
Dove il Vangelo si fa scuola e carità
Il sacerdote ha accompagnato la crescita di questa piccola comunità, oggi pronta a camminare con le proprie gambe: «Sono venuto per portare Cristo, invece l’ho trovato qui»
di Nicola Lavacca
Da 33 anni don Leonardo D’Alessandro testimonia il Vangelo di Gesù a Soddu Abala, un villaggio remoto nel sud dell’Etiopia tra foreste e colline e lontana dalle principali vie di comunicazione. Ci arrivò per dare continuità all’opera di evangelizzazione avviata da don Franco Ricci, ucciso in un agguato il 19 giugno 1992 per aver cercato di proteggere la popolazione locale dai gruppi armati.
«Don Franco è stato un martire della fede che in questa terra ha lasciato una traccia indelebile», ricorda don Leonardo, «dopo la sua morte, l’allora arcivescovo di Bari Mariano Magrassi mi chiese di prendere il suo posto. Accettai con la consapevolezza di intraprendere un percorso difficile, ma allo stesso tempo stimolante per essere al servizio di Nostro Signore. Quando arrivai andai incontro a una vera e propria “conversione”. Sono venuto in Etiopia per portare Cristo, invece l’ho trovato qui; sono venuto per insegnare, ma ho imparato tantissimo avendo l’opportunità di conoscere una civiltà diversa dalla nostra e degna del massimo rispetto. È nato così un articolato avamposto pastorale e solidale di promozione umana».
Don Leonardo proviene da una famiglia contadina. Fin da bambino ha avuto confidenza con i lavori agricoli e la cura del bestiame, cosa che si è rivelata un vantaggio nell’attività missionaria in foresta. «Da ragazzo frequentavo la parrocchia Immacolata di Modugno, dove conobbi don Vito Diana, il fondatore della Caritas di Bari», racconta, «l’esempio della sua vita è stato importante per il mio cammino di fede e fece nascere nel mio cuore il desiderio di seguirne le orme. Nell’ottobre del 1985 entrai nel Seminario regionale di Molfetta e fui ordinato presbitero il 30 giugno 1991».
A Soddu Abala, dove vive la tribù dei Guji, don Leonardo continua a lavorare sodo con il cuore e con le mani per trasformare il Vangelo e la fede in azioni quotidiane visibili. «Gli inizi sono stati duri ma mi sono affidato al Signore», racconta, «non c’era energia elettrica, non c’era un telefono. Qui la gente vive in capanne di legno e paglia. Pian piano sono entrato in sintonia con loro e si è creato un rapporto di amicizia e collaborazione. I bambini mi hanno insegnato la loro lingua, io ho insegnato loro l’inglese attraverso alcune videocassette di un televisore collegato a un piccolo pannello solare che mi ero procurato. Da oltre vent’anni questa realtà utilizza l’energia rinnovabile. Nel 2008 abbiamo installato altri pannelli per attivare una pompa che porta acqua nella missione e nelle scuole».
Nutrire la fede, ma anche educare è il motto di don Leonardo diventato «un vero missionario contemplativo in azione», come amava dire san Giovanni Paolo II. Alcune opere simbolo volute da don Franco Ricci, come la chiesa e la scuola elementare, ora trasformata in asilo, realizzate in lamiera, sono il segno dell’apostolato che schiude nuovi orizzonti. «Sono partito da lì per creare una rete di strutture funzionali all’interno della missione», sottolinea Abba Leo, come gli etiopi chiamano don Leonardo, «con l’aiuto della diocesi di Bari e grazie anche al sostegno concreto di tanti amici ho costruito una scuola elementare e una scuola media di mattoni che comprendono il laboratorio scientifico, la biblioteca e la sala tv, per attuare i progetti di alfabetizzazione. Altre scuole grandi e piccole sono state edificate nel territorio circostante. Gli studenti sono oltre mille. Stiamo per concludere i lavori della nuova chiesa parrocchiale. Ma in tutta l’area sono sorte delle piccole cappelle dove si fa catecumenato e la gente si raduna per pregare. Dei tanti studenti che ho preparato, spesso scalzi e vestiti sommariamente, tre sono diventati sacerdoti, due insegnano all’università, cinque ragazze si sono fatte suore, un’altra è medico, alcuni sono direttori scolastici, insegnanti e infermieri. Sono un uomo felice perché uno dei tre sacerdoti, Abba Bartolomeo, è ora il responsabile della missione e io do una mano a lui. L’altra novità è che dopo quattro vescovi italiani abbiamo un vescovo etiope, monsignor Merhakristos Yilma, mentre il Vicariato di Awasa si avvia a diventare una diocesi. Stiamo passando da realtà missionaria a Chiesa locale».
Interventi mirati e iniziative capillari hanno cambiato la quotidianità di questa tribù. A volte è bastato poco: la costruzione di un ponte sul fiume che lambisce la missione, intitolato a monsignor Magrassi, ha reso possibile per molti ragazzi l’accesso alla scuola. «Il vero cambiamento non viene da strategie economico-finanziarie ma dal cuore e dalla mente delle persone verso le quali devono procedere di pari passo l’evangelizzazione e l’istruzione», conclude don Leonardo.

LE OPERE REALIZZATE
Sopra, un gruppo di studenti del villaggio etiope dove l’arcidiocesi di Bari-Bitonto gestisce da anni una missione con diversi sacerdoti fidei donum. Sotto, alcuni bambini sul ponte dedicato a monsignor Magrassi e, a destra, don Leonardo davanti al pozzo.

© Famiglia Cristiana, 41/2026
