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L'ultima preghiera dei copti uccisi dall'Is

Il vescovo Aziz Mina conferma: i 21 egiziani uccisi in Libia (nella foto Ansa) dai jihadisti dello Stato Islamico come ultime parole hanno pronunciato il nome di Gesù. Intanto, in Egitto, il governo ha proclamato sette giorni di lutto nazionale, iniziative in diverse diocesi, tra digiuni e veglie di preghiera.

​I copti trucidati dai jihadisti dello Stato Islamico in Libia sono morti pronunciando il nome di Cristo. Lo conferma all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Giuzeh. “Il video che ritrae la loro esecuzione  è stato costruito come un'agghiacciante messinscena cinematografica, con l'intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell'orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono "Signore Gesù Cristo".

Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio”.

Intanto, in Egitto, il governo ha proclamato sette giorni di lutto nazionale per i martiri della Libia, mentre in diverse diocesi, tra digiuni e veglie di preghiera, fedeli e Vescovi avanzano la proposta di dedicare a loro nuove chiese.

Il Primo ministro Ibrahim Mahlab ha rivelato che lo stesso Presidente Abdel Fattah al-Sisi ha dato disposizione di costruire a spese dello Stato una chiesa dedicata ai martiri della Libia nella città di Minya, dalla cui regione provenivano la gran parte dei copti decapitati dai jihadisti. Per decreto presidenziale, le famiglie delle vittime del terrore islamista riceveranno un risarcimento in denaro e diverranno titolari di un assegno pensionistico mensile.

© Avvenire, 17 febbraio 2015

 

Il vicario apostolico Martinelli: resto a Tripoli

 

Resterà in Libia anche se la situazione appare sempre più difficile, questa è la sua missione: è la testimonianza di monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, francescano. Lo riporta la Radio Vaticana.

«La comunità internazionale dovrebbe essere capace di lanciare un dialogo con questo Paese che si è diviso e fa fatica a ritrovare innanzitutto l’unità interna - commenta Martinelli -. Cercare di essere strumenti di unità, innanzitutto per il Paese in se stesso e poi per il resto. Abbiamo pensato a prendere il petrolio, abbiamo pensato ai nostri interessi e ci siamo un po’ dimenticati del dialogo umano, sincero, tra le parti». Sulla sua permanenza nel paese e la paura, monsignor Martinelli dice: «Se non ci fosse la fede, non saremmo qui».

© Avvenire, 16 febbraio 2015

 

Il Signore accolga i fratelli cristiani uccisi come martiri

Il Papa a Santa Marta

“Offriamo questa Messa per i nostri 21 fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani”. Così, Papa Francesco all’inizio dell’omelia nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. “Preghiamo per loro – ha proseguito il Pontefice – che il Signore come martiri li accolga, per le loro famiglie, per il mio fratello Tawadros, che soffre tanto”.

Tutti noi siamo capaci di fare del bene, ma anche di distruggere quanto Dio ha fatto.  Il Papa di è soffermato sulla prima Lettura che narra del diluvio universale, ha osservato che l’uomo è perfino capace di distruggere la fraternità e da qui nascono guerre e divisioni. Quindi, ha duramente condannato quegli “imprenditori di morte” che vendono armi a Paesi in conflitto perché la guerra possa continuare.

“L’uomo è capace di distruggere tutto quello che Dio ha fatto”. Francesco ha svolto la sua omelia muovendo dal passo drammatico della Genesi che mostra l’ira di Dio per la malvagità dell’uomo e che prelude al diluvio universale. L’uomo, ha constatato con rammarico, “sembra essere più potente di Dio”, è capace di distruggere le cose buone che Lui ha fatto.

Nei primi capitoli della Bibbia, ha proseguito, troviamo tanti esempi – da Sodoma e Gomorra, alla Torre di Babele – in cui l’uomo mostra la sua malvagità”. Un male che si annida nell’intimo del cuore:
“‘Ma padre, non sia tanto negativo!’ qualcuno dirà. Ma questa è la verità. Siamo capaci di distruggere anche la fraternità: Caino e Abele nelle prime pagine della Bibbia. Distrugge la fraternità. E’ l’inizio delle guerre, no. Le gelosie, le invidie, tanta cupidigia di potere, di avere più potere. Sì, questo sembra negativo, ma è realista. Ma prendete un giornale, qualsiasi - di sinistra, di centro, di destra… qualsiasi. E vedrete che più del 90% delle notizie sono notizie di distruzione. Più del 90%. E questo lo vediamo tutti i giorni”.

“Ma cosa succede nel cuore dell’uomo?”, si è chiesto Francesco. Gesù, ha detto, ci ricorda che “dal cuore dell’uomo escono tutte le malvagità”. Il nostro “cuore debole”, ha proseguito, “è ferito”.
Imprenditori di morte vendono armi a chi è in guerra.

C’è sempre, ha soggiunto, una “voglia di autonomia”: “Io faccio quello che voglio e se io ho voglia di questo, lo faccio! E se per questo voglio fare una guerra, la faccio!:

“Ma perché siamo così? Perché abbiamo questa possibilità di distruzione, questo è il problema. Poi, nelle guerre, nel traffico delle armi… ‘Ma, siamo imprenditori!’ Sì, di che? Di morte? E ci sono i Paesi che vendono le armi a questo, che è in guerra con questo, e le vendono anche a questo, perché così continui la guerra. Capacità di distruzione. E questo non viene dal vicino: da noi! ‘Ogni intimo intento del cuore non era altro che male’. Noi abbiamo questo seme dentro, questa possibilità. Ma abbiamo anche lo Spirito Santo che ci salva, eh! Ma dobbiamo scegliere, nelle piccole cose”.

© Avvenire, 17 febbraio 2015

 

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