone) e un boom di ascolti televisivi per TV2000 che ne ha trasmesso la diretta, questa singolare iniziativa promossa dal Rinnovamento nello Spirito, in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e con la Conferenza Episcopale Italiana.</p>
<p style="text-align: justify; "><i>Dieci Piazze per Dieci Comandamenti</i> è un evento di popolo di alto spessore ideale, morale, spirituale mai realizzato in precedenza. Una corale partecipazione istituzionale, in cui Chiesa, Stato e Società civile cercano di dialogare insieme, pubblicamente, nelle Piazze simbolo della nostra storia italiana. Arcivescovi e Sindaci, giornalisti e filosofi, economisti e letterati, poeti e musicisti, scienziati e sportivi saranno protagonisti di una singolare, creativa, positiva e propositiva rilettura del Decalogo. Con loro, con noi, anche Papa Francesco, che si renderà presente con uno speciale Video messaggio d’indirizzo sul tema generale del Progetto: <i>“Quando l’Amore dà senso alla Tua vita…”</i></p>
<p style="text-align: justify; ">Dunque, ci portiamo in Piazza non per “protestare”, ma per “proporre” stili di vita antichi e sempre nuovi, piattaforme valoriali comuni di socialità e di cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify; ">Saremo a <b>Bari, sabato 15 giugno, alle ore 20.30 in Piazza della Libertà, con la rilettura del VI comandamento “Non commettere atti impuri”</b>, per vivere una grande occasione d’incontro tra credenti, “quasi credenti” e coloro che dicono di non credere, ai quali certamente non sfuggirà che molti di questi Comandamenti, se non osservati, non sono solo “peccati” che violano la legge di Dio, ma “reati” che violano le leggi dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify; ">Abbiamo deciso di riproporre i Dieci Comandamenti oltre il puro significato letterale dei testi, così da riavvicinarli agli uomini del nostro tempo, in special modo alle nuove generazioni, ai loro problemi e alle loro legittime attese. Impresa non semplice, se applicata, ad esempio, ad un comandamento scomodo come quello che sarà “in scena” a Bari. Un comandamento che, nel significato corrente, sembrerebbe dire soltanto “non fornicare e non commettere adulterio”; in realtà, l’uso “impuro del corpo” si estende anche a quelle prassi improprie che degenerano spesso in vere piaghe sociali, quali la prostituzione, la pedofilia, il femminicidio.</p>
<p style="text-align: justify; ">I Dieci Comandamenti sono precetti comuni alle tre religioni monoteiste e non solo. Sono il fondamento di tutte le costituzioni e di tutti gli ordinamenti statali democratici del mondo. Sono una sorta di “codice etico” per la cultura d’Occidente e d’Oriente, di certo il portato di massima civiltà e di umanizzazione esperimentato dagli uomini.</p>
<p style="text-align: justify; ">I Dieci Comandamenti hanno segnato il cammino umano, spirituale, economico, politico di generazioni, popoli e nazioni di ogni razza, cultura e tradizione, per secoli e secoli.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ora, per quanti vivono nel disorientamento e nel disordine, per le nostre comunità spesso dimentiche delle memorie e delle tradizioni che ne hanno segnato bellezza e grandezza, i Dieci Comandamenti possono rappresentare come un nuovo “sistema segnaletico”, un nuovo indicatore di progresso, per un progresso veramente umano.</p>
<p style="text-align: justify; ">I Dieci Comandamenti sono ancora oggi i migliori districatori di senso e i migliori indicatori di buone prassi nei labirinti confusi della nostra modernità, tempo in cui il progressivo esilio di Dio e delle sue leggi dalla storia stanno rendendo la nostra umanità sempre più fragile, contraddittoria, spesso disumana, addirittura antiumana.</p>
<p style="text-align: justify; ">La nostra umanità sembra mancare di un “principio spirituale unificatore” dell’esistente, di regole oggettive per dare nuova cittadinanza alla legge dell’amore, che è legge di prossimità creativa e benefica. Si tratta per noi, dunque, di “rifecondare l’umano”, di offrire agli uomini la possibilità di vivere una vita buona, piena, ricca di significati e di ideali alti e nobili.</p>
<p style="text-align: justify; ">I Dieci Comandamenti, in fondo, sono come uno specchio in cui è possibile vedere riflessa la nostra immagine umana, vedere cioè la nostra libertà di uomini, la verità del nostro essere uomini e del nostro essere in relazione con Dio, con chi è nostro prossimo, con il creato.</p>
<p style="text-align: justify; ">Una nuova formulazione dei Dieci comandamenti potrebbe cercare di ricondurli a un livello più personale, così da presentarli come esigenze spontaneamente emergenti dall’animo umano, in ordine a una vita dignitosa e serena, invece che come regole imposte dall’esterno, sia pure da una divinità.</p>
<p style="text-align: justify; ">Haim Baharier, un celebre pensatore ebraico, ha affermato che <i>“leggere il Decalogo come una lapide di imperativi è l’errore di chi teme di cimentarsi con il pensiero, di chi col pensiero ha paura di scottarsi”.</i></p>
<p style="text-align: justify; ">In tal senso, il Papa emerito Benedetto XVI, nel suo Video messaggio registrato <i>ad hoc</i> a sostegno del Progetto <i>Dieci Piazze per Dieci Comandamenti </i>e trasmesso a Roma, Napoli e Verona, affermava: <i>“Quando nella sua esistenza l’uomo ignora i Comandamenti, non solo si aliena da Dio e abbandona l’alleanza con Lui, ma si allontana anche dalla vita e dalla felicità duratura. L’uomo lasciato a se stesso, indifferente verso Dio, fiero della propria autonomia assoluta, finisce per seguire gli idoli dell’egoismo, del potere, del dominio, inquinando i rapporti con se stesso e con gli altri e percorrendo sentieri non di vita, ma di morte”. </i></p>
<p style="text-align: justify; ">E aggiungeva: <i>“Gesù viene a dare compimento ai Dieci Comandamenti, innalzandoli e riassumendoli nel duplice comandamento dell’amore: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente… Amerai il prossimo tuo come te stesso» (cfr Mt 22,37-40)”.</i></p>
<p style="text-align: justify; ">Il cristianesimo, in Gesù Cristo, ha portato a pienezza, a perfezionamento la via dell’amore per Dio e per gli uomini. Ha dilatato il comandamento dell’amore sino all’estremo dei nemici e dei persecutori, sino al martirio e alla santità. Ha fatto dell’amore un “sì” pieno, un “sì” che vince ogni “no” alla vita, ogni “no” ad un amore che si fa misericordia e giustizia, compassione e promozione umana, difesa degli ultimi, dei piccoli, dei poveri.</p>
<p style="text-align: justify; ">Urge ritrovare questa nuova sintassi dell’amore.</p>
<p style="text-align: justify; ">Urge ritrovare un linguaggio più profondo che dia voce all’interiorità, al cuore, allo spirito umano.</p>
<p style="text-align: justify; "> </p>
<p style="text-align: justify; ">Urge ridare al nostro Paese la vera chiave interpretativa delle tante crisi vigenti: la crisi è spirituale e attanaglia il cuore dell’uomo rendendolo indifferente verso Dio, fiero della propria autonomia assoluta fino all’egolatria, cioè l’idolatria di se stesso, sempre più schiavo degli idoli del piacere, del potere, dell’avere.</p>
<p style="text-align: justify; ">Urge vincere una falsa idea di laicità che vorrebbe che si desse a Cesare quel che è di Dio e a Dio solo disprezzo.</p>
<p style="text-align: justify; ">Urge stare insieme, con più fiducia, e insieme ridare cittadinanza all’amore, facendo dei Dieci Comandamenti “dieci vie d’amore”.</p>
<p style="text-align: justify; ">È soprattutto questo il pensiero di Papa Francesco, così come si evince dal Video messaggio che il Santo Padre, dopo Benedetto XVI, ha voluto realizzare per accompagnare il nostro Progetto, di città in città, esplicando con grande efficacia il tema generale del progetto - <i>“Quando l’Amore dà senso alla Tua vita…” </i>.</p>
<p style="text-align: justify; ">Lo speciale video messaggio di Papa Francesco, il primo del suo Pontificato, che ha voluto legare a questa Iniziativa, è stato trasmesso per la prima volta a Milano, sabato 8 giugno, e sarà replicato a Bari e nelle Piazze che verranno.</p>
<p style="text-align: justify; ">Il Santo Padre afferma: <i>“I Dieci Comandamenti sono un dono di Dio. La parola «comandamento» non è di moda; all'uomo d'oggi richiama qualcosa di negativo, la volontà di qualcuno che impone limiti, che mette ostacoli alla vita. I Dieci Comandamenti vengono da un Dio che ci ha creati per amore, da un Dio che ha stretto un'alleanza con l'umanità, un Dio che vuole solo il bene dell'uomo. Diamo fiducia a Dio! Fidiamoci di Lui! I Dieci Comandamenti ci indicano una strada da percorrere… Lasciamoci guidare da queste Dieci Parole che illuminano e orientano chi cerca pace, giustizia e dignità. I Dieci Comandamenti indicano una strada di libertà”</i>.</p>
<p style="text-align: justify; ">Percorriamo insieme, allora, questa “strada di libertà” che passa da Bari e che da Bari intende parlare a tutto il Paese e annunciare una novità di bene.</p>
<p style="text-align: justify; ">Questo è il nostro augurio, il nostro invito, il nostro impegno.</p>
<p style="text-align: right; "><i>Salvatore Martinez</i></p>
<p style="text-align: right; "><i>Presidente "Rinnovamento nello Spirito"</i></p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
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      <dc:subject>Incontro-Preghiera</dc:subject>
    
    
