Tu sei qui: Home / Notizie / Nuova Edizione Italiana del Rito delle Esequie

Nuova Edizione Italiana del Rito delle Esequie

Per umanizzare la morte e annunciare la speranza della risurrezione

   Salutiamo con grande favore la II edizione italiana del Rito delle Esequie.

La Conferenza Episcopale Italiana, dopo l’edizione del 1974 (fin’ora in uso) che traduceva l’editio typica del 1969, ha curato questa nuova edizione nella fedeltà al Concilio Ecumenico Vaticano II, ottemperando precisamente al dettato della Sacrosanctum Concilium[1] riguardante le norme per l’adattamento liturgico. Dopo la recognitio della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e la sua approvazione (23.VII.2010), essa è pubblicata come seconda versione italiana dell’editio typica dell’Ordo Exsequiarum[2] ed è da considerarsi tipica per la lingua italiana. Pubblicata e diffusa in queste ultime settimane, è stata presentata ufficialmente a Roma il 2 marzo u.s.. Può essere da subito adoperata nelle nostre comunità e diventerà obbligatoria a partire dal 2 novembre 2012.

     Si attendeva da tempo, colma le esigenze di adattamento che via via si sono evidenziate nella prassi pastorale a partire dall’edizione del 1974, attesta ancora una volta la bontà degli altiora principia della Riforma Liturgica del Concilio Ecumenico Vaticano II, apre più puntualmente all’intelligenza e al discernimento pastorale nella preparazione e nella celebrazione delle esequie cristiane. Una celebrazione che deve essere, anch’essa, nelle variegate circostanze nelle quali oggi si vive l’evento della morte, vera evangelizzazione del nucleo vitale della fede cristiana: la risurrezione di Cristo.

La nuova edizione del Rito delle Esequie giunge in un contesto culturale ed ecclesiale caratterizzato da significativi mutamenti[3] e porta in sé l’esperienza pastorale maturata nei  quasi quarant’anni dalla prima edizione.

La Conferenza Episcopale Italiana porge alle nostre Chiese questa II edizione del Rito delle Esequie dicendo che essa:

-          “offre una più ampia e articolata proposta rituale a partire dal primo incontro con la famiglia, appresa la notizia della morte, fino alla tumulazione del feretro;

-          presenta una traduzione rinnovata dei testi di preghiera riportati nella editio typica, secondo le indicazioni dell’Istruzione Liturgiam authenticam, delle letture bibliche e dei Salmi secondo la nuova versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana;

-          integra i testi delle monizioni e delle preghiere presenti nella prima edizione con  nuove proposte, attente alle diverse situazioni;

-          risponde con apposite indicazioni a nuove situazioni pastorali, in particolare per quanto concerne la questione della cremazione dei corpi;

-          provvede a suggerire nuove melodie per alcune parti della celebrazione”[4].

     Con questo adattamento, senza soluzione di continuità, la Chiesa continua ad attestare il valore dei tempi e dei luoghi della celebrazione in un contesto sociale particolarmente propenso a privatizzare l’esperienza del morire e a occultare i segni della sepoltura e del lutto[5].

D’altra parte, nel nostro mondo, registriamo altresì una sorta di spettacolarizzazione della morte ad opera dei mezzi della comunicazione sociale che, quasi con spietatezza, ci racconta e ci mette sotto gli occhi quotidianamente morti violente per cause naturali o per  patologie umane, per incidenti provocati o per violenze subìte. Si è inoltre consapevoli della molteplicità delle situazioni nelle quali oggi si vive e si muore per via della mobilità diffusa o dell’isolamento degli anziani nelle case di cura e negli ospedali, del tentativo di esorcizzare la morte o di occultarla ai piccoli  - si dice -  perché anche i grandi se ne possano sottrarre. Contesti, condizioni e paure che i Vescovi Italiani giudicano situazioni sociali che rendono ancor più angosciosa l’esperienza della morte, ma che recano con sé anche una profonda domanda di prossimità solidale e aprono a un’autentica ricerca di senso[6].

     Di fronte a tutto ciò la Chiesa è più che mai sollecitata a proporre un cammino di fede, scandito a tappe mediante celebrazioni comunitarie, per aiutare ad affrontare nella fede e nella speranza l’ora del distacco e a riscoprire il senso cristiano del vivere e del morire[7].

Viene, pertanto, ribadita l’esigenza della partecipazione della comunità cristiana, attraverso la presenza del sacerdote e il servizio di ministri che, con particolare sensibilità umana e spirituale e adeguata formazione liturgica, si pongono accanto a chi è stato colpito da un lutto per offrire il conforto della fede o la solidarietà fraterna[8].

E, quasi con disincanto, ancorata all’unica verità che attraversa e rinnova la storia, la Chiesa fa sentire la sua umile voce con le parole e i gesti della ritualità esequiale, riaffermando che la liturgia cristiana dei funerali è celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore[9].

