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Lettera ai più piccoli. Cari bambini, siate pazienti e vedete bontà e bellezza

Vogliamo sconfiggere il coronavirus. È questione di tempo, ma ce ne sbarazzeremo. Poi voi tornerete a scuola, i vostri genitori andranno a lavorare come hanno sempre fatto

Cari bambini,

molti di voi speravano di tornare a scuola oggi, lunedì 16 marzo, invece sapete già che il rientro nelle aule è rimandato ad aprile. Dovete essere pazienti. Essere pazienti non vuol dire essere rassegnati, deboli, sfiduciati. Al contrario, vuol dire essere fiduciosi, resistenti, coraggiosi. Chi è paziente è uno che sa affrontare le difficoltà e i sacrifici, sapendo che serviranno ad ottenere i risultati che si aspetta dai suoi sforzi.

Noi cosa ci aspettiamo dai sacrifici che, grandi e piccoli, stiamo facendo in queste settimane? Vogliamo sconfiggere il coronavirus. È questione di tempo, ma ce ne sbarazzeremo. Poi voi tornerete a scuola, i vostri genitori andranno a lavorare come hanno sempre fatto, i giardini e i parchi si riempiranno di nuovo di mamme, di papà, di nonni e di bambini, abbracceremo senza timore le persone cui vogliamo bene.

Dai giornali, dalla televisione, da internet non arrivano soltanto notizie tristi e malinconiche. Arrivano anche notizie belle. Non è una notizia bella sapere che tanti ragazzi più grandi di voi si rendono disponibili ad aiutare gli anziani e i più deboli, facendo loro la spesa senza costringerli ad uscire di casa? O procurando e consegnando a domicilio i medicinali di cui hanno bisogno? Non è confortante vedere che i giovani aiutano i vecchi, che i nipoti si mettono al servizio dei nonni, che le generazioni si sentono unite nel momento del bisogno? La vita prospera e regala gioie se ci sentiamo tutti responsabili gli uni degli altri. Ce ne stavano dimenticando negli ultimi tempi. Questa prova difficile ce lo ha ricordato e ci sta rendendo migliori e più forti.

In questi giorni la primavera si fa sentire con più vigore. La temperatura si addolcisce, alcune piante sono già fiorite, i rami degli alberi cominciano a gonfiarsi di gemme impazienti di schiudersi. La primavera non è meno bella perché dobbiamo guardare dalle finestre e dai balconi i viali alberati o i giardinetti con le loro panchine deserte. Quelli di voi, invece, che vivono in campagna, in contatto più diretto con la natura, potranno deliziarsi non solo con i suoi colori, ma assaporarla anche con i suoi profumi. Noi che viviamo in città annuseremo quelli che il vento ci porterà in casa.

La vita scorre, non si arresta, ci chiede di partecipare con entusiasmo, passione, coraggio. Nessuno deve tirarsi indietro, perché questo mondo è di tutti, quindi anche nostro.

Angelo Petrosino

© Avvenire, martedì 17 marzo 2020