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      <dc:subject>Anno della Fede</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Manifestazione</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Spiritualità</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Conferenza stampa</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-14T05:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/messaggio-del-santo-padre-francesco-per-10-piazze-per-10-comandamenti">
    <title>Messaggio del Santo Padre Francesco per 10 piazze per 10 comandamenti</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/messaggio-del-santo-padre-francesco-per-10-piazze-per-10-comandamenti</link>
    <description>Il messaggio del Santo Padre sarà tramesso in video sabato 15 giugno durante la manifestazione "10 piazze per 10 comandamenti" che si terrà in Piazza della Libertà a Bari dalle ore 20.30</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p class="Style2"><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/10piazze.jpg" style="float: left; " title="" class="image-inline" alt="" />Buonasera a tutti!</p>
<p class="Style2" style="text-align: justify; ">Sono contento di unirmi a voi che partecipate, nelle principali Piazze d'Italia, a questa rilettura dei Dieci Comandamenti. Un progetto denominato “Quando l'Amore dà senso alla Tua vita...”, sull'arte di vivere attraverso i Dieci Comandamenti dati da Dio non solo a Mosè, ma anche a noi, agli uomini e alle donne di ogni tempo. Grazie ai responsabili del Rinnovamento nello Spirito Santo - sono bravi questi del Rinnovamento nello Spirito Santo, complimenti! -  che hanno organizzato questa lodevole iniziativa in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e con la Conferenza Episcopale Italiana. <img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/papafrancesco_h_partb.jpg" style="float: right; " title="" height="141" width="237" alt="" class="image-inline" />Grazie a tutti coloro che con generosità contribuiscono alla realizzazione di questo speciale progetto nell'<i>Anno della fede</i>. Chiediamoci allora: Che senso hanno per noi queste Dieci Parole? Che cosa dicono al nostro tempo agitato e confuso che sembra voler fare a meno di Dio?</p>
<p class="Style2" style="text-align: justify; ">1. I Dieci Comandamenti sono un dono di Dio. La parola “comandamento” non è di moda; all’uomo d’oggi richiama qualcosa di negativo, la volontà di qualcuno che impone limiti, che mette ostacoli alla vita. E purtroppo la storia, anche recente, è segnata da tirannie, da ideologie, da logiche che hanno imposto e oppresso, che non hanno cercato il bene dell’uomo, bensì il potere, il successo, il profitto. Ma i Dieci Comandamenti vengono da un Dio che ci ha creati per amore, da un Dio che ha stretto un’alleanza con l’umanità, un Dio che vuole solo il bene dell’uomo. Diamo fiducia a Dio! Fidiamoci di Lui! I Dieci Comandamenti ci indicano una strada da percorrere, e costituiscono anche una sorta di “codice etico” per la costruzione di società giuste, a misura dell’uomo. Quante diseguaglianze nel mondo! Quanta fame di cibo e di verità! Quante povertà morali e materiali derivano dal rifiuto di Dio e dal mettere al suo posto tanti idoli! Lasciamoci guidare da queste Dieci Parole che illuminano e orientano chi cerca pace, giustizia e dignità.</p>
<p class="Style2" style="text-align: justify; ">2. I Dieci Comandamenti indicano una strada di libertà, che trova pienezza nella legge dello Spirito scritta non su tavole di pietra, ma nel cuore (cfr <i>2Cor</i> 3,3). Sono scritti qui i Dieci Comandamenti! E’ fondamentale ricordare quando Dio dà al popolo di Israele, per mezzo di Mosè, i Dieci Comandamenti. Al Mar Rosso il popolo aveva sperimentato la grande liberazione; aveva toccato con mano la potenza e la fedeltà di Dio, del Dio che rende liberi. Ora Dio stesso, sul Monte Sinai, indica al suo popolo e a tutti noi il percorso per rimanere liberi, un percorso che è inciso nel cuore dell’uomo, come una Legge morale universale (cfr <i>Es</i> 20,1-17; <i>Dt</i> 5,1-22). Non dobbiamo vedere i Dieci Comandamenti come limitazioni alla libertà, no, non è questo, ma dobbiamo vederli come indicazioni <i>per</i> la libertà. Non sono limitazioni, ma indicazioni per la libertà! Essi ci insegnano ad evitare la schiavitù a cui ci riducono i tanti idoli che noi stessi ci costruiamo - l’abbiamo sperimentato tante volte nella storia e lo sperimentiamo anche oggi -, essi ci insegnano ad aprirci ad una dimensione più ampia di quella materiale, a vivere il rispetto per le persone, vincendo l’avidità di potere, di possesso, di denaro, ad essere onesti e sinceri nei nostri rapporti, a custodire l’intera creazione e a nutrire il nostro pianeta di ideali alti, nobili, spirituali. Seguire, seguire i Dieci Comandamenti significa essere fedeli a noi stessi, alla nostra natura più autentica e camminare verso la libertà autentica che Cristo ha insegnato nelle Beatitudini (cfr <i>Mt</i> 5,3-12.17; <i>Lc</i> 6,20-23).</p>
<p class="Style2" style="text-align: justify; ">3. I Dieci Comandamenti sono una legge di amore. Mosè è salito sul monte per ricevere da Dio le tavole della Legge. Gesù compie il percorso opposto: il Figlio di Dio si abbassa, scende nella nostra umanità per indicarci il senso profondo di queste Dieci Parole: Ama il Signore con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e il prossimo come te stesso (cfr <i>Lc </i>10,27). Questo è il senso più profondo dei Dieci Comandamenti, il comandamento di Gesù che porta in se tutti i comandamenti, il Comandamento dell’Amore. Per questo io dico che i Dieci Comandamenti sono Comandamenti d’Amore. Qui sta il cuore dei Dieci Comandamenti: l’Amore che viene da Dio e che dà senso alla vita, amore che ci fa vivere non da schiavi, ma da veri figli, amore che anima tutte le relazioni: con Dio, con noi stessi - spesso lo dimentichiamo - e con gli altri. La vera libertà non è seguire il nostro egoismo, le nostre cieche passioni, ma è quella di amare, di scegliere ciò che è bene in ogni situazione. I Dieci Comandamenti non sono un inno al “no”, sono sul “si”. Un “si” a Dio, il “si” all’Amore, e perché io dico di “si” all’Amore, dico “no” al non Amore, ma il “no” è una conseguenza di quel “si” che viene da Dio e ci fa amare.</p>
<p style="text-align: justify; ">Riscopriamo e viviamo le Dieci Parole di Dio! Diciamo “sì” a queste “dieci vie d'amore” perfezionate da Cristo, per difendere l’uomo e guidarlo alla vera libertà! La Vergine Maria ci accompagni in questo cammino. Di cuore imparto la mia Benedizione su di voi, sui vostri cari, sulle vostre città. Grazie a tutti!</p>
<p style="text-align: right; "><i>Papa Francesco</i></p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
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      <dc:subject>Francesco I</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Testimonianze</dc:subject>
    
    
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    <dc:date>2013-06-14T05:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/10-piazze-per-10-comandamenti-arriva-a-bari-con-201cnon-commettere-atti-impuri201d">
    <title>10 Piazze per 10 Comandamenti arriva a Bari con “Non commettere atti impuri”</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/10-piazze-per-10-comandamenti-arriva-a-bari-con-201cnon-commettere-atti-impuri201d</link>
    <description>"10 Piazze per 10 Comandamenti" fa tappa il 15 giugno 2013, dalle ore 20.30, a Bari, in piazza della Libertà, con il VI Comandamento “Non commettere atti impuri”. Sarà un momento di festa, di coinvolgimento popolare, di spettacolo e di testimonianza di fede.</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><i><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/10piazze.jpg" style="float: left; " title="" class="image-inline" alt="" />10 Piazze per 10 Comandamenti</i>, un progetto del Rinnovamento nello Spirito Santo in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, sotto l’egida della CEI. Una “rilettura” dei Dieci Comandamenti, inaugurata alla viglia del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione e dell’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI, che nelle piazze di Roma, Napoli e Verona (settembre 2012) ha visto la partecipazione di circa 50.000 persone e numerosi testimoni del mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport, del giornalismo, della musica. Grande successo alla ripresa a <b>Milano</b> lo scorso 8 giugno: più di 10.000 persone hanno partecipato alla kermesse dedicata al III Comandamento “Ricordati di santificare le feste” in piazza del Duomo. La diretta su TV2000, ha fatto registrare un totale di 1.200.000 contatti televisivi; molto seguita, in diretta streaming, la trasmissione su <a href="http://www.famigliacristiana.it">www.famigliacristiana.it</a></p>
<p style="text-align: justify; "><i>10 Piazze per 10 Comandamenti </i>(<span style="text-decoration: underline;">sito ufficiale</span>: <a href="http://www.diecipiazze.it">www.diecipiazze.it</a>) fa tappa il <b>15 giugno 2013</b>, dalle <b>ore 20.30</b>, a <b>Bari</b>, in <b>piazza della Libertà</b>, con il <b>VI Comandamento “Non commettere atti impuri”</b>. Sarà un momento di festa, di coinvolgimento popolare, di spettacolo e di testimonianza di fede. Al centro della serata l’approfondimento di temi emergenti del dibattito corrente, in cui il corpo è fatto oggetto di “atti impuri” quando subisce maltrattamenti e non onorato nella sua dignità e sacralità; si pensi al femminicidio, alla pedofilia, alla prostituzione.</p>
