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«Ecco le ossa di San Nicola». Video di 11 minuti svela i segreti della tomba

Il team di Medicina legale del prof. Introna ha operato in gran segreto l'estrazione nel giugno dello scorso anno

Undici interminabili minuti di emozioni e suspence. Quelle immagini raccontano circa mille anni di storia, quella luce che illumina il sepolcro e irradia le ossa del santo. Non è il set di un film ma quanto è impresso in un file gelosamente custodito nell'Istituto di Medicina legale dell'Università di Bari e sotto «protozione» del Vaticano, che documenta l'estrazione della costola a sinistra del cuore del Santo di Myra, pronta per l'esportazione in Russia, prevista a maggio, dove resterà due mesi. Un'estrazione segreta (voluta dal Papa), quella avvenuta il 19 giugno dello scorso anno a Bari e rimasta sconosciuta finora: la reliquia è stata custodita in una cassaforte della Medicina legale prima di essere consegnata alla basilica per la missione a Mosca.

Immagini eccezionali, uniche che raccontano il «recupero» del frammento osseo di San Nicola dalla cripta, oltre 60 anni dopo la sistemazione delle spoglie del Vescovo di Myra a restauro ultimato del sacello in Basilica. La task force ha operato dal foro sovrastante il sepolcro, del diametro di 6 centimetri, dal quale ogni anno con una cannula viene prelevato il liquido della «Sacra Manna» («Un liquido purissimo, la cui produzione non ha spiegazione scientifica» riferisce il prof. Introna).  Attraverso il foro sono state calate una sonda illuminante a led, una sonda-telecamera collegata ad un monitor «in superficie» e infine il fibroscopio, un bastoncino con una leva di comando all’impugnatura ed un filo che al termine corsa ha un cappio. Il tutto alla profondità di 70/80 centimetri, in condizioni tali da «costringere» il prof. Caputi Iambrenghi ad operare disteso a terra.

Nel sepolcro, la «scoperta». Chi ha potuto vedere quelle immagini non può non aver provato una emozione. Led e telecamera hanno rivelato il cranio depositato sul lato vicino all’altare degli Ortodossi, ossa lunghe sistemate sui lati lunghi del sepolcro rettangolare ed il resto dello scheletro in «ordine sparso». Buio e pareti umide circondano i resti mortali, in condizioni molto umide. «Sono ricoperte di manna» riferisce il prof. Introna. Il «sondino» telecomandato esplora e sposta le varie ossa, si intravede nel chiaroscuro della telecamera una vertebra, finché non seleziona un frammento di costa di 12-13 centimetri, misura adatta all’estrazione attraverso il forellino senza danni. Il laccio del fibroscopio oscilla nel buio e scopre una vecchia moneta d’oro. Recuperata, si rivela un vecchio conio di origine russa: è stata consegnata ai Padri Domenicani.

Infine due curiosità, sempre in base agli studi ed esami eseguiti su quelle ossa negli anni dal prof. Introna. «San Nicola era un uomo alto 1,63 / 1,64, aveva il naso fratturato e gli mancavano i quattro denti del giudizio». Uno studio scientifico, quello del direttore dell’Istituto, per 10 anni anche medico del Vaticano, che si poggia anche su una grande fede. «Vedere questi resti è stata un’emozione - confessa -. Mio padre si chiamava Nicola, mio figlio Luca Nicola... Mi auguro di poter seguire in Russia la reliquia che abbiamo estratto».

Nicola Pepe

© www.lagazzettadelmezzogiorno.it, sabato 29 aprile 2017

 

Di seguito è possibile visionare il video del prelievo della reliquia:

Versione ridotta:

 

 


 

Video in versione integrale:

 

 

 

Foto della costola prelevata:

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