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Il Papa alla Messa del 60esimo: «La mia vita per Te»

«A sessant'anni dal giorno della mia Ordinazione sacerdotale sento ancora risuonare nel mio intimo queste parole di Gesù, che il nostro grande arcivescovo, il cardinale Faulhaber, con la voce ormai un po' debole e tuttavia ferma, rivolse a noi sacerdoti novelli al termine della cerimonia di Ordinazione: non più servi ma amici».

Benedetto XVI ha iniziato con queste parole la straordinaria omelia pronunciata in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo, e dunque della Sede di Roma, ma anche 60esimo anniversario della ordinazione sacerdotale dei fratelli Ratzinger.

"In questa parola - ha spiegato commentando la citazione che nel contesto dell'ordinazione sacerdotale vene riferita alla facoltà di rimettere i peccati - è racchiuso l'intero programma di una vita sacerdotale". "Che cosa è veramente l'amicizia?", si è chiesto il Papa citando la risposta degli antichi: "volere le stesse cose e non volere le stesse cose, dicevano gli antichi". "L'amicizia - ha spiegato - è una comunione del pensare e del volere". "L'amicizia - cioè - non è soltanto conoscenza, è soprattutto comunione del volere. Significa che la mia volontà cresce verso il 'si" dell'adesione alla sua" che "non è per me una volontà esterna ed estranea, alla quale mi piego più o meno volentieri oppure non mi piego".

"Oltre alla comunione di pensiero e di volontà, il Signore - ha poi ricordato Joseph Ratzinger - menziona un terzo, nuovo elemento: Egli dà la sua vita per noi". "Signore - ha implorato allora il Pontefice con voce commossa - aiutami a conoscerti sempre meglio! Aiutami ad essere sempre più una cosa sola con la tua volontà! Aiutami a vivere la mia vita non per me stesso, ma a viverla insieme con Te per gli altri! Aiutami a diventare sempre di più Tuo amico!".

CONSEGNA DEL PALLIO A 45 ARCIVESCOVI, TRA CUI A NOSIGLIA E BERTOLONE
Nominato nuovo arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola non ha avuto il tempo necessario per organizzare un pellegrinaggio a Roma con i fedeli della nuova sede. Per questo non è presente in San Pietro alla cerimonia per la consegna dei "palli" a 45 arcivescovi nominati quest'anno. Probabilmente verrà a riceverlo in un'altra circostanza, come ha fatto il suo predecessore Dionigi Tettamanzi, che nominato l'11 luglio del 2002 potè averlo dalle mani di Giovanni Paolo II il 24 settembre successivo nella cappella privata di Castelgandolfo. Gli unici italiani a riceverlo stamattina sono dunque stati il nuovo arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, e il nuovo arcivescovo di Catanzaro Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone.

"Agli Arcivescovi Metropoliti nominati dopo l'ultima festa dei grandi Apostoli viene ora imposto il pallio", ha ricordato il Papa durante l'omelia. "Che cosa significa? Questo può ricordarci innanzitutto il giogo dolce di Cristo che ci viene posto sulle spalle. Il giogo di Cristo è identico alla sua amicizia. È un giogo di amicizia e perciò un giogo dolce, ma proprio per questo anche un giogo che esige e che plasma". "È il giogo della sua volontà - ha detto il Pontefice - che è una volontà di verità e di amore. Così è per noi soprattutto anche il giogo di introdurre altri nell'amicizia con Cristo e di essere a disposizione degli altri, di prenderci come Pastori cura di loro".

PAPA SI SCUSA PER RITARDO E SALUTA FEDELI E PRETI DELLA DIOCESI DI ROMA
"Cari fratelli e sorelle, nella festa dei Santi Patroni di Roma desidero rivolgere un saluto speciale ai fedeli della mia Diocesi, come pure ai Parroci e a tutti i sacerdoti impegnati nel lavoro pastorale. All'intera cittadinanza estendo il mio augurio di pace e di bene!". Lo ha detto il Papa dopo essersi scusato per il ritardo di circa mezz'ora con il quale è iniziata la preghiera dell'Angelus. "La Messa era lunga e bella e abbiamo pensato anche all'inno 'O Roma felix!' che si canta nella solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni di questa Città".

"Felice Roma, perché fosti imporporata dal prezioso sangue di così grandi Principi. Non per tua lode, ma per i loro meriti ogni bellezza superi!", ha spiegato il Pontefice citando anche "la tradizione orientale" per ricordare che "i due grandi Apostoli sono le 'alì della conoscenza di Dio, che hanno percorso la terra sino ai suoi confini e si sono innalzate al cielo; essi sono le 'manì del Vangelo della grazia, i 'piedì della verità dell'annuncio, i 'fiumì della sapienza, le "braccia" della croce".

PAPA: IN SUO ONORE, CARDINALI OFFRONO PRANZO AI POVERI
In occasione del sessantesimo anniversario di sacerdozio di Benedetto XVI, la Basilica di San Giovanni in Laterano è stata trasformata in una grande sala da "per mostrare a Roma l'amore del Papa nei confronti di coloro che soffrono e che sono soli". Il pranzo, offerto dal Collegio Cardinalizio, ad un migliaio di poveri comprende antipasto, primo, secondo con contorno, dolce e brindisi finale, è stato preparato da un servizio di catering e servito dai soci del Circolo San Pietro. Al termine del pranzo il decano del Collegio Cardinalizio, Angelo Sodano, il presidente del Circolo, Leopoldo Torlonia, e l'assistente ecclesiastico, monsignor Franco Camaldo, distribuiranno a ciascun ospite un pacco dono contenente materiale della Farmacia Vaticana. "Con questa iniziativa siamo sicuri che anche i cuori più duri saranno commossi nello sperimentare la sollecitudine del Santo Padre", ha commentato il presidente Torlonia.

GLI AUGURI DI NAPOLITANO
"Santità, mi è gradito rivolgerLe, anche a nome del popolo italiano, il più sentito augurio per la fausta ricorrenza del sessantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, che felicemente coincide con la festa dei Santi Pietro e Paolo". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato a Sua Santità Benedetto XVI.

"L'occasione - prosegue Napolitano - mi offre l'opportunità di rinnovarLe l'espressione della mia alta considerazione per la luminosa testimonianza di profondi valori spirituali e morali e per l'incessante azione in favore della pace e del dialogo tra le nazioni che Ella autorevolmente conduce. Nei molti anni trascorsi a Roma, anche prima dell'elevazione al soglio pontificio, Vostra Santità ha inoltre sempre manifestato particolare affetto e considerazione per la nazione italiana. È in questo spirito - conclude il capo dello Stato - che La prego, Santità, di accogliere i miei sentimenti di amicizia e profonda stima".

 
© Avvenire, 29 giugno 2011
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