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Dossier. Chiesa e ICI, facciamo chiarezza

Non è vero che la Chiesa "non paga l'Ici". Ma, come dice il cardinale Bagnasco, si possono rendere ancora più chiari i punti della normativa. Che riguarda tutti: laici e cattolici.

1. Bagnasco, nessuna preclusione a migliorare la legge

 

Sull'ICI la chiesa è nel giusto (come abbiamo ampiamente dimostrato anche noi su questo sito). Ma non c'è nessuna pregiudiziale nell'effettuare puntualizzazioni sulla legge. Lo ha annunciato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova."Come è noto", ha spiegato il cardinale Bagnasco, "la legge prevede un particolare riconoscimento e considerazione del valore sociale dell'attività degli enti non profit, tra cui la Chiesa cattolica e quindi anche di quegli ambienti che vengono utilizzati per specifiche attività di carattere sociale, culturale ed educativo. Bisogna aggiungere che laddove si verificasse qualche inadempienza si auspica un accertamento e la conseguente sanzione, come è giusto per tutti. Per quanto riguarda eventuali punti della legge che avessero bisogno di qualche puntualizzazione, non ci sono pregiudiziali da parte nostra a poter fare queste precisazioni nelle sedi opportune".

"In linea di principio - ha aggiunto il cardinale Bagnasco - la normativa vigente è giusta, in quanto riconosce ilvalore sociale delle attività svolte da una pluralità di enti non profit e, fra questi, degli enti ecclesiastici. Questo è il motivo che giustifica e al tempo stesso delimita la previsione di una norma di esenzione". Ma è altrettanto giusto "se vi sono dei casi concreti nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, che l'abuso sia accertato e abbia fine". Insomma, se la legge consente in alcuni punti delle interpretazioni che permettono o fanno sì che venga eluso il pagamento dell'ICI per gli enti che  in realtà non effettuano attività non proft, allora se ne può discutere per migliorarla e rendere la normativa più chiara, senza lasciare spazio ad ambiguità.  

"In quest'ottica non vi sono da parte nostra preclusioni pregiudiziali circa eventuali approfondimenti volti a valutare la chiarezza delle formule normative vigenti, con riferimento a tutto il mondo dei soggetti non profit, oggetto dell'attuale esenzione". Il che significa che questa eventuale chiarificazione della legge riguarderebbe anche gli enti laici o di altre confessioni religiose. Perché lo sfondo della legge è la sussidiarità, la missione sociale che gli enti non profit svolgono in funzione dello Stato.

Francesco Anfossi

 

2. Senza fine di lucro: parla il professor Dalla Torre

 

 

“Il Vaticano paghi l’ICI”. E’ lo slogan della martellante campagna contro la Chiesa che continua sulla maggior parte dei giornali italiani. Ci sono persino due distinte interpellanze bipartisan nella sostanza,  del Pd e del Pdl, che chiedono che “la Chiesa paghi il dovuto”. Peccato che la Chiesa l’ICI la paghi già, tranne quando si tratta di enti con finalità assistenziali e di culto, come spiega il professor Giuseppe Dalla Torre, ordinario di Diritto e rettore della Lumsa, nonché presidente del Tribunale del Vaticano e dell’Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede.

     “In base alla legge”, spiega Dalla Torre, “per essere esentati dal pagamento dell’Ici occorrono due condizioni. La prima è che l’ente sia non profit, ovvero non abbia fini di lucro”.

- Ente cattolico?

     “Non solo cattolico. Possono essere enti ecclesiali cattolici, ma anche valdesi o ebraici, oppure associazioni come l’Arci, che raggruppa un milione di iscritti, o ancora sindacati, oppure la Sant’Egidio, o Emergency”.

-E la seconda condizione?

     ”Il secondo profilo giuridico richiesto è che svolgano attività sociale, assistenziale, culturale o solidaristica o di culto. Alberghi, librerie, ristoranti, appartamenti in affitto e quant’altro non rientrano certo in questa categoria”.

- C’è chi sostiene che basta una cappelletta nell’albergo et voilà, il gioco è fatto. Da hotel a luogo di culto.

