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La Prima Comunione di Chiara

I fedeli, se guidati, possono essere più maturi di quello che si pensa. Comprendono anche se poi lo esprimono con linguaggi diversi da quello delle parole.

"Mamma, mamma, voglio vedere Chiara. VOGLIO VEDERE CHIARA!".

Ultima fila di una affollata chiesa di domenica mattina, ci sono le comunioni.

Secondo turno, una trentina di bimbetti, maschi e femmine vestiti nel loro saio bianco.

Le catechieste, la suora e il giovane sacerdote, don Massimo, mettono a punto la celebrazione. Si provano i canti, si tengono a bada, più che i piccoli i loro genitori parenti zie cugine che sono più agitati di loro.

Jessica ad esempio non sta nella pelle perché sua cugina Chiara fa la comunione. Lei è più piccola e la mamma le sussurra nell'orecchio "tra qualche anno al posto di Chiara ci sarai anche tu".

Sono decisamente impazienti tutte e due e anche un po' ciarlone, tanto che la vicina di posto si lamenta ripetutamente con loro chiedendo di fare silenzio.

Don Massimo, prima della celebrazione, ricorda a tutti, credenti e non, di vivere ognuno a modo proprio, ma nel rispetto di chi prega, la celebrazione. Lo chiede soprattutto per i bambini.

Niente pressioni di fotografi improvvisati che facciano sentire i piccoli più delle star che quelli che stanno per ricevere l'unico vero Pane. Solo uno, discreto, li accompagna con gli scatti.

"Chiara, Chiara!!!" Continua a cercarla la piccola Jessica. È troppo piccola e da lontano non la vede.

Intanto il sacerdote sta facendo l'omelia e nella spiegazione coinvolge i bambini facendo loro domande, senza trascurare di far passare alcuni concetti importanti. Anche nella lettura del Vangelo si è fatto aiutare dai bambini.

"È troppo lunga però!" sbotta la mamma di Chiara, che, si sa, per molti non sono queste le cose principali in un giorno così, eppure se stessero ad ascoltare meglio non le troverebbero lontane.

Al momento della comunione i bimbi vengono chiamati sull'altare. Una musica d'organo accompagna la loro "prima volta".

E così piangono in tre: Chiara, sua madre e anche l'amica del cuore di Chiara e Jessica, Francesca. A dire il vero piange lei per prima e tutte le altre a ruota. La vicina le guarda con tenerezza

Qualche giorno dopo dalla celebrazione sul computer di don Massimo, nella casella di posta elettronica, arriva l'email della mamma di Chiara

Caro don

non possiamo descrivere con le parole che cosa ha voluto dire per i nostri bambini vivere la prima comunione in un modo così raccolto e particolare.

Erano tranquilli, sereni, ed anche la scelta di donare l'equivalente dei regali che avrebbero ricevuto ai piccoli dell'orfanatrofio in Terra Santa, che hanno conosciuto solo attraverso le foto fatte lo scorso anno dai parrocchiani pellegrini, è stato un gesto che hanno fatto con consapevolezza e contentezza. Non è facile di questi tempi capire che se tu hai molto devi donare. I bambini spesso sono le prime vittime del consumismo.

Eppure è successo, eppure è così, eppure credo che ogni tanto occorre andare contro corrente e rischiare. Quante vuote celebrazioni di maggio più che prime comunioni si riducono ad una fiera delle vanità. E voi preti impotenti siete piegati di fronte alle carovane della messa una volta all'anno.

No, don Massimo, tu questo non l'hai permesso. E lo hai fatto con uno stile, cercando di dare la Parola ai piccoli, ma anche ai grandi, non banalizzando per abbassare il livello, ma facendo passare i concetti che ti stavano a cuore. Perché i fedeli, se guidati, possono essere più maturi di quello che si pensa. Capiscono e comprendono anche se poi lo esprimono con linguaggi diversi da quello delle parole. Pensa che la cuginetta di Chiara, sua mamma e la sua migliore amica si sono tanto commosse! È un modo forse un po' semplicione di comunicare, ma sono certa che voglia dire che qualcosa è rimasto in loro!

Sappi che di questa coerenza noi mamme ti saremo sempre grate.

Con riconoscenza

Ottavia

Francesca Lozito

© www.vinonuovo.it, 21 maggio 2011

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