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ICI e Chiesa, tutta la verità

Il Governo ha fatto chiarezza sulle ambiguità della legge ma non è bastato per fermare una campagna strumentale

 

Nonostante i tentativi di fare ulteriore chiarezza da parte del Governo e della Chiesa, la vicenda dell’esenzione dell’ICI (oggi IMU) rimane un polverone per l’opinione pubblica. Basta dare un’occhiata ai principali giornali italiani o ai vari siti che popolano la blogosfera. L’ignoranza regna sovrana. Sembra che la Chiesa non abbia mai pagato l’ICI e che grazie al Governo Monti finalmente si appresti a pagarla. Ma che la “sfangherà” (proprio così, è stato scritto da un quotidiano) per le scuole paritarie, ovvero per quelle scuole non statali che svolgono un servizio pubblico, rispettando gli standard ministeriali. C’è persino chi ha titolato “Il Vaticano finalmente paga l’ICI”.  A nulla serve a ripetere fino alla nausea che:  

a) La Chiesa (che significa le parrocchie, gli istituti ecclesiastici, gli ordini religiosi etc.) ha sempre pagato per gli enti commerciali (un negozio, un bar, un hotel), anche se gli utili vengono reinvestiti a fin di bene. C’è chi non la paga? Ci sarà pure chi infrange la norma. E va perseguito e sanzionato come tutti gli evasori. Ma questo non toglie che la Chiesa nel suo complesso abbia sempre pagato l’ICI per gli enti commerciali.  

b) L’esenzione riguarda solo gli enti non profit in base alla legge 222/1995. Come si riconoscono? E’ semplicissimo, lo ha sintetizzato il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo: non devono produrre utili. Se li producono, li devono reinvestire nella stessa attività. Altrimenti si tratta di enti commerciali. Punto. 

c) Gli enti ecclesiastici non profit sono solo una parte (il 4 per cento) del vasto mondo del non profit, che comprende associazioni laiche, laicissime, o di altre religioni, come l’Arci o le sedi di associazioni, musei, scuole etc.  

d) L’ammontare dell’erosione dell’ICI di tutto il mondo non profit è di 100 milioni di euro. La stima è stata fatta dall’unico organo competente che ha agito con i necessari strumenti per volontà dell'allora ministro Tremonti: la commissione presieduta da Vieri Ceriani, allora dirigente dell'Ufficio Studi della Banca d'Italia (oggi sottosegretario all'Economia del Governo Monti) nell’ambito di un’indagine sull’erosione complessiva del fisco italiano dovuta alle varie esenzioni. Cento milioni. Tutte le altre stime, che vanno dai 600 milioni ai due miliardi o tre miliardi etc., sono solo numeri con tanti zeri fatti girare per impressionare.  

e) La Chiesa non è il Vaticano, che è uno Stato extraterritoriale come San Marino o gli Stati Uniti d’America. Il Vaticano, se possiede proprietà immobiliari fuori dalle mura leonine, paga l’ICI fino all’ultimo centesimo. Tanto è vero che Apsa (l’amministrazione del patrimonio della sede apostolica che si occupa del sostentamento degli oltre cinquanta dicasteri della Curia della Santa Sede) e Propaganda Fide (che sovvenziona le missioni in tutto il mondo) figurano tra i primi contribuenti ICI a Roma. Ma c’è chi pretende che la Santa Sede, che è uno Stato extraterritoriale, paghi l’ICI anche per il Palazzo Apostolico, la stazione ferroviaria vaticana, per la Casina PIO IV o per la pompa di benzina situata alla fine dei giardini vaticani. Che è come chiedere alla Casa Bianca o a Buckingham Palace di pagare l’ICI. A meno che non vogliamo riaprire la Questione Romana saltando direttamente due Concordati e 142 anni di storia...   

f) La chiarificazione normativa del Governo Monti riguarda l’ambiguità di un emendamento alla legge, introdotta dal governo Prodi e mantenuta dal successivo governo Berlusconi, che parla di esenzione anche per gli enti “non esclusivamente” commerciali.  L’esempio che veniva fatto era quello di un hotel con una piccola cappella (quindi di un luogo di culto, esente da ICI) al suo interno. La corretta interpretazione in realtà doveva essere che, non essendo quella di culto (la cappelletta) attività prevalente, l’hotel deve pagare l’ICI. Ma, in certi casi, c’era chi considerava la norma in favore dell’esenzione. Si era creata insomma una specie di “zona mista” che si prestava a interpretazioni diverse o quanto meno ambigue. Ora non più, l’esenzione è riservata esclusivamente agli enti non commerciali. Se all’interno ci sono frazioni di luoghi di culto o attività non profit queste andranno calcolate in base a dei parametri fissati dal ministero dell’Economia, indipendentemente dalle proporzioni. Paradossalmente, in alcuni casi, gli istituti misti che pagavano l’ICI (proprio perché l’attività commerciale era prevalente su quella cultuale, sportiva, assistenziale etc.), ora avranno diritto a uno sconto che prima non avevano.  

g) Le scuole paritarie non l’hanno “sfangata”. Semplicemente, come ha chiarito il ministro Passera, se rispettano gli standard statali e non producono utili sono considerati servizio pubblico e quindi hanno diritto all’esenzione IMU, come gli ospedali o altre attività che hanno come orizzonte il bene collettivo. Ma  se leggete certi giornali, la Chiesa non paga l’ICI e ora, solo ora, forse, la pagherà. Ci sono stati casi in cui giornalisti o attivisti anticlericali sono entrati senza svelare i propri scopi in alcuni pensionati o case del clero chiedendo se era possibile trovare un alloggio a pagamento. Il malcapitato rispondeva che sì, era possibile, e il giorno dopo si ritrovava sui giornali o su un video come evasore dell’ICI. A nulla serviva esporre la ricevuta di pagamento dell’ICI e chiedere una rettifica. Ormai era in video e lì sarebbe rimasto per sempre. 

Tutto questo per tacere del fatto che questa campagna rischia di compromettere quel poco di Welfare che è rimasto in piedi, svolto spesso dalla Chiesa. Pensiamo agli oratori. Spesso hanno all’interno un campo di calcio. Dovranno pagare l’IMU? E i bar? Dovranno pagare l’IMU anche i bar della parrocchia, aperti magari solo la domenica, o durante l’oratorio festivo? O il cinema parrocchiale, che fa una proiezione pomeridiana alla settimana? “E perché i bar dell’oratorio dovrebbero essere esentati? Perché vendono la Coca Cola santa?”, ha ironizzato un noto articolista satirico che ha dimostrato di non esser mai stato dentro un bar dell’oratorio, retto di solito dalla buona volontà dei parrocchiani. Ecco, grazie alle campagne dei radicali benedette dalla stampa borghese e illuminata, a furia di sottilizzare e chiarire siamo arrivati anche a questo, a rischiare di dover chiudere i campi di calcio e i bar dell’oratorio. Nemmeno i massoni dello Stato Unitario o quel mangiapreti del sindaco di Roma dell'inizio del secolo scorso, Ernesto Nathan, noto massone mazziniano e mangiapreti, avrebbero concepito una cosa simile.        

Francesco Anfossi
 
© Famiglia Cristiana, 29 febbraio 2012
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