<p style="text-align: justify; ">Hanno già confermato la loro partecipazione nella piazza di Bari allo spettacolo condotto da <b>Lorena Bianchetti</b>: <b>mons. Francesco Cacucci</b>, arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto; <b>Michele Emiliano</b>, sindaco di Bari; <b>Salvatore Martinez</b>, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito;<b> Remo Girone</b>, attore, <b>Claudia Koll</b>, attrice; <b>Annalisa Minetti</b>, cantante; <b>Alessandro Meluzzi</b>, psichiatra; <b>Paolo Brosio</b>, giornalista e conduttore televisivo; <b>Giovanni Paolo Ramonda</b>, presidente Associazione Papa Giovanni XXIII; <b>don Fortunato Di Noto,</b> fondatore Associazione Meter; la <b>band <i>DieciperDieci</i></b> <b>RnS</b> e <b>altri ospiti e testimoni</b>.</p>
<p style="text-align: justify; "><b>Papa Francesco</b> ha registrato un <span style="text-decoration: underline;">video messaggio <i>ad hoc</i></span><i> </i>a sostegno del progetto <i>10 Piazze per 10 </i>Comandamenti, che verrà proiettato a Bari nel corso della serata. Anche il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, <b>mons. Rino Fisichella</b>, invierà il proprio contributo attraverso un video messaggio che verrà proiettato in piazza della Libertà.</p>
<p style="text-align: justify; ">Dopo la tappa di Bari, l’iniziativa proseguirà da giugno a ottobre nelle piazze di Genova, Cagliari, Firenze, Palermo, Bologna, Torino.</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/la-giornata-di-santificazione-sacerdotale">
    <title>La Giornata di Santificazione Sacerdotale</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/la-giornata-di-santificazione-sacerdotale</link>
    <description>Pregare per la santificazione dei Sacerdoti significa pregare per la santità dell’intero popolo di Dio, a cui il loro ministero è ordinato</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/santif.jpg" style="float: left; " title="" height="228" width="204" alt="" class="image-inline" />In prossimità della Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, si svolge la Giornata mondiale di preghiera per la Santificazione dei Sacerdoti (venerdì 14 giugno), un appuntamento annuale che ogni Chiesa particolare è chiamata a celebrare, mostrando quella comunione e reciprocità nella preghiera, che deve caratterizzare l’intero popolo di Dio, chiamato ad implorare dal Signore il dono di Pastori Santi. Del resto il Sacerdozio ministeriale è al servizio di quello comune di tutti i battezzati, che si attua, concretamente, nella risposta alla chiamata universale alla santità.</p>
<p style="text-align: justify; ">In un mondo in cui anche la figura del sacerdote sembra essere travolta da caos, confusione, dubbi, tentazioni, ogni battezzato rinnova la sua fede nel Signore e la sua fiducia nel tanto bene che i sacerdoti diffondono nel mondo ed è invitato alla preghiera per l’identità, la santificazione e la missione dei Sacerdoti.</p>
<p style="text-align: justify; ">Già l’Anno Sacerdotale - che è stato un evento eccezionale voluto dal Santo Padre Benedetto XVI - ha inteso sottolineare il profondo legame tra identità e Missione dei sacerdoti, riconoscendo come, i due elementi, siano totalmente relativi l’uno all’altro: il Sacerdozio ministeriale è per la missione e nella missione si definisce l’identità sacerdotale.</p>
<p style="text-align: justify; ">La missione non è una delle “attività” del Corpo ecclesiale, ma ne caratterizza essenzialmente l’identità. Senza missione, non c’è Chiesa, e viceversa! La Chiesa è totalmente relativa alla missione, all’incontro degli uomini, di ogni tempo e luogo e di ogni cultura, con il Signore Risorto. Portare a tutti l’annuncio del Regno e la Salvezza: questo è il compito essenziale della Chiesa! Compito che, nelle diverse epoche e circostanze, si declina in modalità differenti, ma che conserva sempre il proprio nucleo essenziale, costituito dall’obbedienza al comando di Gesù: “Andate in tutto il mondo ed annunciate il Vangelo ad ogni creatura”. Se gli uomini di Chiesa, tutti i battezzati, ed i Sacerdoti in particolare, perdessero tale anelito missionario, verrebbe meno un aspetto essenziale dell’identità battesimale e, per certi versi, della stessa fede cristiana.</p>
<p style="text-align: justify; ">E’ necessaria una giornata di preghiera per la santificazione del Clero? E perché proprio nella Festa del Sacro Cuore?<b> </b>Pregare per la santificazione dei Sacerdoti significa, in certo senso, pregare per la santità dell’intero popolo di Dio, a cui il loro ministero è ordinato. È, poi, un’occasione per favorire la comunione e la reciproca custodia orante, tra membri dello stesso presbiterio, quasi in un ideale arco, che va dalla Messa Crismale alla Festa del Sacro Cuore di Gesù, abbracciando i misteri fondamentali della nostra fede e facendoli contemplare in chiave sacerdotale. Infine, come affermato dal Curato d’Ars, “il Sacerdozio è l’amore del Cuore di Gesù”, sia intendendo quella necessaria intimità ed immedesimazione che sempre ogni sacerdote deve avere con il Signore, sia indicando l’amore e la carità di Gesù “buon Pastore”, al quale ogni esercizio del ministero ordinato deve tendere. La carità pastorale è la vera chiave interpretativa di questa giornata di preghiera.</p>
<p style="text-align: justify; ">Come collocare tutto questo nella prospettiva dell’Anno della Fede?</p>
<p style="text-align: justify; ">Ancora una volta i Sacerdoti sono chiamati ad offrire il loro generoso contributo, anche nell’Anno della Fede, per attuare le indicazioni del Papa, ricordando come, proprio nella missione e nell’opera di evangelizzazione si irrobustisce la stessa identità sacerdotale. Leggere e, in certo senso, “riscoprire” il Concilio, in tutta la sua valenza profetica e missionaria, è uno dei compiti che maggiormente urgono, oggi, nella Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify; ">«La celebrazione dell’Anno della Fede si presenta come una opportunità per la nuova evangelizzazione, per superare la tentazione dello scoraggiamento, per lasciare che i nostri sforzi si muovano ogni volta di più sotto l’impulso e la guida dell’attuale Successore di Pietro. Avere fede significa principalmente essere certi che Cristo, vincendo nella sua carne la morte, ha reso possibile anche a chi crede in Lui di condividere quel destino di gloria, e di soddisfare l’anelito ad una vita e ad una gioia perfetta ed eterna che è nel cuore di ogni uomo» (Congregazione per il Clero, Lettera ai Sacerdoti 2013).</p>
<p style="text-align: justify; ">Non saremo mai interamente santi, in questa fase terrena del Regno, ma certamente possiamo e dobbiamo maggiormente tendere alla Santità, attraverso tutti gli strumenti che la Chiesa ci offre, ad iniziare dalla Parola e dai sacramenti, per giungere alla vita comunitaria ed allo zelo missionario, per tutte le anime. La passione di annunciare Cristo è la vera “misura” della temperatura della fede di un’epoca!</p>
<p style="text-align: justify; ">«Fissiamo, con incessante sguardo d'amore, gli occhi della nostra mente e del nostro cuore, su Cristo, unico Salvatore delle nostre esistenze e del mondo. Richiamare a Cristo significa richiamare a quel Volto che ogni uomo, coscientemente o meno, cerca come unica adeguata risposta alla propria insopprimibile sete di felicità» (Congregazione per il Clero, Lettera ai Sacerdoti 2012).</p>]]></content:encoded>
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    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
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      <dc:subject>Giornata di Santificazione Sacerdotale</dc:subject>
    
    
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/dossier-gmg-rio-stiamo-arrivando">
    <title>Dossier Gmg, Rio stiamo arrivando</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/dossier-gmg-rio-stiamo-arrivando</link>
    <description>I giovani italiani si preparano a partire per l'Incontro mondiale della gioventù in Brasile con papa Francesco. E per chi resta qui appuntamenti da Chioggia a Maratea, la Rio d'Italia</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: center; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/20130613_gmg.jpg" title="" height="240" width="432" alt="" class="image-inline" /></p>
<h3 style="text-align: center; ">1. Solo un fuoco di paglia? Don Michele Falabretti: «Aiuta a costruire la vita»</h3>
<p> </p>
<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/donmichelefalabrettiriccardoventuricontrasto_2974466.jpg" style="float: left; " title="" height="151" width="182" alt="" class="image-inline" />Pronti via, si parte. Sembra ieri, era il 2011, quando sulla  spianata rovente di Madrid Benedetto XVI diede appuntamento a Rio de  Janeiro. Che bello, andiamo in Brasile! Con il tempo, la realtà si è  rivelata più faticosa e difficile: tempi duri, pochi soldi per andare  dall’altra parte del mondo. Qualcuno rischia di naufragare nel rimpianto  per non poter partire;altri – sono i più – si sono organizzati. <b>Sono nate le Grg, le Giornate regionali della gioventù. Raduni di giovani delle diverse regioni italiane. </b>E  così la novità di questa Gmg sarà proprio la sua capacità di tenere  insieme i due mondi: ci aiuterà, l’abbondanza di tecnologia, a sentirci  uniti attorno al Papa. <br /> <br /> Perché sforzarsi di andare? Perché cercare l’incontro comunque vicino a  casa? Non mancano gli scettici agli occhi dei quali i raduni sarebbero  quanto meno inutili.<b> Lo dico subito: la Gmg non è indispensabile. Ma, come tutte le esperienze buone, aiuta.</b> Aiuta a uscire: dall’idea che la fede sia una faccenda strettamente  personale, perché non è male condividere un pezzo di vita cristiana con  migliaia di persone; dalla crisi, che non è fatta solo di soldi e forse  vedere giovani più poveri, ma felici per fede, scuote un po’; dai luoghi  comuni sulla Chiesa. <br /> <br /> Un grande evento accende entusiasmi, coinvolge chi è più lontano dalla  fede, mostra la bellezza di volti e colori diversi che dicono la varietà  del mondo. E poi c’è un Papa nuovo: tutto da scoprire davanti ai  giovani, ma le premesse sono forti per sprigionare intensità interiore e  voglia di cammini spirituali. <b>Tutto questo non è un bisogno, è un’opportunità. </b>A  casa, attraverso le tappe di avvicinamento e soprattutto tornando al  quotidiano, si costruisce la vita. Nella certezza che soltanto la  memoria della presenza di Gesù ci permette di camminare davvero.<br /> <br /></p>
