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«La forza degli affetti soprende gli Oscar»

​Quando i legami donano forza e vita. Arriva finalmente in Italia, a partire dal 7 febbraio distribuito da Satine Film in collaborazione con Bolero Film, ma solo in 30 copie, "Re della terra selvaggia" ("Beasts of Southern Wild" è il titolo originale), il film "caso" dell’anno, candidato alle principali categorie degli Oscar (miglior film, regista, attrice protagonista e sceneggiatura non originale)

Con un budget pari a un milione e 800 mila dollari, il film, diretto dall’esordiente Benh Zeitlin, ha girato tutto il mondo conquistando pubblico, premi e festival principali come il Sundance e Cannes. Emozionante e coinvolgente, Re della terra selvaggia ha per protagonista Hushpuppy, una bambina di sei anni che vive in una baracca tra le paludi all’interno della comunità "Bathtub", ovvero "La grande vasca".

La sua "casetta" dista pochi metri dalla baracca dove vive Wink, il padre: la terra che delimita le due microabitazioni è circondata da maiali, cani e galline. Ricordi e immaginazione rendono viva la figura della moglie e della madre, scappata verso terre lontane. Solo che Wink è malato. E non gli resta altro che rendere la figlia capace di sopravvivere e affrontare la natura che la circonda. «Mi sono ispirato – racconta il giovane regista venuto in Italia a promuovere il film – alla Louisiana del Sud, una terra dove gli uomini devono fare i conti ogni giorno con le catastrofi naturali. Non é un documentario né un film sulla forza distruttrice della natura, ma è una storia dove gli uomini imparano a sviluppare una capacità di resistenza e di adattamento. Vogliono vivere, a differenza della comunità civilizzata, in armonia con la natura, aggrappandosi alla famiglia e agli affetti, senza dipendere dalle cose».

Di cose ne hanno poche e sono disposti pure a rinunciare se questo crea distanza tra di loro. E così Hushpuppy impara a pescare il pesce senza ami, a mangiare aragoste con la forza delle mani, a non piangere anche se suo padre fa il duro e a non elemosinare affetto. «Il mio è un film sulla libertà dove ho provato a cogliere il vero spirito di questa comunità. Ho esagerato nei dettagli, utilizzando, però, solo i classici effetti speciali, per rendere "plateale" la scenografia. Mi sono ispirato all’arca di Noè e la mia protagonista impara, più che a crescere, a vivere come creatura, in armonia con la natura».

Mentre la morte sembra davvero arrivare, Hushpuppy, che «può contare tutte le volte che è stata presa in braccio», imparerà a piangere e a vincere quell’animale forte che «colpisce proprio quando il cuore è debole». Fiaba e realtà si mescolano in questo film che ha come protagonista l’esordiente Quvenzhané Walli, prima attrice candidata all’Oscar a soli sei anni. «Il casting –  spiega il regista – è durato 9 mesi. Non abbiamo avuto dubbi quando abbiamo scoperto Quvenzhané, un talento naturale.

Sul set mi chiedeva di non utilizzare parole come motivazione, che sono senza senso per una bambina. Mi suggeriva: "Per essere arrabbiata penso ai colori. Quanto vuoi che sia arrabbiata in questa scene: giallo, rosso o viola?". Non si monterà la testa perché ha accanto una famiglia molto unita. Quvenzhané pensava, cresciuta lontano da Los Angeles e New York , che gli Oscar fossero una persona più che un premio».

Emanuela Genovese
 
© Avvenire, 23 gennaio 2013
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