Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

«Che colpo al cuore quei senzatetto sdraiati a terra, in un parcheggio»

Francesco a Santa Marta commosso dall’immagine degli homeless di Las Vegas fatti evacuare dal dormitorio a causa del coronavirus: «Sul giornale, oggi, c’è una foto che colpisce il cuore. Chiediamo a Santa Teresa di Calcutta che risvegli in noi il senso della vicinanza a tante persone che nella società, nella vita normale, vivono nascoste ma, come i senzatetto, nel momento della crisi, si evidenziano così»

Alcuni clochard straiati a terra all’interno di un parcheggio [clicca qui per vedere le foto] distanziati l’uno dall’altro nei box delimitati dalle strisce bianche. Accade a Las Vegas, nello stato del Nevada, dove circa 500 senza fissa dimora che fino a quel momento dormivano in una struttura della Catholic Charities, ente benefico tra i più grandi del paese, sono stati costretti a lasciare i propri letti perché è stato riscontrato un caso di positività tra gli homeless. Un’immagine ripresa da tutti i giornali e che fa soffrire il Papa che nella Messa del mattino celebrata a Santa Marta parte proprio da questo: «Questi giorni di dolore e di tristezza evidenziano tanti problemi nascosti. Sul giornale, oggi, c’è una foto che colpisce il cuore: tanti senzatetto di una città sdraiati in un parcheggio, in osservazione … ci sono tanti senzatetto oggi. Chiediamo a Santa Teresa di Calcutta che risvegli in noi il senso della vicinanza a tante persone che nella società, nella vita normale, vivono nascoste ma, come i senzatetto, nel momento della crisi, si evidenziano così». È la seconda volta che il Papa prega per i senzatetto, i più colpiti in questi giorni di pandemia.

Nell’omelia, riportata da Vatican News, Francesco commenta le letture odierne, tratte dal Libro della Genesi (Gn 17, 3-9) e dal Vangelo di Giovanni (Gv 8, 51-59) che hanno al centro la figura di Abramo, l’alleanza con Dio e il nuovo annuncio di Gesù che viene a "rifare" la creazione perdonando i nostri peccati: «Noi siamo cristiani perché siamo eletti, scelti da Dio, e abbiamo ricevuto una promessa di fecondità, a cui dobbiamo rispondere con la fedeltà all'alleanza», dice il Pontefice.

Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza. «Lo abbiamo ripetuto nel Salmo responsoriale», sottolinea Francesco che spiega: «Il Signore non dimentica, non dimentica mai. Sì, dimentica soltanto in un caso, quando perdona i peccati. Dopo aver perdonato perde la memoria, non ricorda i peccati. Negli altri casi Dio non dimentica. La sua fedeltà è memoria. La sua fedeltà con il suo popolo. La sua fedeltà con Abramo è memoria delle promesse che aveva fatto. Dio elesse Abramo per fare una strada. Abramo è un eletto, era un eletto. Dio lo ha eletto. Poi in quella elezione gli ha promesso un’eredità e oggi, nel passo del libro della Genesi, c’è un passo in più. Quanto a te, la mia alleanza è con te. L’alleanza. Un’alleanza che gli fa vedere lontano la sua fecondità: diventerai padre di una moltitudine di nazioni. L’elezione, la promessa e l’alleanza, sono le tre dimensioni della vita di fede, le tre dimensioni della vita cristiana. Ognuno di noi è un eletto, nessuno sceglie di essere cristiano fra tutte le possibilità che il “mercato” religioso gli offre, è un eletto».

«Noi siamo cristiani perché siamo stati eletti»

Noi, prosegue, «siamo cristiani perché siamo stati eletti. In questa elezione c’è una promessa, c’è una promessa di speranza, il segnale è la fecondità: “Abramo sarai padre di una moltitudine di nazioni e … sarai fecondo nella fede. La tua fede fiorirà in opere, in opere buone, in opere di fecondità anche, una fede feconda. Ma tu devi – il terzo passo – osservare l’alleanza con me”. E l’alleanza è fedeltà, essere fedele. Siamo stati eletti, il Signore ci ha dato una promessa, adesso ci chiede un’alleanza. Un’alleanza di fedeltà. Gesù dice che Abramo esultò di gioia pensando, vedendo il suo giorno, il giorno della grande fecondità, quel figlio suo – Gesù era figlio di Abramo - che è venuto a rifare la creazione, che è più difficile che farla, dice la liturgia - è venuto a fare la redenzione dei nostri peccati, a liberarci. Il cristiano è cristiano non perché possa far vedere la fede del battesimo: la fede di battesimo è una carta. Tu sei cristiano se dici di sì all’elezione che Dio ha fatto di te, se tu vai dietro le promesse che il Signore ti ha fatto e se tu vivi un’alleanza con il Signore: questa è la vita cristiana. I peccati del cammino sono sempre contro queste tre dimensioni: non accettare l’elezione e noi “eleggere” tanti idoli, tante cose che non sono di Dio; non accettare la speranza nella promessa, andare, guardare da lontano le promesse, anche tante volte, come dice la Lettera agli Ebrei, salutandole da lontano e fare che le promesse siano oggi con i piccoli idoli che noi facciamo; e dimenticare l’alleanza, vivere senza alleanza, come se noi fossimo senza alleanza».

Il Papa ha terminato la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale recitando questa preghiera: «Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te». Prima di lasciare la cappella, è stata intonata l’antica antifona mariana Ave Regina Caelorum: “Ave, Regina dei Cieli, ave, Signora degli angeli; porta e radice di salvezza, rechi nel mondo la luce. Godi, Vergine gloriosa, bella fra tutte le donne; salve, o tutta santa, prega per noi Cristo Signore”.

© www.famigliacristiana.it, giovedì 2 aprile 2020

Prossimi eventi