<p style="text-align: right; "><i>don Michele Falabretti,<br /> responsabile del Servizio nazionale<br /> di pastorale giovanile</i></p>
<p style="text-align: right; "> </p>
<h3 style="text-align: center; ">2. La storia, quasi trent'anni di dialogo tra i giovani e i Papi</h3>
<p> </p>
<p style="text-align: justify; "><b><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/wojtyla_parigi_2974556.jpg" style="float: left; " title="" height="150" width="215" alt="" class="image-inline" />Le prove Karol Wojtyla le aveva fatte in campeggio sui Laghi Mansuri e in canoa sui fiumi della Polonia. Gmg <i>ante litteram</i>.</b> Se si guarda indietro, ora che sono quasi 30 anni, si squaderna  un’esperienza di Pastorale giovanile che aveva bisogno di qualcuno che  raccogliesse una domanda e insieme una sfida: riunirsi da tutto il  mondo, davanti a tutto il mondo. Wojtyla lo scrive in uno dei suoi libri  <i>Varcare la soglia della speranza</i>: «Nessuno ha inventato le  Giornate mondiali dei giovani. Furono proprio loro a crearle». I giovani  hanno passato il testimone a Joseph Ratzinger e ora lo consegnano a  Francesco. <br /> <b>C’è una data ufficiale all’inizio, il 22 aprile 1984, Domenica  delle Palme, 250 mila giovani di tutto il mondo stipatissimi in piazza  San Pietro per celebrare insieme al Papa l’Anno santo della redenzione</b>.  Wojtyla ai giovani aveva dedicato una delle prime frasi. Il 22 ottobre  1978 disse: «Voi siete l’avvenire del mondo, la speranza della Chiesa.  Voi siete la mia speranza». Sta qui la tessitura della pastorale  giovanile di Giovanni Paolo II. Il 31 marzo 1985, Domenica delle Palme,  papa Wojtyla dedica ai giovani, riuniti a San Pietro per l’Anno  internazionale della gioventù, la lettera apostolica <i>Dilecti amici.</i> Chiede di essere «sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi  ragione della speranza che è in voi». E dà appuntamento per l’anno  successivo,sempre in piazza San Pietro. <br /> <b>Forse è in quel giorno che matura nel Papa l’idea di una Gmg. Ma  non inventa, raccoglie un grido, l’eco della ricerca della fede di  tanti giovani. </b>La prima si svolge nel 1986, ancora la Domenica  delle Palme,ma si celebra in ogni diocesi. Così avverrà sempre, un  contrappunto di eventi mondiali e giornate diocesane.Nel 1987, il primo  appuntamento mondiale è organizzato a Buenos Aires. Bergoglio è ancora  un padre gesuita. Wojtyla ai giovani spiega che loro sono lì, chiamati  per imparare a «costruire ponti di fraternità e speranza tra i  continenti e farsi pellegrini per le strade del mondo». L’America Latina  soffre di dittature edi memorie tragiche troppo vicine. Alle nuove  generazioni Giovanni Paolo II dice:«Cristo, la Chiesa, il mondo  aspettano la testimonianza delle vostre vite».</p>
<p style="text-align: justify; "><b>È la prima consegna. Varrà  per sempre. Da quell’anno le lezioni ai giovani di Wojtyla, e poi  quelle di Ratzinger, stupiranno il mondo.</b> Passano due anni e si  torna nella vecchia Europa. La Gmg fa tappa a Santiago di Compostela,  emblema di ogni pellegrinaggio. Nel 1991si ferma a Czestochowa,  nell’Europa nuova dopo la caduta del Muro di Berlino.Il Papa parla  dell’Europa e prega affinché«cerchi l’unità, ritornando alle proprie  radici cristiane». Nel 1993 Denver, sotto i grattacieli americani, dove  la tentazione è fare a meno di Dio.Quindi l’Asia, d’inverno, a  Manila,nel 1995, 5 milioni di persone, la più grande Messa mai celebrata  da Wojtyla. Nel 1997 è la laicissima Francia a meravigliarsi. L<b>a più memorabile resta la Gmg di Roma, anno del Giubileo del Duemila. </b>Wojtyla  non sta bene, gli occhi brillano di lacrime. I giovani lo abbracciano e  lui dice: «Grazie a Dio per il cammino delle Giornate mondiali della  gioventù». Dà appuntamento a tutti a Toronto.Sarà la più difficile, poca  gente, la pauradell’11 settembre. Giovanni Paolo II replica a i profeti  di sventura: «Nessuna difficoltà,nessuna paura è così grande da poter  soffocare completamente la speranza che zampilla eterna nel cuore dei  giovani».</p>
<p style="text-align: justify; ">Karol muore a Roma nel 2005. E i suoi giovani si radunano nella notte  del primo aprile sotto le sue finestre a cantare e a pregare, una Gmg  “corsara”,convocata per sms, la più struggente.Poi arrivano le lezioni  di Ratzinger:Colonia e Sidney, Benedetto che affronta anche la questione  degli abusi sessuali,che scongiura i giovani a non lasciarsi fuorviare  da chi vuole fare diventare“irrilevante” Dio. Madrid resta nel ricordo  per via della pioggia, il Papa fradicio perché neppure l’ombrello regge  la furia del temporale. La lezione dell’anziano teologo tedesco sigilla  con le parole una storia che adesso riparte da Bergoglio. <b>Le  prende a prestito dal Parmenide, il più difficile del Dialoghi di  Platone e le inchioda sulla Croce della Gmg: «Cerca la verità mentre sei  giovane, perché se non lo farai poi ti scapperà dalle mani».<br /></b><b><br /> </b> <i> </i></p>
<p style="text-align: right; "><i>Alberto Bobbio</i></p>
<p style="text-align: right; "> </p>
<h3 style="text-align: center; ">3. Il programma: Francesco ha voluto andare tra i poveri</h3>
<p> </p>
<p style="text-align: justify; "><b><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/papa_udienzagenerale_2974565.jpg" style="float: left; " title="" height="129" width="200" alt="" class="image-inline" />E la Giornata mondiale della gioventù torna in  America latina. Dopo la prima celebrata a Roma nel 1986, l’anno seguente  Giovanni Paolo II volò a Buenos Aires per quello che sarebbe divenuto  un appuntamento fisso del suo pontificato.</b> E non solo.  Quest’anno, per il Brasile, tocca a un Papa venuto da quel continente  rinvigorire la fede, ridare la speranza, spingere i giovani alla  missione, come recita il tema dell’incontro pensato già da Benedetto  XVI. Un’eredità che papa Bergoglio ha accolto con favore allungando i  giorni di permanenza e chiedendo di visitare anche favelas, ospedali,  carceri. <br /> Accanto a lui ci saranno tutti i cardinali brasiliani, la presidenza  della Conferenza episcopale e i vescovi della regione, già invitati a  pranzo per il 27 luglio, subito dopo l’incontro con la classe dirigente  del Brasile, e con lui anche il 24, ad Aparecida, nel santuario dove il  Papa venererà la Madonnina nera tanto cara ai brasiliani. <b>Intanto,  dall’arcivescovo di Rio monsignor Orani Tempesta, il Papa ha ricevuto  il kit del pellegrino, compreso il Cd con le canzoni della Gmg e la  copertina raffigurante proprio Francesco.</b> È tutto pronto per  l’incontro che porterà in Brasile, dal 23 al 28 luglio oltre due milioni  di giovani da tutto il mondo.Il crocifisso, la Madonna, l’ospedale.Le  spiagge di Copacabana. Le favelas. Il Cristo Redentore che, dall’alto  del Corcovado, apre le braccia all’umanità. Gli italiani che si  preparano a partire per Rio sanno già quale sarà il programma. E sono  pronti a incontrare i loro coetanei brasiliani, il 24 luglio, tra i  malati dell’Ospedale São Francisco de Assis na Providência. In segno di  condivisione e amicizia regaleranno loro, alla presenza del Papa, un  crocifisso che riproduce quello di San Damiano, ad Assisi, e una  statuetta della Madonna di Loreto. Entrambi i doni benedetti da papa  Francesco che, della Gmg, si è fatto subito partecipe.Nelle udienze in  piazza San Pietro, nei discorsi del<i> Regina coeli </i>prima e  dell’Angelus poi, non ha mancato di invitare i giovani a seguire Cristo e  ad annunciarlo al mondo. Sulla scia di Benedetto XVI, che aveva scelto  il tema della Giornata: «Andate e fate discepoli tutti i popoli». <br /> <b>Tra festa, preghiera e impegno sociale, le giornate saranno  scandite dalle catechesi previste per i giovani nelle diverse lingue. </b>Il  23, don Orani celebrerà la Messa di apertura e il 25 luglio sul  lungomare di Copacabana è prevista la festa di accoglienza dei giovani  con il saluto e il discorso di papa Francesco. La consueta veglia è in  programma il 27 sera nel Campus Fidei a Guaratiba. E dopo la notte  passata in preghiera, alle 10 del 28 è attesa la Messa celebrata dal  Papa per tutti i giovani.Nel corso della sua permanenza a Rio, tra i  tanti appuntamenti del Papa è prevista anche la benedizione delle  bandiere olimpiche che sventoleranno in Brasile nel 2016. Intanto, però,  il prossimo anno, il Paese ospiterà i Mondiali di calcio. L’esplosione  di gioventù è appena cominciata.<br /> <br /></p>
<p style="text-align: right; "><i>Annachiara Valle</i></p>
<p style="text-align: right; "> </p>
