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In Laudem Gloriae

Descrizione dello stemma episcopale di S.E.Rev.ma Mons. Vito Angiuli, Vescovo eletto di Ugento – Santa Maria di Leuca

Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

  • uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro;
  • una croce astile  a un braccio traverso,  in oro,  posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;
  • un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;
  • un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.

Nel nostro caso si è scelto uno scudo di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le cinque piaghe di Cristo.

 

Descrizione araldica (blasonatura)

dello scudo del Vescovo Angiuli

“Campo di cielo, al castello d’oro aperto del campo, torricellato di tre pezzi, quello di mezzo più alto, finestrati di due dello stesso, fondato su di un monte di verde e sormontato da una stella (7) del secondo”  

Il motto: 

IN LAUDEM GLORIAE

(Ef 1,6)

Interpretazione

Il Castello richiama il Castello normanno-svevo di Sannicandro di Bari (paese natale di Mons. Vito Angiuli) e indica anche il castello di Ugento (sede vescovile della diocesi di Ugento–Santa Maria di Leuca). Il significato simbolico del Castello si riferisce al modo con il quale gran parte della cultura contemporanea intende il rapporto tra l’uomo e Dio. In Franz Kafka, l’uomo è come attraversato da una terribile maledizione che lo ha colpito a sua insaputa e che gli impedisce di entrare nel Castello. Nonostante l’invito ricevuto e il desiderio di entrare nel Castello, l’uomo si sente estraneo ad esso e gli è impossibile varcare la soglia.

Per santa Teresa d’Avila, invece, il Castello indica la presenza di Dio nell’anima e l’unione dell’anima con Dio, meta di ogni autentica vita umana e cristiana. Così Ella scrive: «Possiamo considerare la nostra anima come un Castello fatto di un solo diamante o di un tersissimo cristallo (…). L’anima del giusto non è altro che un paradiso dove il Signore dice di avere le sue delizie  (…). Questo Castello contiene molte mansioni, alcune in alto, altre in basso ed altre ai lati. Nel centro, in mezzo a tutte si trova la principale, che è quella nella quale si svolgono le cose di maggior segretezza tra Dio e l’anima». Il Castello è in oro, il metallo più nobile, simbolo quindi della prima Virtù, la Fede.

Le tre torri del castello indicano le tre persone della Santissima Trinità. Quando l’uomo incontra il Dio vivente di cui parla la Sacra Scrittura e stabilisce una relazione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, il simbolo del Castello acquista un nuovo significato: non indica soltanto che l’uomo è il luogo che Dio ha scelto come sua abitazione, ma rivela anche che Dio è il Castello dove l’uomo trova la sua vera e autentica dimora.

Il Castello si trova situato su un monte, che richiama le parole di Gesù ai suoi discepoli: «Voi siete la luce del mondo; una città posta su un monte non può restare nascosta (…). Risplenda così la vostra luce davanti agli uomini, affinché, vedendo le vostre buone opere, glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» ((Mt 5,14-16).

La stella a sette punte rappresenta la Vergine Maria, colei che guida all’incontro con Gesù. Attraverso di Lui, che è la porta del Castello, l’uomo entra in comunione di amore con la Santissima Trinità. In tal modo, tutta la vita diventa un esercizio per imparare a cantare le lodi di Dio perché, come afferma San Paolo nell’inno della Lettera agli Efesini, ogni cosa, nel tempo e nell’eternità, torni a “lode della sua gloria” (in laudem gloriae, Ef 1,6.12.14).

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