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«La nostra culla è il grembo della vita del terzo millennio»

Parla don Antonio Ruccia, parroco di San Giovanni Battista in Bari che con la comunità e il primario di neonatologia del Policlinico Nicola La Forgia, ha voluto un luogo che accogliesse la vita: la culla termica. Lì in luglio è stato adagiato il piccolo Luigi. Su Famiglia Cristiana (n.6) in edicola, il racconto del suo ritrovamento.

È nata nel 2015 la culla termica ospitata nella parrocchia di San Giovanni Battista in Bari per volontà della comunità, del parroco don Antonio Ruccia e in accordo con il primario di neonatologia del Policlinico della città Nicola La Forgia. «Con l'intento di dialogare con il mondo, di essere un segno di accoglienza e di nuova evangelizzazione. La culla ci dà l'opportunità di metterci in relazione con i lontani, tutti coloro che con superficialità o con difficoltà vivono il contatto con la vita ecclesiale. Infatti, l'arrivo di Luigi, il bimbo che è stato lasciato nella culla il 19 luglio scorso, ha permesso a tanti di rivalutate il senso della vita, della maternità e della paternità. Molte coppie mi hanno telefonato per dirmi che non solo lo desideravano, ma si mettevano a disposizione del bambino. Un segno di nuova evangelizzazione per i giovani perché hanno colto l'importanza della vita e non lo spreco che molto spesso della stessa vita viene fatto in età nascente».

Dall'esperienza di Luigi nasce anche un libro È vita (edito Pozzo di Giacobbe) il cui sottotitolo è Storia di un bambino scartato, abbandonato... affidato. «Perché questo bambino non è stato abbandonato nella culla, ma consegnato alla comunità parrocchiale; chi lo ha lasciato ha voluto metterlo nel grembo della Chiesa affinché non fosse scartato». All'interno del libro, oltre all'enorme materiale pubblicato sulla stampa, sul web e nei servizi televisivi nel giro di 36 ore, «Interventi di persone con ruoli significativi: monsignor Pietro Maria Fragnelli, presidente della commissione Famiglia, Giovani e Vita della Cei; Emilio Benato, presidente dell'Associazione aiuto bambini di Betlemme; Marco Griffini, Aibi; Nicola La Forgia, primario di neonatologia del Policlinico di Bari; Guido Saraceni, prof di Filosofia del diritto all'università di Teramo; Miranda Zerlotin, docente di Filosofia del diritto all'università di Bari, Hans Zoller, presidente del Centro di protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della pontifica commissione di tutela dei minori; oltre a me ovviamente».

Interventi da punti di vista diversi per dire che «La culla è l'immagine, l'icona degli schiodanti che accolgono la vita senza disperderla. La Chiesa del terzo millennio non dovrà più essere dei piangenti con le sue norme grette, ma di schiodanti che tolgono i crocifissi ancora conficcati nella terra e rendono il mondo un mondo in cui possiamo e dobbiamo diventare tutti fratelli. Più togliamo la gente dai drammi della loro vita e più comunichiamo l'amore di Gesù. Ecco perché la culla è una mano tesa verso tutti quasi a dover dire che il problema non è di chi lascia il bambino o lo accoglie, ma di tutti quanti. La culla termica ci provoca a essere responsabili e soprattutto coinvolgenti per dare credito al futuro. Ogni vita che nasce è infatti un libro aperto sul futuro che non va mai macchiato, ma colorato di bellezza».

Chiara Pelizzoni

© www.famigliacristiana.it, giovedì 4 febbraio 2021
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