<h3 style="text-align: center; ">4. L'inno ufficiale della Gmg 2013</h3>
<p> </p>
<p>Ascolta l'inno ufficiale della GMG <a class="external-link" href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=kHNO2KBONWo">cliccando qui</a></p>
<p> </p>
<h3 style="text-align: center; ">5. La voglia di esserci, da Nord a Sud gli incontri in Italia</h3>
<p> </p>
<p style="text-align: justify; "><b><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/giovaniitalianigmg_2974619.jpg" style="float: left; " title="" height="132" width="198" alt="" class="image-inline" />Italia batte Brasile tre a uno</b>. In attesa dei mondiali  di calcio, che si terranno nel Paese carioca tra un anno, la Giornata  mondiale della gioventù, in programma a Rio de Janeiro dal 22 al 28  luglio, si colora d’azzurro. <br /> <b>I giovani italiani che voleranno a Rio per l’incontro con papa  Francesco saranno circa 7 mila. Molti di più, invece, 20 mila secondo le  previsioni, quasi tre volte tanto quindi, quelli che resteranno in  Italia ma vivranno ugualmente la Gmg in collegamento diretto con la  città brasiliana</b>. <br /> Da Nord a Sud, infatti, molte diocesi si stanno organizzando con veglie  di preghiera, testimonianze e momenti di festa per vivere in  contemporanea i due appuntamenti clou dell'incontro: <b>la veglia di preghiera del sabato sera</b>, quando a Rio saranno le 19,30 e in Italia sarà passata da poco la mezzanotte, e la <b>Messa conclusiva presieduta da papa Francesco alle 10</b> (le 15 qui da noi) sulla spianata del <b>Campus Fidei di Guaratiba</b>.  <br /> Come è successo per le altre Gmg che si sono svolte fuori dall’Europa,  da Toronto nel 2002 a Sidney nel 2008, non c’è fuso orario che tenga.  L’emozione, infatti, sta proprio nel sintonizzarsi in tempo reale con  Rio.  <br /> I giovani della <b>Lombardia</b> si ritroveranno presso il Santuario mariano di <b>Caravaggio</b> (Bergamo) per una veglia (<a href="http://www.odielle.it/">www.odielle.it</a>) che culminerà con la preghiera guidata dal vescovo di Bergamo <b>Francesco Beschi</b>, delegato della Conferenza episcopale lombarda per la pastorale giovanile. <br /> «Ci saranno due momenti forti», spiega don Samuele Marelli, che coordina  l'organizzazione, «uno comunitario, quando seguiremo in diretta la  veglia del Papa a Rio, e l'altro più intimo con la preghiera personale,  l'adorazione eucaristica e la possibilità di confessarsi». <br /> Domenica 28 l'arcivescovo di Milano, <b>il cardinale Angelo Scola</b>, celebrerà la messa conclusiva.   <br /> Appuntamento in riva al mare, invece, per i giovani del <b>Veneto</b> che daranno vita a <b>"Io, Te e Rio"</b> (<a href="http://www.gmgveneto2013.it">www.gmgveneto2013.it</a> ), una due giorni di spiritualità e fede ma anche laboratori creativi  all'insegna dei colori e della gioia dello stare insieme. «Abbiamo  scelto il luogo della movida giovanile di <b>Chioggia</b> per  sperimentare, in perfetto stile Gmg, la mescolanza dei colori e  l'incontro tra le diverse esperienze di fede», afferma il referente <b>don Renato Mazzuia</b>. Previste circa 3 mila persone, soprattutto adolescenti dai 16 ai 18 anni. <br /> «Le catechesi di sabato mattina avranno come tema le vocazioni»,  continua, «mentre la conclusione è affidata alla messa solenne celebrata  all'alba di domenica dal Patriarca di Venezia, mons. Francesco  Moraglia».  <br /> All’evento di Chioggia si uniranno anche i giovani friulani che dal 22  al 26 luglio vivranno un pellegrinaggio particolare tra i <b>monti della Carnia</b>,  percorrendo a piedi alcune tappe del Cammino delle Pievi, da Gorto a  Ravascletto fino ad Arta Terme. Ad organizzare è la Pastorale giovanile  di <b>Udine </b>(<a href="http://www.pgudine.it/">http://www.pgudine.it/giovani/gmg-friulana-2013</a>). <br /> Sabato 27 luglio la diocesi si sposterà a Chioggia per vivere la due  giorni finale assieme ai giovani di tutto il Triveneto.   <br /> In <b>Piemonte</b> invece non ci sarà un incontro regionale ma  quasi tutte le diocesi hanno organizzato veglie di preghiera e momenti  di riflessione. I giovani di <b>Asti</b> hanno scelto il parco del castello di Costigliole, quelli di <b>Alba</b> il santuario dell'Assunta a Grottasecca, nel cuneese. Il clou sarà al <b>Santuario di Oropa </b>(Biella)  dove l'attesa della veglia di preghiera in diretta con Rio sarà  scandita, la sera del 27, dallo spettacolo dell'Anno Domini  Multifestival (<a href="http://www.santuariodioropa.it/">www.santuariodioropa.it</a>) a cui parteciperanno artisti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/giovani_2_2974628.jpg" style="float: right; " title="" height="144" width="216" alt="" class="image-inline" />Portare Rio a Firenze è l’obiettivo dei giovani della <b>Toscana</b> che si ritrovano tre giorni nel capoluogo per una Gmg “<b>...con bRio</b>”. (<a href="http://cdpgfirenze.wordpress.com/">www.cdpgfirenze.wordpress.com</a>). <br /> Venerdì 26 alle 18.30 verrà celebrata la Via Crucis a <b>Monte alle Croci</b> prima della riflessione serale a <b>San Miniato al Monte</b>. Sabato si entra nel vivo con le catechesi e la visita ai luoghi di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi in mattinata. <br /> Nel pomeriggio, dalle 16 in poi spazio alle Fontane di luce (adorazione  eucaristica, confessioni, testimonianze, mostra vocazionale) in  Seminario. Alle 18.30 si parte a piedi per <b>Bagno a Ripoli</b> dove dalle 20 inizia la lunga notte: <b><i>Italia chiama Rio de Janeiro</i></b> con i giovani del Rinnovamento dello Spirito ad animare la serata in  attesa della grande veglia brasiliana con papa Francesco. Domenica,  infine, la Messa conclusiva.   <br /> Per i giovani dell’<b>Umbria</b> la Gmg cade durante le celebrazioni per il 750° anniversario del Miracolo eucaristico di <b>Bolsena</b>.  Sarà proprio questa città a ospitare l’incontro per quanti non potranno  andare a Rio. Tra le iniziative, momenti di preghiera, spazi di  confronto e il collegamento in diretta con Rio per ascoltare le parole  del Papa.   <br /> Una Gmg diversa sarà quella che vivranno i giovani delle <b>Marche</b> con il <b>Campo missionario regionale</b>,  un'esperienza incentrata sull'importanza non solo di vivere la fede  cristiana ma anche di annunciarla in linea con il tema della Gmg scelto  da Benedetto XVI: "Andate e fate discepoli tutti i popoli!". «Il campo»,  sottolinea <b>mons. Giancarlo Vecerric</b>a, vescovo di  Fabriano e delegato per la Pastorale giovanile, «vuole far prendere  coscienza alla chiesa marchigiana che siamo tutti missionari,  annunciatori e testimoni del Vangelo».</p>
<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/maratea_2974637.jpg" style="float: left; " title="" class="image-inline" alt="" />Con le braccia protese ad abbracciare il mondo, il Cristo Redentore, che si eleva sopra la baia di <b>Maratea</b>, in <b>Basilicata</b>,  richiama la statua che dal Corcovado domina Rio de Janeiro. Sarà  proprio all'ombra di questo "abbraccio", scenograficamente molto  suggestivo, che i giovani lucani (e non solo loro)vivranno l'incontro  mondiale della gioventù, in una sorta di Gmg "nazionale" visto che qui  arriveranno ragazzi anche da altre regioni (<a href="http://giovanibasilicata.wordpress.com/">www.giovanibasilicata.wordpress.com</a>). <br /> Sarà un weekend molto intenso che inizierà, al tramonto di sabato 27,  con il pellegrinaggio a piedi verso la statua del Redentore prima del  concerto e il collegamento, dopo mezzanotte, con Rio per seguire in  diretta la veglia con papa Francesco. <br /> Una maratona che continuerà tutta la notte con catechesi, momenti di testimonianza e l'adorazione eucaristica. <b><br /> «Saranno più di tremila i partecipanti», spiega </b>Vincenzo  Giammarino, segretario regionale della Pastorale giovanile, «oltre ai  giovani della Basilicata abbiamo avuto adesioni da Calabria, Puglia e  anche dalla Liguria. Evidentemente la bellezza di Maratea e la presenza  della statua del Cristo Redentore evocano suggestioni molto brasiliane».   A introdurre la veglia di Rio sarà a mezzanotte la testimonianza di  padre Pietro Pierobon, ex assistente nazionale del Movimento giovanile  missionario.   <br /> <b>Salerno</b>, invece, si prepara ad accogliere i giovani di tutta la Campania per la <b>Grg, la giornata regionale della Gioventù</b> (<a href="http://www.salerno2013.it/2013/">www.salerno2013.it/2013</a>)  che prevede un ricco di programma.  Si comincia venerdì 26 con il  pellegrinaggio notturno sulla tomba di San Matteo in Duomo e la  catechesi sul Credo fino alla veglia del 27 e alla celebrazione  eucaristica conclusiva di domenica alle 10 in Duomo.  <br /> L’intera città si mobilita per un evento che oltre alla preghiera e  all’ascolto delle parole del Papa, vuole riflettere sull’impegno sociale  e civile dei giovani cattolici. <br /> Sabato, infatti, è previsto un tour nei luoghi simbolo della città, da  Castell Arechi alla chiesa di S. Giorgio fino alla Scuola medica in  Piazza Abate Conforti per riflettere sulla cittadinanza attiva, sulla  politica e sull’impegno sociale e poi una serie di workshop su diverse  tematiche: la dimensione missionaria della fede, l’affettività, la  Parola di Dio, l’orientamento vocazionale. <br /> Per tre giorni ci sarà l’adorazione eucaristica nella chiesa di Santa  Lucia e la Parola di Dio nella tenda sul Lungomare mentre numerosi  sacerdoti sono disponibili a confessare.        <br /> "<b>Ri-svegliare l'aurora</b>" è il filo conduttore della grande serata di festa e preghiera (<a href="http://www.pgmessina.it">www.pgmessina.it</a>) organizzata dall'ufficio di Pastorale giovanile dell'<b>arcidiocesi di Messin</b>a in programma in riva al mare a <b>Calderà</b>, il lido di Barcellona Pozzo di Gotto dove sono attesi almeno cinquemila ragazzi. <br /> «Sarà una notte bianca della fede», spiega don Dario Mostaccio,  responsabile regionale della Pastorale giovanile, «il titolo scelto non è  casuale. Nel 2008, in concomitanza con la Gmg di Sidney, migliaia di  giovani si diedero appuntamento al porto di Messina per una veglia di  preghiera che durò tutta la notte e fu molto coinvolgente. Quest'anno  vogliamo appunto "ri-svegliare" l'aurora tutti insieme bissando  quell’evento straordinario di ». <br /> Dopo la veglia in collegamento con Rio, la messa conclusiva all’alba.   <br /> <br /></p>
