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Il Papa: ritrovare lo slancio delle prime comunità cristiane

La Chiesa ha bisogno "di riprendere lo stesso slancio apostolico delle prime comunità cristiane che, piccole e indifese, furono capaci, con l'annuncio e la testimonianza, di diffondere il Vangelo in tutto il mondo allora conosciuto"

Lo afferma il Papa nel messaggio per la Giornata mondiale missionaria intitolata quest'anno "Chiamati a far risplendere la Parola di verità". "Uno degli ostacoli allo slancio della evangelizzazione - osserva Benedetto XVI - è la crisi di fede, non solo del mondo occidentale, ma di gran parte dell'umanità, che pure ha fame e sete di Dio e deve essere invitata e condotta...".

Ma, spiega il Pontefice, "la ricorrenza del 50.mo anniversario del Decreto conciliare Ad gentes, l'apertura dell'Anno della fede e il sinodo dei vescovi sul tema della nuova  evangelizzazione concorrono a riaffermare la volontà della Chiesa di impegnarsi con maggior coraggio e ardore nella missio ad gentes...". Papa Ratzinger chiede alla Chiesa di "adeguare costantemente stili di vita, piani pastorali e organizzazione diocesana" alla missione, "questa dimensione fondamentale di essere Chiesa, specialmente nel nostro mondo in continuo cambiamento". Infine un ringraziamento alle Pontificie opere missionarie, e un apprezzamento per le "Chiese nei territori di missione, Chiese per lo più giovani, spesso di recente fondazione" per le quali "la missionarietà è diventata una dimensione connaturale, anche se esse stesse hanno ancora bisogno di missionari".

© Avvenire, 25 gennaio 2012

Padre Gheddo: la sveglia del Papa
a chi pensa che la missione sia un optional

 

“Il papa riafferma il mandato missionario della Chiesa dato da Cristo, contro una certa mentalità che tende a sminuire la necessità e l’urgenza della missione ad gentes”. Così padre Piero Gheddo, del Pontificio Istituto Missionarie Estere, commenta a caldo il messaggio per la giornata mondiale missionaria 2012.  Per padre Gheddo il messaggio sarebbe da far leggere “a certi teologi o uomini di Chiesa secondo i quali la missione è de facto sostituita dal dialogo, un dialogo che non è finalizzato alla conversione. Il che è sbagliato. Il dialogo è solo una premessa dell’annuncio di Cristo salvatore e non può sostituirlo”. Continua Gheddo: “In molti cattolici oggi l’urgenza della missione è depotenziata dall’idea che anche chi non conosce Cristo si può salvare. Questo E’ vero che solo Dio salva e può salvare chiunque nella sua misericordia e giustizia, ma questo non toglie il dovere dell’annuncio cristiano, perché Cristo è anche la pienezza della vita quaggiù e dobbiamo portarlo al mondo perché il mondo si trasformi a sua immagine. Evangelizzare la società, evangelizzare la cultura come ha ricordato tante volte anche il cardinale Ruini con il progetto culturale, è poi creare un contesto in cui la fede possa respirare e fiorire”.

Per il decano dei missionari italiani ci sono altri due punti che richiamano l’attenzione in questo messaggio: “Il primo è che il Papa dà un senso unitario alla missione della Chiesa. Dice che il compito di annunciare Cristo dev’essere l’orizzonte della pastorale in qualunque posto, il paradigma di ogni attività ecclesiale. Oggi nei seminari, nelle diocesi, il tema missionario sembra  interessare poco. Abbiamo una crisi di fede… che ci pensino le nuove Chiese dell’Asia o dell’Africa. Ma come sottolineava anche Giovanni Paolo nella Redemptoris Missio, la missione è essenziale per il rinnovamento ecclesiale”.

Il secondo punto da rimarcare, per padre Gheddo, riguarda “l’entusiasmo della fede”: “Girando le missioni ho visto che dove c’è il primo annuncio cristiano, la gioia è grandissima. Penso a Papua Nuova Guinea, perché ho recentemente parlato con il vescovo della diocesi di Vanimo, monsignor Cesare Bonivento, un missionario del Pime che viene da Chioggia e me l’ha testimoniato con dei racconti toccanti. Noi dobbiamo riacquisire questo stupore della fede di fronte a Cristo che salva il modo. Mi piace dove il Papa scrive esplicitamente che ‘Occorre rinnovare l’entusiasmo di comunicare la fede per promuovere una nuova evangelizzazione delle comunità e dei Paesi di antica tradizione cristiana, che stanno perdendo il riferimento a Dio, in modo da riscoprire la gioia del credere’. Io sono convinto che il nostro popolo italiano la fede ce l’abbia ancora. La fede però può essere una piccola fiammella di candela, tale che un soffio può spegnerla. O può essere come il sole di mezzogiorno, che nulla può oscurare e che porta anche a soffrire il martirio per Cristo”.


Andrea Galli
 
© Avvenire, 25 gennaio 2012
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