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Le famiglie meno «schiave» della tv

La forchetta in una mano; il telecomando nell’altra; e intorno alla tavola le voci della tv che sostituiscono il dialogo domestico. Se c’è un’icona che per anni ha raccontato le famiglie italiane davanti al piccolo schermo e che è stata al centro di studi accademici o di allarmi sociali, è quella di genitori e figli che in silenzio pranzano o cenano col televisore acceso.

Preistoria televisiva, ormai. Con l’elettrodomestico per eccellenza che diventa «intelligente» e uno dei tanti display a portata di touch, l’idea di mangiare di fronte alla tv ha imboccato il viale del tramonto. Gran parte delle famiglie ha abbandonato questa prassi che rimane nel 15% delle case della Penisola. Perché con il piccolo scherzo si preferisce fare altro: la metà degli italiani si siede a due passi dal televisore per divertirsi e scherzare con gli amici o i parenti; un terzo lo utilizza per chattare o entrare nei social network; il 45% ama navigarci su Internet. Insomma, non più solo tv con il televisore.

Lo spiega la ricerca di Gfk-Eurisko, voluta dalla Samsung, per capire come sono cambiate le abitudini legate allo schermo di casa e ipotizzare la televisione del futuro. In tre mesi sono state interviste 800 persone fra i 30 e i 54 anni che hanno delineato un cambio di rotta nel rapporto con i palinsesti e l’apparecchio.

Il 70% sogna una tv da guardare a «modo mio». In pratica, non si gradisce più una programmazione preconfezionata dai grandi network che viene sostituita da un’agenda personalizzata creata col televisore collegato a Internet. Del resto il 66% del campione dichiara di non voler perdere tempo a cercare trasmissioni di proprio gradimento. È la fine dello zapping col telecomando. Subentra il dialogo fra tv, computer e smartphone fondato sul clic. Il 74% vuole eliminare il «superfluo» dai palinsesti, ossia ciò che non rientra nei propri gusti. E più della metà ha come obiettivo il «controllo reale» della programmazione televisiva dal salotto. Per questo il 53% confida che, se dovesse comprare un nuovo televisore, punterebbe sulla smart tv.

«Le scelte sono fortemente influenzate dalla tecnologia che oggi è davvero in grado di segnare nuove tendenze socio-culturali», spiega Edmondo Lucchi di Eurisko. Ecco gli effetti della rivoluzione digitale che ha trasformato non solo il mercato televisivo ma anche gli stili di vita. Lo ammettono le famiglie stesse quando – nel 66% dei casi – sostengono che lo sviluppo hi-tech ha lasciato loro mano libera con lo schermo. L’81% fa sapere di non comprare o noleggiare più dvd se il televisore entra in Rete. E quasi il 40% si affida al web per rivedere programmi già andati in onda, guardare trasmissione in streaming, tuffarsi in un film a qualsiasi ora. Come se non bastasse, l’84% ritiene la tv un strumento di condivisione dei contenuti che possono passare dall’intimità del cellulare a tutta la famiglia.

Il terremoto dell’audience è stato descritto anche dal Politecnico di Milano e dallo studio Frasi nell’indagine sugli ultimi dieci anni di tv in Italia. Il prime time, ossessione di editori e autori televisivi che scommettevano tutto sul successo dei programmi in prima serata, ha lasciato il posto al my time, vale a dire alla regola di scegliere i contenuti, decidere i tempi, individuare i dispositivi su cui vederli. E sta nascendo un mercato unico dell’intrattenimento con gli operatori che si contendono il pubblico non solo attraverso il piccolo schermo ma anche su tablet, telefonini e pc.

Giacomo Gambassi

© Avvenire, 14 settembre 2013

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