<p style="text-align: right; "><i>Antonio Sanfrancesco</i></p>
<p style="text-align: right; "> </p>
<h3 style="text-align: center; ">6. L'incontro dei "reduci" di Denver '93</h3>
<p> </p>
<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/denver93_2974745.jpg" style="float: left; " title="" height="171" width="229" alt="" class="image-inline" />Si sono incontrati il 27 e 28 aprile scorsi in una villetta immersa nel verde dei monti Lepini, nei pressi di <b>Latina</b>, per raccontare cosa era cambiato nella loro vita a partire da quella prima Gmg, vissuta vent'anni fa. <br /> Si tratta di un gruppo di 21 giovani italiani, uno per ciascuna regione, che nel 1<b>993 avevano fatto parte di un pellegrinaggio che anticipava la Giornata mondiale della gioventù di Denver</b>, la principale città del Colorado, negli Stati Uniti.  <br /> «Quel viaggio negli Usa è stato un evento straordinario», spiega <b>Dino Albrizio</b> di Napoli, «che ci ha provocati a diventare pellegrini nel cuore della  città postmoderna, Denver per l'appunto. Il compito di noi giovani del  cosiddetto "pellegrinaggio previo" è stato quello di aprire il cammino  agli italiani che avrebbero partecipato alla Gmg in agosto, cercando di  tenere come guida di ogni nostra esperienza la frase del vangelo di  Giovanni consegnataci da papa Wojtyla. All'interno della sede dell'Onu o  nelle viscere del monte Cheyenne, in Colorado, dal quale si controllano  gli attacchi aerei e sottomarini agli Usa dovevamo essere in grado di  testimoniare una fede credibile».  <br /> «Le Giornate mondiali della gioventù», gli fa eco <b>Loris Calabresi</b> di Latina, organizzatrice del raduno a vent'anni dalla Gmg di Denver,  «sono un dono dello Spirito che spesso ti cambia la vita. Io ho avuto la  fortuna di partecipare al forum dei giovani che ha preceduto la  Giornata mondiale di Manila del '95, una tre giorni di incontri tra  giovani di tutto il mondo. Di quell'evento ricordo soprattutto i colori  dei vestiti che accompagnavano le sfumature dell'anima: condividere la  fede con chi vive dall'altra parte del globo è un'esperienza che  rafforza e stimola anche il proprio cammino personale».  <br /> Una dimensione mondiale e una condivisione che oggi sono potenziate dai nuovi mezzi di comunicazione e dai social network. <br /> Se a Denver per trasmettere gli articoli ai quotidiani in Italia era  necessaria una complessa procedura che accoppiava uno speciale  dispositivo alla cornetta telefonica, oggi è possibile inviare i propri  testi direttamente dal tablet o dal cellulare. <br /> I profili dei 4500 giornalisti accreditati all'ultima Gmg di Madrid  rivelano che mescolati ai professionisti dei media tradizionali ci sono  anche blogger, social media manager, giovani che gestiscono pagine web e  con attrezzature leggere e poco costose riescono a condividere con i  loro coetanei, quasi in tempo reale, emozioni e sfumature dell'incontro  mondiale che mette al centro la fede. <br /> Alla Giornata mondiale di Rio de Janeiro parteciperanno anche alcuni  giovani italiani figli di coppie che si sono conosciute in occasione  della Gmg di Czestochowa. Dalla cabina del telefono a monete ai messaggi  inviati ai genitori attraverso Whatsapp o Twitter: il mondo è  profondamente cambiato ma l'appeal di questi grandi eventi che diventano  percorsi di fede sembra avvertire nessuna stanchezza.</p>
<p style="text-align: right; "><i>don Marco Sanavio</i></p>
<p style="text-align: right; "> </p>
<h3 style="text-align: center; ">7. Nelle favelas, con l'Unicef, contro le stragi silenziose</h3>
<p> </p>
<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/rio064_2974448.jpg" style="float: left; " title="" height="163" width="206" alt="" class="image-inline" />Samba, sole, mare, spiagge, Ipanema, Copacabana, il calcio, il Pan di  zucchero, tutto questo è il “fiume di gennaio”, Rio de Janeiro. Tutto?  No, solo una parte. <b>Poi c’è l’altra Rio, che si cerca di non  guardare mai, ma che esiste. È la Rio delle baraccopoli, delle  favelas,che l’Unicef (www.unicef.it) non vuole chiamare così, ma  definisce “comunità”, perché è lì, nelle comunità, che il Fondo delle  Nazioni unite per l’infanzia svolge un’intensa attività per riscattare  la vita di centinaia di migliaia di bambini e adolescenti,</b> coinvolgendo il più possibile vari protagonisti sociali. <br /> <b>Le favelas, le comunità di Rio, sono 64 </b>e quella di  Maré ne è un esempio. Qui vivono circa 200 mila persone. Il 50 per cento  dei ragazzi non va a scuola, letteralmente, perché l’istituto  scolastico è uno soltanto. E c’è anche, lusso apparente, un ospedale,ma  accoglie solo persone in fin di vita. C’è una sola stazione di polizia,  ma è corrotta, dicono tutti. Lo scorso anno,in media, alla fine di ogni  settimana si contavano otto morti per guerre tra fazioni. Molti potenti  considerano le persone di Maré “spazzatura”.</p>
<p style="text-align: justify; "><b><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/unicef_nuovo_logo_cyan_2974457.jpg" style="float: right; " title="" height="37" width="155" alt="" class="image-inline" />Ma l’Unicef, in questa come nelle altre comunità della città, oltre alle classiche campagne di vaccinazione, di lotta alla malnutrizione e all’analfabetismo, opera col “Progetto piattaforma dei centri urbani”, in collaborazione coi governi locali e una Ong.</b> <br /> Scopo del progetto è la partecipazione diretta dei minorenni in politiche che tutelino i loro diritti,e la creazione di una sinergia tra governi locali, società civile e privati.Le proposte dei ragazzi su ambiente,educazione, salute, sicurezza, trasporti,sono state presentate ai candidati per le elezioni comunali. Così sono nati i <i>citadelos</i>, spazi d’incontro su cosa manca in città, su come si può lavorare con le reti giovanili, su cosa migliorare nella regione, ed è stata realizzata una guida, Come fondare un <i>citadelo</i>, distribuita nella comunità. <br /> Il rapporto del 2012 dell’Unicef – <b><i>Figli delle città, la condizione dell’infanzia nel mondo</i></b> – descrive la realtà brasiliana come una di quelle da continuare a tenere sotto stretta sorveglianza. <b>San Paolo è la terza città più popolosa del mondo, con 20 milioni di abitanti. Rio, 12 milioni di abitanti in tutto, è la 14ª. </b><br /> «Oggi il 50 per cento della popolazione mondiale vive in aree urbane ed entro la metà di questo secolo arriverà a oltre due terzi. Seguiamo con attenzione i bambini e i ragazzi che vivono negli ambienti urbani del mondo; sono più di un miliardo e il loro numero continua ad aumentare», assicura il presidente di Unicef Italia <b>Giacomo Guerrera.</b> <br /> Per capire quanto sia fragile la vita in Brasile, il rapporto sottolinea, ad esempio, un dato del 2003: «Per ogni grado d’aumento di temperatura oltre i 20° si è verificato un aumento pari al 2,6 per cento della mortalità trai bambini sotto i 15 anni. I disastri colpiscono soprattutto i residenti urbani, più svantaggiati proprio per il degrado in cui sono costretti a vivere». <br /> <b>Il Brasile ha fatto passi da gigante, ma non basta. Ecco perché l’Unicef cerca la collaborazione fattiva delle autorità locali e delle Ong. </b>Il sindaco di Sobral, 188 mila abitanti di cui più di un terzo sotto i 19 anni, nel Nordovest, collabora con l’Unicef e afferma: «Sono le storie individuali a dirci che stiamo aiutando gli adolescenti a prendere decisioni a vantaggio delle loro comunità. <br /> In un incontro per valutare l’impatto del progetto Unicef, un ragazzo disse che molti suoi amici si erano persi tra droga e criminalità. Lui aveva trovatole motivazioni per farcela. A 16 anni è entrato nel programma di formazione professionale del laboratorio scolastico. Ora, dieci anni dopo, è docente di restauro storico». <b><br /> <br /> </b></p>
<p style="text-align: right; "><i>Manuel Gandin</i></p>
<p style="text-align: right; "><i>Dossier a cura di Alberto Chiara e Antonio Sanfrancesco</i></p>
<p style="text-align: left; ">© <a class="external-link" href="http://www.famigliacristiana.it/chiesa/dossier/dossier/gmg-rio-stiamo-arrivando.aspx">Famiglia Cristiana</a>, 13 giugno 2013<i> </i></p>
<p style="text-align: left; ">Foto:<i> Riccardo Venturi/Contrasto; Dal Pozzolo; Gabriele Basilico<br /></i></p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Ufficio Giovani</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Francesco I</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>GMG</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Spiritualità</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Giornata Mondiale della Gioventù</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Giovani</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-13T20:44:21Z</dc:date>
