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Dies natalis di Pietro

Omelia di S.E. Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto in occasione delle esequie di Pietro Calabrese. Bari, Parrocchia-Santuario "Santa Fara", sabato 30 gennaio 2021

Ciao Pietro,

noi non ci conoscevamo ma da qualche giorno sei entrato nella mia vita, insieme alla tua famiglia, che oggi si ritrova qui, insieme, mamma, papà, Eli, con accanto il tuo parroco e tanti altri che ti vogliono bene.

    Tutti siamo qui per dirti arrivederci anche se il nostro cuore è nel dolore, nella rabbia, perché non ci siamo accorti di quanto tu fossi in pericolo e, un tragico gioco, ti ha strappato a ciascuno di noi.

Arrivederci Pietro, in quel luogo di pace infinita dove la sofferenza e la solitudine saranno un lontano ricordo e dove il tuo cuore ora riposa, illuminato dal volto di Dio, capace d’infonderti quella gioia e quella fiducia che il nostro mondo malato non è stato capace di donarti.

    Ti chiedo perdono, Pietro, se come adulti non abbiamo compreso il tuo bisogno di socializzare, imprigionando la tua giovane vita tra le mura domestiche, privandola di tutte quelle relazioni umane che ci offrono la possibilità di essere nutriti nel profondo per crescere.

    Purtroppo, questo tempo assurdo, ci sta rinchiudendo nelle nostre paure, incapaci come siamo di affrontare la vita con il coraggio di educare, mettendoci in gioco e offrendo opportunità qualificate che sostengano e tutelino il cammino dei più fragili, dei più piccoli, tra noi.

    È bastato un gioco, che non aveva il respiro della relazione e dell’incontro, a sottrarti al nostro affetto.

    Con la tua prematura morte, sembri additarci proprio quello che ci manca e che rende questo mostro mondo sempre meno umano: la relazione.

    Con la tua scomparsa, denunci non il silenzio di Dio, ma il vuoto esistenziale che ci circonda. Il virtuale prede sopravvento sul reale, l’indifferenza sull’accompagnamento e la cura dell’altro, e la solidarietà umana si frantuma in rivoli di solitudini, spesso inesplorate.

    Con te ho ascoltato il Vangelo di questo giorno e, il racconto della tempesta che sconquassa la barca dei discepoli, mi ha riportato a quanto stiamo vivendo in questo tempo di fatica e di dolore.

    Da un lato uomini che, a causa del vento e del mare agitato, entrano nel panico e dall’altro Gesù che è sereno e dorme.

Il grido dei discepoli denuncia la loro incapacità di gestire la situazione, aggrappandosi con rabbia al Maestro che dorme:

“Maestro non t’importa che siamo perduti?” (Mc 4,38b).

E Lui, calmando il vento e la forza del mare, rimprovera i suoi di non avere fede:

“Perché avete ancora paura? Non avete fede?”(Mc 4,40).

Gesù si meraviglia che dopo tante manifestazioni della potenza di Dio, assaporate dai discepoli mediante i suoi interventi, essi facciano ancora fatica a credere, ovvero a vivere con fiducia, con abbandono d’amore, la loro vita.

    In effetti, anche oggi, quello che ci manca è la fede, ovvero la capacità di realizzare i nostri giorni a partire da Dio, dalla consapevolezza sperimentata che Lui c’è e accompagna, con il suo abbraccio di Padre, ciascuno di noi. 

    Senza questa fede la nostra vita si affanna, si preoccupa, in maniera sterile, divenendo preda dell’effimero, dell’apparenza e scavando solchi di solitudine, d’incomprensione, vere ferite del vivere quotidiano.

La vita non ci appartiene, essa è un dono che ciascuno è chiamato a custodire e preservare perché diventi dono per l’altro, senza paure e con responsabilità.

    Oggi, il Signore Gesù, che è misericordia e amore infinito, accoglie la tua giovane esistenza e la pone accanto al suo trono di gloria.

Immaginarti tra le sua e braccia ci consola e diviene, per ciascuno, richiamo a vivere con impegno la propria vita.

    Tu, dal cielo, prega per noi, consola il cuore di mamma Maria Antonietta e di papà Beppe, illumina di speranza il cuore di Eli e falle sentire il tuo abbraccio. Intercedi per noi perché nell’intimo del cuore possiamo comprendere, una volta per tutte, quale grande dono è la vita di ogni essere umano, nessuno escluso. Da ciascuno ti giunga l’abbraccio del cuore e tu mostra il tuo sorriso al nostro cuore piegato dal dolore.

    Ti abbraccio anch’io, chiedendo al Buon Dio che questo nostro incontro si trasformi in un cammino comune. Sarebbe bello averti come angelo custode, capace di illuminare e proteggere il percorso che sono chiamato vivere per questa Chiesa di Bari-Bitonto.

    Desidero salutarti con una ninna nanna, che ho imparato da un santo sacerdote, e accompagnarti in questo ultimo passaggio. Essa fa così:

“Amico mio, non temere più la notte,

guarda quante stelle in cielo splendono per te.

Le ho accese io perché tu non fossi triste e alla sera quando dormi ne accendo una in più.

Ho visto un bimbo, che piangeva e mi ha guardato,

mi ha guardato e mi ha sorriso, proprio come te.

Amico mio non temere più il silenzio,

senti quante voci ormai cantano per te,

non piangere più tra le strade della terra,

una strada bianca c’è per venire da me”.

Il Signore Gesù accolga la tua anima.

Riposa in pace.

Arrivederci Pietro.

Tuo † don Giuseppe, vescovo