      Così, anche attraverso l’adattamento liturgico del Rito delle Esequie le comunità cristiane si lasciano educare (plasmare) dalla risurrezione di Cristo non soltanto per la vita buona del Vangelo su questa terra, ma anche per divenire capaci, in ciascun discepolo, di morire in Cristo. E, d’altra parte, con la liturgia cristiana delle esequie, la Chiesa annuncia la differenza cristiana di fronte alla morte anche ai non credenti che  vengono coinvolti  nella solidarietà umana del lutto e del dolore.

     A ben leggere, nelle integrazioni e nell’arricchimento che è stato apportato in questa II edizione italiana del Rito delle Esequie c’è una spiccata attenzione all’uomo, alla persona che muore, a coloro che ne sono coinvolti nella parentela e nell’amicizia e, c’è insieme una vigile cura pastorale perché la comunità cristiana non smetta di annunciare la speranza della risurrezione.

La nostra accoglienza a questo libro liturgico, non può dunque esaurirsi, in una sbrigativa  sbirciata alle novità. Esso deve sollecitare una nuova attenzione pastorale al momento più solenne della vita umana: la morte. Anche nel caso in cui la celebrazione esequiale si richiedesse prima o dopo la cremazione del corpo. Le esequie in caso di cremazione hanno i loro schemi nell’appendice del libro, perché evidentemente potrebbero riguardare o le grandi città o i casi di morte all’estero. E anche per sottolineare la preferenza da parte della Chiesa cattolica per la sepoltura dei corpi. Nella nostra regione Puglia e soprattutto nelle nostre Chiese fatte di piccoli centri potrà essere davvero una remota possibilità. Per questi casi il libro liturgico offre diversi programmi rituali appunto nell’Appendice suddivisa in tre capitoli per altrettante modalità celebrative spazio-temporali rispetto alla cremazione del corpo[10].

     Segnalo in particolare le Precisazioni della CEI[11] che nella I edizione risultavano poste in corsivo alla fine delle Premesse generali. In esse vi sono le direttive pastorali e le indicazioni che rimandano a situazioni pastorali particolari[12].

Nella Parte Prima del Rito delle Esequie, precisamente nel I capitolo, è da valorizzare  la ricchezza pastorale proposta per la visita alla famiglia[13] con la particolare attenzione alla chiusura della bara[14]. Altrettante possibilità per una articolata presenza della comunità accanto alla famiglia colpita dal lutto.

Viene inoltre data una migliore organicità alla conclusione della celebrazione esequiale. Sia che tutta la celebrazione si concluda in chiesa, sia che l’ultima raccomandazione e il commiato si svolgano al cimitero, al termine della Celebrazione Eucaristica o della Liturgia della Parola, colui che presiede impartisce la benedizione. Aggiungerà Benediciamo il Signore se non congeda l’assemblea con la quale compirà l’ultima raccomandazione e il commiato al cimitero[15].

Meritano attenzione gli adattamenti testuali (nelle possibilità celebrative e nei momenti particolari) e la varietà di testi per la preghiera e melodie per la celebrazione esequiale[16]. Notevole è inoltre il corredo artistico di questo Rituale con le illustrazioni generali e particolari della Porta della Preghiera di L. Scorzelli, benedetta da Papa Paolo VI il 29.VI.1972 per la Basilica Vaticana.

     Il linguaggio e la ritualità, adattati particolarmente alle nuove situazioni delle persone e della società nelle quali le nostre comunità devono annunciare la morte del Signore finchè Egli venga, attestano la vitalità della liturgia cristiana che deve sempre manifestarsi quale culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la  fonte da cui promana tutta la sua virtù[17].

 

don Antonio Valentino
Segretario della Commissione Regionale di Pastorale Liturgica


[1] CONCILIO VAT.II, Sacrosanctum Concilium, Costituzione sulla sacra liturgia (=SC), 37-39.

[2] RITUALE ROMANO RIFORMATO A NORMA DEI DECRETI DEL CONCILIO VATICANO II E PROMULGATO DA PAPA PAOLO VI,  Rito delle esequie, CEI, LEV 2011, p. 10.

[3] Ibidem,CEI, Presentazione,  2, p. 12.

[4] Ibidem, 3, p. 12.

[5] Ibidem, 4, p. 13.

[6] Ibidem, 2, p. 12.

[7] Ibidem, 2, p. 12.

[8] Ibidem, 5, pp. 13.

[9] Ibidem, Premesse generali, 1, p. 17.

[10] Ibidem, Appendice,165-191, pp. 203-237.

[11] Ibidem, pp. 29.30.

[12] Di rilievo è il n. 2 delle suddette Precisazioni che evidenzia non solo una opportunità ma, in alcune circostanze, una vera e propria urgenza ai nostri giorni: “Possono presentarsi situazioni pastorali nelle quali è opportuno, o addirittura doveroso, tralasciare la celebrazione della Messa e ordinare il rito rito esequiale in forma di Liturgia della Parola. La celebrazione eucaristica rimane esclusa il giovedì santo e in quei giorni che non la prevedono (venerdì e sabato santo)”, p. 29.

[13] Ibidem, 26-29, pp. 35-43.

[14] Ibidem, 42-46, pp. 59-62.

[15] Ibidem, 86-87, p. 108.

[16] Ibidem, Appendice, pp. 247-365.

[17] SC, 10.

Azioni sul documento
Strumenti personali