    <dc:type>Pagina</dc:type>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/negli-oratori-il-meglio-di-noi">
    <title>Negli oratori il meglio di noi</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/negli-oratori-il-meglio-di-noi</link>
    <description> Migliaia di oratori in tutta Italia stanno accogliendo con il sorriso di un sacerdote, di una suora, della schiera di giovani e giovanissimi volontari l’ondata di bambini e ragazzi che, concluso l’anno scolastico, vedono spalancarsi di colpo la piena disponibilità del tempo liberato dalle incombenze di lezioni e studio</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/360pxOratorio_calcio.jpg" style="float: left; " title="" height="152" width="227" alt="" class="image-inline" />In  tempi di inquietudine che non si lenisce, la merce più rara pare  divenuta la sicurezza di poter contare senza alcun dubbio su qualcuno, o  qualcosa, di camminare sopra un pavimento che permetta di muovere passi  fiduciosi senza fermarsi a ogni metro temendo di scivolare nelle sabbie  mobili. Prendete una famiglia: la scuola è appena finita quasi ovunque,  e con le vacanze dei figli si apre il periodo delle acrobazie per  evitare di abbandonarli in balìa del vuoto e della noia. Serve non un  recinto qualunque, ma gente con attitudine di padre e di madre cui  affidare i propri ragazzi. Non ci fossero le parrocchie, un gran numero  di genitori occupati per buona parte della giornata dal proprio lavoro e  dalla casa non saprebbero letteralmente come cavarsela. <br /><br />Ecco,  appunto, la certezza che mai viene meno anche quando tutto sembra farsi  fragile: le parrocchie. Migliaia di oratori in tutta Italia stanno  accogliendo con il sorriso di un sacerdote, di una suora, della schiera  di giovani e giovanissimi volontari l’ondata di bambini e ragazzi che,  concluso l’anno scolastico, vedono spalancarsi di colpo la piena  disponibilità del tempo liberato dalle incombenze di lezioni e studio.  Una vertigine improvvisa che potrebbe farli sentire persi nel nulla se  non trovassero chi li prende con sé per giornate assai diverse da nove  mesi di routine scolastica. Il testimone educativo che passa in questi  giorni dalla scuola agli oratori è il segno di un’alleanza di fatto per  il bene di tutti che, a ben vedere, è un lievito irrinunciabile  all’opera dentro la società, un modello di collaborazione basato su uno  stile di sussidiarietà pienamente funzionante.<br /><br />Le comunità  cristiane fanno ricorso a ogni energia – e spesso attingono anzi a  un’impensabile serbatoio di riserva – per farsi carico di chiunque  chieda di essere accolto, senza erigere alcuna "dogana", col cuore di  chi ha nel sangue l’impronta del Signore che chiama accanto a sé i  bambini festanti – il primo oratorio della storia –, persino indicandoli  come esempio della semplicità necessaria a cogliere oltre ciò che  appare. In campetti ritagliati a fatica dentro grovigli urbani, o negli  spazi aperti accanto a chiese di campagna, le parrocchie si mettono al  passo dei più piccoli con la generosità disinteressata dell’amore  evangelico. Un’intera civiltà custodita dentro quei pochi metri quadri. <br /><br />Che  altro c’è da fare, oggi, se non servire il prossimo dove e come chiede  di essere preso per mano? Gli oratori insegnano, e ricordano come si fa.  Quell’accoglienza lieta per giornate intere di gioco, di riflessione,  di preghiera per chi ci sta, sono il segno di una disponibilità  indiscussa che moltiplica il suo valore umano e morale proprio quando la  vita chiede un dazio spesso difficile da onorare.<br /><br />Il riproporsi  ogni anno, fedelmente, della proposta oratoriana pare un’ovvietà: e  invece in un tempo di porte prese in faccia da troppi italiani  maltrattati dalla crisi è proprio quella porta spalancata una volta  ancora accanto a quella della chiesa – e con un bel sorriso dietro – a  fare la differenza. <br /><br />Non c’è deficit di reddito, o handicap  fisico, e neppure differenza religiosa che scoraggi gli oratori: anzi,  pare che quanto più l’ambiente attorno si fa complesso e disomogeneo  tanto più si esalta la fantasia, si trovano disponibilità inimmaginate,  si aggiunge una maglietta e un cappellino per dire anche al più  "lontano" che senza di lui non si comincia. <br /><br />Sono queste braccia  comunque spalancate a certificare e confermare tutta un’idea di persona  umana – fratello, sorella, sempre – che è l’innegabile nervatura del  nostro Paese. Gli adolescenti che in oratorio prendono le prime  responsabilità adulte della propria vita diventando consapevoli dei  valori ai quali sono stati cresciuti, mostrano fieri alla società che il  loro destino non può essere un’indefinita area di parcheggio in attesa  di un’occasione per spendere i propri talenti. <br /><br />Servire,  accogliere, ascoltare, capire, decidere, aprirsi a tutti, e tutti  prendere così come sono: l’oratorio d’estate custodisce il tesoro  prezioso nel campo di un’Italia forse mai tanto affannata e che però,  dietro la porta della parrocchia, sa di trovare puntualmente, ogni anno,  il meglio di sé.</p>
<p style="text-align: right; "><i>Francesco Ognibene</i></p>
<p>© <a class="external-link" href="http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/negli-oratori-il-meglio-di-noi.aspx">Avvenire</a>, 13 giugno 2013</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Oratori e tempo libero</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Oratorio</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Tempo libero</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Sport e Tempo Libero</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-13T16:15:01Z</dc:date>
    <dc:type>Pagina</dc:type>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/bagnasco-non-investire-sui-giovani-e-una-calamita">
    <title>Bagnasco: «Non investire sui giovani è una calamità»</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/bagnasco-non-investire-sui-giovani-e-una-calamita</link>
    <description>Il presidente della Cei è intervenuto a Roma: "La gente aspetta di vedere azzerati gli sprechi e diminuite le disuguaglianze".</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/SF01000000_38055823_180.jpg" style="float: left; " title="" class="image-inline" alt="" />"Per il nostro Paese lo scarso investimento sui giovani in termini di  formazione scolastica e universitaria, oltre che di inserimento nel  mondo lavorativo, assume il carattere di un'autentica calamità, che si  trasforma in dramma esistenziale per molti e spinge altri a emigrare in  cerca di un  inserimento lavorativo". <br /><br />Lo ha detto il presidente  della Cei, il card. Angelo Bagnasco intervenendo al XVII Congresso della  Cisl. "Da parte loro, i giovani - ha aggiunto il porporato - dovranno  mostrare spirito di sacrificio, adattabilità e intraprendenza,  accettando di compiere lavori che non sempre corrispondono in pieno alle  loro aspettative e sapendo essi stessi immaginare nuove modalità e  forme di impiego".<br /><br />"Esistono troppi sprechi che la gente, che  tira per il giorno dopo, aspetta di vedere azzerati" e "lo spettacolo di  eccessive e ingiustificabili disuguaglianze con gli apparati non induce  alla speranza e non sprigiona energie virtuose". È un altro passaggi  dell'intervento del cardinale. Parlando delle riforme necessarie per far  uscire il Paese dalla crisi, ha aggiunto che "la riduzione del carico  fiscale, pur se fondamentale per la ripresa economica, non può essere  risolutiva se prescinde da un ripensamento radicale del ruolo del  pubblico, sia nella dimensione centrale che in quella locale, in modo  che si faccia carico del futuro delle persone e del Paese grazie a una  nuova e ampia progettualità".<br /><br />Un compito "arduo - ha poi  sottolineato - che richiede di mettere da parte una certa sporadicità  degli interventi, che impedisce il convergere delle forze, rendendole di  fatto inefficaci e causando un enorme spreco di denaro e di energie. Si  tratta di attenuare gli effetti di un'eccessiva burocratizzazione, che  toglie forze al processo economico e gli impone una zavorra talora  insopportabile".</p>
<p>© <a class="external-link" href="http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/bagnasco-investire-sui-giovani.aspx">Avvenire</a>, 13 giugno 2013</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Pastorale sociale e del lavoro</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Sociale e lavoro</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Giovani</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Conferenza Episcopale Italiana</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Mondo Sociale</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-13T16:10:42Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/e-se-ad-essere-discriminate-fossero-le-famiglie">
    <title>E se ad essere discriminate fossero le famiglie?</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/e-se-ad-essere-discriminate-fossero-le-famiglie</link>
    <description>Per far sentire la voce delle famiglie sul tema dei diritti delle persone omosessuali a seguito degli interventi di Stefania Prestigiacomo (9 giugno), di Barbara Pollastrini (10 giugno) e di Ivan Scalfarotto (11 giugno), tutti ospitati dal Corriere della sera, il Forum inviato una lettera, a firma del presidente Francesco Belletti, al direttore De Bortoli.