    ”Non è vero. Non può esserlo, perché il principio generale è che quando ci sono due distinte attività vige il principio della prevalenza. La cappelletta non può far decadere l’obbligo di tributo di un albergo a fini di lucro. Tra l’altro se un privato dà in comodato d’uso, quindi gratuitamente, un appartamento a un ente benefico, è obbligato a pagare lo stesso l’ICI, perché la legge prevede per l’esenzione la coincidenza tra il soggetto (l’ente) e il gestore”.

- Un’altra accusa è che molti istituti religiosi con i convitti fanno di fatto attività alberghiere ma non pagano l’ICI.

     “Ci sono certamente enti religiosi che svolgono questa attività. Ma sono attività che si rivolgono anche alla cura della persona, spesso improntati a una missione assistenziale e solidaristica di altissimo profilo. Il convitto per studenti non si limita a far dormire i suoi ospiti come se fossero in albergo. La residenza dei genitori per i  piccoli pazienti dell’ospedale Bambin Gesù non è che si possa definire un hotel”.

- E se queste finalità non ci fossero?

     “In tal caso dovrebbero pagare l’ICI, fino all’ultimo centesimo”.

- Gli appartamenti di proprietà di enti del Vaticano pagano l’ICI?

    ”Anche in questo caso pagano l’ICI fino all’ultimo centesimo, a meno che non si tratti di edifici extraterritoriali appartenenti allo Stato della Città del Vaticano. In quel caso sarebbe come cercare di far pagare l’ICI alla Rocca di San Marino o alla Casa Bianca”.

Francesco Anfossi
 

 

3. Ici, monsignor Nosiglia: «La Chiesa non ha paura della verità»

 

 

«La Chiesa non ha paura della verità e della realtà. Ciò che si deve per legge deve essere pagato, se ci sono degli evasori siamo i primi a chiedere che vengano perseguiti». Chiaro e diretto l’Arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza episcopale piemontese, monsignor Cesare Nosiglia, interviene nel dibattito sulla questione del pagamento dell'Ici e delle esenzioni. «C'è un attacco», evidenzia,  «fondato su questioni ideologiche. Non è vero che tutti i beni della Chiesa sono esenti dall’Ici, nelle nostre realtà paghiamo regolarmente quanto stabilito dalla legge».

Una polemica che colpisce la Chiesa «proprio in un periodo in cui si sta mettendo in campo il massimo sforzo per rispondere alle sempre più numerose richieste di sostegno delle famiglie, dei disoccupati, degli immigrati che bussano alle nostre porte». Cita le realtà sparse in tutto il territorio che accolgono e sostengono i poveri, monsignor Nosiglia:  «strutture che certo non offrono un profitto economico, ma che, anzi, hanno costi di gestione».

Alberto Chiara

 

 

4. L'Ici e le esenzioni, cosa dice la legge

 

L’esenzione dall’Ici prevista dalla legge riguarda tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. In pratica c’è un’esenzione che riguarda tutto il mondo nonprofit ed è circoscritta alle otto attività indicate dalla legge.

La legge

Nel 1992, lo Stato italiano ha istituito l’Ici, l’imposta comunale sugli immobili. Nello stesso intervento normativo (decreto legislativo n. 504/1992) sono state previste delle esenzioni: riguardato a tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. 

La tassa sugli immobili viene pagata invece per altri tipi di attività commerciali, come ad esempio quella alberghiera. Un pensionato per studenti fuori sede o per l’ospitalità di parenti di malati ricoverati in ospedali lontani dalla residenza, non è assimilabile a un albergo. E’ invece una struttura ricettiva complementare, di carattere sociale, che rientra nelle otto attività suddette. 

Secondo la legge, perché venga applicata l’esenzione è necessario che si realizzino due condizioni: 

1.   Il proprietario dell’immobile deve essere un “ente non commerciale”.

2.   L’immobile deve essere destinato “esclusivamente” allo svolgimento di una o più tra le otto attività di rilevante valore sociale individuate dalla legge.

Nel 2004 la Corte di Cassazione ha aggiunto un nuovo requisito per avere diritto all’esenzione: che l’attività non venga svolta in forma di attività commerciale.


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© Famiglia Cristiana, 12 dicembre 2011

 

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