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La resurrezione sostiene la nostra speranza e la trasforma in gesti di carità

«La tomba vuota vuole sfidare, smuovere, interrogare, ma soprattutto vuole incoraggiarci a credere e ad aver fiducia che Dio “avviene” in qualsiasi situazione, in qualsiasi persona, e che la sua luce può arrivare negli angoli più imprevedibili e più chiusi dell’esistenza. È risorto dalla morte, è risorto dal luogo da cui nessuno aspettava nulla», dice papa Francesco nell'omelia della veglia pasquale

Il silenzio complice, il silenzio che rinnega, il silenzio della morte. Papa Francesco, nell’omelia della veglia pasquale, spiega il silenzio con il quale è cominciata la celebrazione. Sul sagrato di San Pietro, nel freddo e nell’oscurità, metafora per sentire tutto il peso «del silenzio davanti alla morte del Signore, un silenzio in cui ognuno di noi può riconoscersi e che cala profondo nelle fenditure del cuore del discepolo che dinanzi alla croce rimane senza parole».

Nelle ore cruciali che seguono la morte di Gesù ciascuno prende coscienza delle proprie azioni nei momenti cruciali della passione: «Di fronte all’ingiustizia che ha condannato il Maestro, i discepoli hanno fatto silenzio; di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite dal Maestro, i discepoli hanno taciuto. Durante le ore difficili e dolorose della Passione, i discepoli hanno sperimentato in modo drammatico la loro incapacità di rischiare e di parlare in favore del Maestro; di più, lo hanno rinnegato, si sono nascosti, sono fuggiti, sono stati zitti».

E dopo la paralisi e lo smarrimento. Gli stessi che possiamo provare oggi di fronte una realtà che ci fa sentire «e, ciò che è peggio, credere che non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli».

Il Papa invita a respingere la «routine schiacciante che priva della memoria, fa tacere la speranza e lo abitua al “si è fatto sempre così”», a non abituarsi alle parole di Caifa: «Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!».

I nostri silenzi sono rotti dal grido delle pietre, dalla pietra del sepolcro rotolata via che, per prima, annuncia la resurrezione  «Fu il creato», spiega Bergoglio, «il primo a farsi eco del trionfo della Vita su tutte le realtà che cercarono di far tacere e di imbavagliare la gioia del vangelo. Fu la pietra del sepolcro la prima a saltare e, a modo suo, a intonare un canto di lode e di entusiasmo, di gioia e di speranza a cui tutti siamo invitati a partecipare».

Non bisogna avere paura; «La tomba vuota vuole sfidare, smuovere, interrogare, ma soprattutto vuole incoraggiarci a credere e ad aver fiducia che Dio “avviene” in qualsiasi situazione, in qualsiasi persona, e che la sua luce può arrivare negli angoli più imprevedibili e più chiusi dell’esistenza. È risorto dalla morte, è risorto dal luogo da cui nessuno aspettava nulla e ci aspetta – come aspettava le donne – per renderci partecipi della sua opera di salvezza. Questo è il fondamento e la forza che abbiamo come cristiani per spendere la nostra vita e la nostra energia, intelligenza, affetti e volontà nel ricercare e specialmente nel generare cammini di dignità. Non è qui. È risorto! È l’annuncio che sostiene la nostra speranza e la trasforma in gesti concreti di carità».

Possiamo affrontare «i problemi attuali, perché sappiamo che non siamo soli. Celebrare la Pasqua significa credere nuovamente che Dio irrompe e non cessa di irrompere nelle nostre storie, sfidando i nostri determinismi uniformanti e paralizzanti. Celebrare la Pasqua significa lasciare che Gesù vinca quell’atteggiamento pusillanime che tante volte ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza.

La pietra del sepolcro ha fatto la sua parte, le donne hanno fatto la loro parte, adesso l’invito viene rivolto ancora una volta a voi e a me: invito a rompere le abitudini ripetitive, a rinnovare la nostra vita, le nostre scelte e la nostra esistenza. Un invito che ci viene rivolto là dove ci troviamo, in ciò che facciamo e che siamo; con la “quota di potere” che abbiamo».

Annachiara Valle

© www.famigliacristiana.it, sabato 31 marzo 2018

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