La lettera, che è stata con molta cortesia respinta, diceva:</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/forumfamiglie.jpg" style="float: left; " title="forumfamiglie.jpg" height="140" width="233" alt="forumfamiglie.jpg" class="image-inline" />Gli  interventi pubblicati dal <i>Corriere</i> erano tutti orientati a caldeggiare  l’urgente riparazione di un ipotetico torto, subìto dalle persone omosessuali  per i cosiddetti diritti civili negati. In base a tali illuminati interventi,  l’Italia, in quanto cattolica, impedirebbe l’avanzare della civiltà dominante  del nord Europa, che ha concesso la gioia del matrimonio alle coppie  omosessuali. Quasi che il nostro Paese sia una landa incivile e arretrata perché  gli omosessuali non possono sposarsi. Anche la citazione del card. Martini  appare strumentalizzata, per convertire alla più moderna fede omosessualista  quella “parte reazionaria del popolo cattolico” che non l’ha ancora  abbracciata. Ma sono davvero negati,  questi diritti? E quali? Il diritto ad amarsi? Il diritto a convivere? Il  diritto a non avere i propri redditi assommati nel computo delle imposte? Il  diritto a nessun obbligo giuridico di mantenimento verso alcuno? Sarebbe invece  più serio evidenziare che oggi le coppie omosessuali hanno molti meno obblighi  rispetto alle coppie sposate: possono avere due prime case senza problemi  fiscali, sono trattate con inusuale riguardo da fisco, pubbliche  amministrazioni, aziende, mass media, istituzioni. Anche la richiesta di  estensione di strumenti come la reversibilità delle pensioni o la quota di  “legittima”, in termini di eredità, sono connessi, nelle proposte in discussione  oggi, come nuovi diritti, totalmente scollegati da quei doveri di reciprocità,  di stabilità, di fedeltà, di assistenza e cura, che la famiglia invece esige. Il  progetto di legge Galan per le “unioni omoaffettive”, per esempio, chiede tutto  ciò, ma consente di sciogliere tale unione dopo soli tre mesi di separazione.  Bell’impegno, per chi poi pretende reversibilità permanente della  pensione! Stupisce che questi  “paladini” dei cosiddetti diritti civili siano gli stessi che rimangono  drammaticamente e costantemente silenziosi di fronte all’urgenza di dare  finalmente una mano alle famiglie che ogni giorno costruiscono l’Italia, curano  i propri figli, li preparano ad essere cittadini di domani, assistono i propri  anziani e disabili, garantiscono la coesione sociale, subiscono sistematicamente  un fisco che penalizza i carichi familiari, mentre sono abbandonate nei loro  bisogni, senza nulla in cambio che una quotidiana diffamazione, perché la  famiglia pare solo il luogo della violenza.  È invece evidente a tutti che  l’Italia ha retto alla crisi soprattutto grazie alle famiglie, che hanno saputo  gestire di generazione in generazione i propri risparmi a beneficio dei figli e  dei nipoti, sostenere i propri giovani disoccupati, accudire i propri figli  disabili e genitori anziani. Altro che Italia arretrata, reazionaria, etc.,  Proprio sulla centralità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna  si fonda questa meravigliosa rete di solidarietà che tiene insieme il  Paese. Come opportunamente  ricordava Francesco D’Agostino (<i>Avvenire</i>, 8 giugno) “il matrimonio non  esiste per garantire la sensibilità dei coniugi, ma per consentire la  costruzione di comunità familiari, alle quali la società (per mezzo dello Stato)  affida i progetti intergenerazionali di convivenza”. Custodire i diritti  individuali delle persone si può e si deve, con gli strumenti giuridici  necessari. Attaccare la famiglia eterosessuale e genitoriale per questo è invece  pessima scelta, che i movimenti di persone omosessuali per primi dovrebbero  riconoscere come perdente. E anche il prezioso tema della lotta all’omofobia e a  ogni discriminazione non deve essere brandito come un’arma per gli interessi di  pochi, ma diventare terreno di confronto e di condivisione per il bene di  tutti.</p>
<p align="center"> </p>
<p style="text-align: right; "><i>Daniele Nardi </i></p>
<p style="text-align: right; "><i>Capo  ufficio stampa</i></p>
<p style="text-align: right; "><i>Forum  delle associazioni familiari</i></p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Forum Associazioni Familiari</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Ufficio Famiglia</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Famiglia</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-13T13:02:52Z</dc:date>
    <dc:type>Pagina</dc:type>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-papa-per-l-anno-della-fede-enciclica-a-quattro-mani">
    <title>Il Papa: per l'Anno della fede «enciclica a quattro mani»</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-papa-per-l-anno-della-fede-enciclica-a-quattro-mani</link>
    <description>"Adesso deve uscire un'enciclica a quattro mani" che "aveva cominciato papa Benedetto XVI. Lui me l'ha consegnata, è un documento forte. Il grande lavoro lo ha fatto lui". Lo ha detto papa Francesco ricevendo in udienza, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: center; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/MDF84028_3_38050183.jpg" alt="" class="image-inline" title="" /></p>
<p style="text-align: justify; ">"Adesso deve uscire un'enciclica a quattro mani" che "aveva cominciato<b> </b>papa<b> </b><b>Benedetto XVI</b>.  Lui me l'ha consegnata, è un documento forte. Il grande lavoro lo ha  fatto lui". Lo ha detto papa Francesco ricevendo in udienza, nella Sala  del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, i membri del XIII  Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi,  riuniti in Assemblea sul tema: "La nuova evangelizzazione per la  trasmissione della fede".<br /><br />In pratica, il Pontefice ha fatto  riferimento all'Enciclica sulla fede che il Papa emerito stava scrivendo  prima di rinunciare al soglio.<br /><br />"Ho pensato che l'Anno della Fede  - ha spiegato papa Francesco - avrà fine senza un bel documento che  potrà aiutarci. Ho pensato a questo: un'esortazione  sull'evangelizzazione. Si può prendere tutto dal Sinodo ma in una  cornice più larga. Mi è piaciuta l'idea e andrò su quella strada. Ho  scritto qualcosa, ad agosto starò più tranquillo e da casa potrò fare  qualcosa ed andare più avanti".<br /><br /><b>Ai vescovi: «Si rende necessario un rinnovato annuncio del Vangelo»<br /></b>"Viviamo  un'antropologia nuova: la laicità è diventata laicismo,  secolarizzazione. Questo è un grave problema". Lo ha evidenziato il Papa  nel corso dell'udienza ai membri del XIII Consiglio ordinario della  Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. "Sul piano dell'incontro con  Dio - ha evidenziato Bergoglio -viviamo un'epoca gnostica". Il monito  del Papa è stato rivolto anche a quelle "pratiche della medicina umana  che vanno contro l'ecologia umana, contro il creato".<br /><br />"L'espressione  'nuova evangelizzazione' - ha detto papa Francesco - mette in luce la  consapevolezza sempre più chiara che anche nei Paesi di antica  tradizione cristiana si rende necessario un rinnovato annuncio del  Vangelo, per ricondurre ad un incontro con Cristo che trasformi  veramente la vita e non sia superficiale, segnato dalla routine. E  questo ha conseguenze nell'azione pastorale".</p>
<p style="text-align: justify; ">Il Pontefice ha sottolineato inoltre che "la trasmissione della fede  cristiana è lo scopo della nuova evangelizzazione e dell'intera opera  evangelizzatrice della Chiesa, che esiste proprio per questo". Come  osservava Paolo VI, ha proseguito il Papa "le condizioni della società  ci obbligano a rivedere i metodi, a cercare con ogni mezzo di studiare  come portare all'uomo moderno il messaggio cristiano, nel quale  soltanto, egli può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza  per il suo impegno di solidarietà umana".</p>
<p>© <a class="external-link" href="http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-enciclica-a-quattro-mani.aspx">Avvenire</a>, 13 giugno 2013</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
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      <dc:subject>Benedetto XVI</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Anno della Fede</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Francesco I</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-13T12:19:17Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-papa-la-chiesa-non-e-un-elite">
    <title>Il Papa: «La Chiesa non è un élite»</title>
    <link>http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/il-papa-la-chiesa-non-e-un-elite</link>
    <description>«Gesù non ha detto agli apostoli di formare un gruppo esclusivo», ha detto Francesco nell'udienza generale, «così c'è il rischio di andare dietro e del progressismo adolescente»</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: center; "><img src="http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/papa_12giugnotesto_2974592.jpg" title="" height="214" width="312" alt="" class="image-inline" /></p>
<p style="text-align: justify; ">La Chiesa non è un «élite», né tantomeno un «gruppo  esclusivo» e tutti sono chiamati a farne parte «senza distinzione», di  qualsiasi origine siano. Lo ha detto il Papa durante l’udienza generale  di mercoledì in Piazza San Pietro. <br /> Poi ha aggiunto per spiegare il concetto: «Dio non appartiene in modo  proprio ad alcun popolo perché è lui che ci chiama e ci invita a fare  parte del suo popolo e questo invito è rivolto a tutti, senza  distinzioni, perché la misericordia di Dio vuole la salvezza di tutti».<br /> <br /> <b>Papa Francesco</b> ha sottolineato che «<b>Gesù non dice agli apostoli di formare un gruppo esclusivo, un gruppo di élite</b>».  Quindi si è rivolto a chi sente lontano dalla Chiesa, a «chi è timoroso  e indifferente, a chi pensa di non poter più cambiare, dicendo che il  Signore chiama anche te a far parte del suo popolo e lo fa con grande  rispetto e amore». <br /> <br /> Un altro argomento affrontato da Bergoglio nell’udienza generale è stato  il lavoro minorile, perché oggi si celebra in tutto il mondo la <b>Giornata mondiale contro il lavoro minorile</b>. Il Papa lo ha definito «un deprecabile fenomeno in costante aumento, specialmente nei Paesi poveri» e ha aggiunto: «S<b>ono  milioni i minori, per lo più bambine, vittime di questa forma nascosta  di sfruttamento che comporta spesso anche abusi, maltrattamenti e  discriminazioni</b>. È questa una vera schiavitù!». <br /> <br /> Papa Francesco ha auspicato che «la Comunità internazionale possa  avviare provvedimenti ancora più efficaci per affrontare questa  autentica piaga. Tutti i bambini devono poter giocare, studiare, pregare  e crescere, nelle proprie famiglie, in un contesto armonico, di amore e  di serenità. È un loro diritto e un nostro dovere. Una fanciullezza  serena permette ai bambini di guardare con fiducia verso la vita e il  domani. Guai a chi soffoca in loro lo slancio gioioso della speranza!».   <br /> <br /> Nell’omelia della Messa a Santa Marta, prima dell’udienza, ha parlato dello Spirito Santo: «<b>Non dobbiamo avere paura della libertà che ci dà lo Spirito Santo</b>». Il Papa ha sottolineato che in questo momento la Chiesa deve guardarsi da <b>due tentazioni</b>: quella di «<b>andare indietro</b>» e quella del «<b>progressismo adolescente</b>». <br /> <br /> La prima fa dire «si può fino a qui, non si può di qua» e dunque alla  fine «restiamo qui». Questa, ha sottolineato, «è un po’ la tentazione  della paura della libertà, della paura dello Spirito Santo», per cui «è  meglio andare sul sicuro».  <br /> <br /> Il Papa ha quindi narrato di un superiore generale che, negli anni  Trenta, aveva «raccolto tutte le prescrizioni anticarisma» per i suoi  religiosi, «un lavoro di anni». Quindi, era andato a trovare a Roma un  abate benedettino che, al sentire quanto fatto, gli aveva detto che così  alla fine aveva «ucciso il carisma della sua Congregazione», «aveva  ucciso la libertà» giacché «questo carisma dà i frutti nella libertà e  lui aveva fermato il carisma». <br /> <br /> La seconda tentazione, quella del «progressismo adolescente», ci fa  «uscire dalla strada»: «Come gli adolescenti che vogliono avere tutto  con l’entusiasmo e alla fine? Si scivola… È come quando la strada è col  gelo e la macchina scivola e va fuori strada… È l’altra tentazione in  questo momento! Noi, in questo momento della storia della Chiesa, non  possiamo né andare indietro né andare fuori strada!».<br /> <br /></p>
<p style="text-align: right; "><i>Alberto Bobbio</i></p>
<p>© <a class="external-link" href="http://www.famigliacristiana.it/chiesa/news_1/articolo/il-papa-la-chiesa-non-e-un-elite.aspx">Famiglia Cristiana</a>, 12 giugno 2013</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>don Carlo Cinquepalmi</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Francesco I</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Catechesi</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Discorsi papali</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Udienza papale</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-06-12T13:18:11Z</dc:date>
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