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Giovani e vocazione: dalla cultura dell’ormai a quella del non ancora

«Come collocare in una cultura a-progettuale come la nostra il senso e il coraggio di un "progetto di vita"?». È questa la sfida ambiziosa da cui quest’anno prende le mosse la proposta pastorale avanzata da Mons. Francesco Cacucci per la diocesi di Bari-Bitonto, invitata a riflettere e a interrogarsi sul tema affascinante e, al tempo stesso, impegnativo della "vocazione".

Un cammino vocazionale non può, infatti, prescindere dalla paziente costruzione di un progetto di vita a 360 gradi (nelle scelte professionali, nelle relazioni affettive, nell’impegno sociale ed ecclesiale) che richiede scelte laboriose, coerenti e, spesso, in controtendenza rispetto alla provvisorietà e al disimpegno della società a responsabilità limitata in cui viviamo. Un progetto di vita che sappia porsi al crocevia tra «desiderio e chiamata, ricerca e incontro, risposta e testimonianza».

Ma cosa significa, oggi, per un giovane del Sud parlare di vocazione? In che modo i giovani della nostra diocesi possono sentirsi concretamente pro-vocati dal tema della vocazione nel qui ed ora della loro esperienza umana ed ecclesiale?

Mai come in questo momento storico, il futuro ci appare avvolto da un alone di precarietà e per noi giovani che ci affacciamo incerti e sfiduciati sul nostro domani e che sperimentiamo quotidianamente la frustrazione di sogni, attese e progetti, magari coltivati negli anni con fatica e tra tante difficoltà, è forte la tentazione di rinunciare ad ogni impegno di progettualità e di vivere alla giornata, schiacciati sul presente e dimissionari nei confronti della vita. Oppure, male assai comune soprattutto al Sud, di abbandonarci a un comodo determinismo che ci solleva dalla responsabilità di rimboccarci le maniche e di impegnarci giorno dopo giorno nella realizzazione dei nostri sogni e nella costruzione di una società migliore.

Di fronte a questa condizione di insicurezza esistenziale, parlare di vocazione, di progetto di vita, di scelte impegnative e coraggiose non è certo semplice, eppure, proprio per questo, tanto più urgente e necessario. Impegno ineludibile della comunità diocesana, come «comunità educante», deve essere, allora, quello di riscoprire la propria missione pedagogica e aiutare concretamente i giovani a riappropriarsi del senso del futuro, a dire «sì» alla vita e a dare una rotta unitaria alla propria esistenza, educandoli al valore della progettualità e all’esigenza di coniugare la dimensione del realismo con quella del sogno e dell’utopia, la capacità di misurarsi con la realtà che li circonda con la lungimiranza della speranza.

Solo in questo modo noi giovani potremo sentirci protagonisti attivi di un’autentica vocazione cristiana, chiamati all’azione, sollecitati a darci da fare in prima persona per rendere più vivibile e a misura dei nostri sogni la società in cui viviamo. Solo in questo modo riusciremo a sostituire la cultura dell’ormai con quella del non ancora e impareremo a trasformare le nostre risorse personali in talenti e questi in doni da mettere generosamente al servizio degli altri e dell’intera società.

 
Alessandra Mastrodonato
Educatrice
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