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Ladri-vandali nella chiesa rubate anche le campane

Un calice in legno e sfoglie di pane azzimo consacrate è tutto quello che resta della razzia consumata nel corso della notte tra venerdì e sabato all’interno dell’Oasi di San Martino, in via Camillo Rosalba.

Alla fine hanno lasciato solo una pisside (il calice nel quale vengono conservare le ostie - n.d.r.), quella in legno, tra le tante in metallo che erano custodite nella sacrestia. Per mettere le mani sul calice più prezioso hanno invaso l’altare, profanato il tabernacolo e versato le ostie che sono state ritrovate intatte (non c’è stato sacrilegio) sull’altare. Un calice in legno e sfoglie di pane azzimo consacrate è tutto quello che resta della razzia consumata nel corso della notte tra venerdì e sabato all’interno dell’Oasi di San Martino, in via Camillo Rosalba. Luogo di incontro e di preghiera, ospita corsi per il diaconato permanente e i Ministeri istituiti, organizzati dall’Arcidiocesi di Bari e tenuti da don Vito Bitetto, vicario episcopale.

Nella chiesa, ogni domenica si celebra la santa messa e nel salone si raduna la vasta comunità che da anni frequenta l’oasi. Gli autori del saccheggio hanno passato al setaccio ogni ambiente, ogni stanza, ogni angolo, anche quello più nascosto della struttura portando via qualunque cosa potesse avere un valore economico o essere utilizzato, riciclato, sfruttato.

I ladri hanno potuto agire indisturbati. Si presume siano entrati dal piccolo cancello che si trova nella parte posteriore dell’oasi e, dopo aver fatto razzia e devastato, sono invece usciti dal portone principale. Per portare via il «bottino» hanno sicuramente utilizzato un camion, un furgone sul quale hanno caricato le pissidi, gli arredi sacri, le due campane in bronzo della chiesa, altre due, molto più piccole che i fedeli utilizzano nel parco per avvertire dell’inizio della messa.

Ancora, l’impianto di proiezione e quello di amplificazione, oggetti in metallo di varia foggia e utilità, un portaombrelli in metallo. Poi alcuni arredi esterni ma anche le vanghe, i rastrelli, i secchi e gli annaffiatoi utilizzati per i lavori di giardinaggio. Infine i pupi del presepe che erano custoditi in alcuni armadi. Si sono portati via persino la carta igienica, i detersivi e tutti i fustelli dell’acqua minerale.

Lavorando con la complicità delle tenebre hanno trasformato quell’oasi in un deserto. In una notte hanno mandato il fumo 40 anni di lavoro, quello dei volontari dell’associazione San Martino (che si ritrovano ogni sera nell’oasi) e di tutti coloro che per fede e per amore, senza alcun tornaconto, hanno dato il loro contributo (anche materiale dopo la ristrutturazione operata dall’Arcidiocesi) per migliorare e arricchire questo luogo di preghiera, di formazione, di riflessione.

Il primo ad arrivare ieri mattina è stato proprio don Vito Bitetto che ha immediatamente dato l’allarme, informando dell’accaduto polizia e carabinieri.

La scientifica ha eseguito nel corso della mattinata i rilievi, cercando tracce che possano aiutare nella ricerca degli autori di questo furto. Il valore economico degli oggetti portati via supera, stando ad una stima approssimata per difetto, i 50 mila euro. I responsabili di questo scempio hanno agito ben sapendo quello che avrebbero trovato. Non si tratta dell’incursione di un gruppo di sbandati ma di gente organizzata che probabilmente, per smaltire il bottino, può accedere senza difficoltà a canali di ricettazione collaudati. Dalle statuine del presepe, al proiettore, alle campane in bronzo, tutto ha mercato.

Altre volte in passato i ladri aveva visitato l’oasi, portando via poche cose. Questa volta però i banditi hanno agito con la stessa meticolosità di una società di traslochi.

Il professor Gaetano Piepoli - che è stato preside della Facoltà di Giurisprudenza, ex senatore e già presidente della Fiera del Levante - è uno dei componenti dell’associazione San Martino. «Siamo senza parole - dice alla “Gazzetta” - devastati dallo scempio di questo luogo che abbiamo costruito con sacrificio e impegno in 40 anni. A parte il valore materiale degli oggetti portati via per noi c’è anche un valore affettivo, simbolico. Hanno lasciato solo i libri».

Luca Natile

© www.lagazzettadelmezzogiorno.it, 2 febbraio 2014

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