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L'unione fa la forza: Bologna ridisegna la diocesi

Non più singole parrocchie (che comunque continueranno a vivere) ma zone pastorali che faranno capo a un’unica Collegiata che terrà i fili e coordinerà tutte le attività ecclesiali. Una necessità generata dalla crisi delle vocazioni? Il vescovo lo esclude, anche se ammette che un terzo dei sacerdoti della diocesi ha superato i 75 anni

Si è concluso con un annuncio a sorpresa  il Congresso eucaristico della diocesi bolognese, benedetto dalla visita di Papa Francesco. Qualcuno l’ha recepita come una mezza rivoluzione. Con una lettera pastorale consegnata alle parrocchie infatti l’arcivescovo Matteo Zuppi ha di fatto “ridisegnato” la mappa della diocesi di Bologna, che non sarà più organizzata per parrocchie ma per “zone pastorali”, ossia per distretti.

In pratica più comunità parrocchiali faranno capo a un’unica chiesa Collegiata che terrà i fili e coordinerà tutte le attività ecclesiali. Saranno rivisti anche i confini dei vicariati, che saranno divisi in quattro settori. Centro storico, periferia, pianura e montagna.

Le parrocchie continueranno ad esistere “per garantire identità e riferimento per le varie comunità cristiane”, ha precisato l’arcivescovo, anche se non ha escluso che qualcuna possa anche sparire. Nella nuova mappatura in ogni caso le parrocchie vicine dovranno collaborare tra di loro per unificare le diverse attività come per esempio i gruppi giovani, la Caritas, la formazione dei catechisti. Inoltre, continua la lettera pastorale, affinché i problemi amministrativi delle singole parrocchie non appesantiscano la vita dei parroci, i consigli per gli affari economici, che sono obbligatori, “potranno essere anche unici per zone pastorali o per realtà legate da storia e territorio”.

In pratica nei prossimi dieci anni la fisionomia della diocesi è destinata a cambiamenti radicali. Su questo piano di riassetto, ha assicurato il vescovo, ci saranno però diversi momenti di verifica  e “tutte le comunità saranno coinvolte”.

Una necessità generata dalla crisi delle vocazioni? Il vescovo lo esclude, anche se ammette che un terzo dei sacerdoti della diocesi ha superato i 75 anni di età e che di conseguenza la chiesa bolognese sta vivendo una vera e propria trasformazione. “Non siamo interessati ad amministrare un ripiegamento, ma a individuare modi e strumenti per poter raggiungere tutti”, chiarisce, “non vogliamo essere prigionieri di una logica di funzionalità che non tiene conto della realtà e della storia di ogni singola realtà o parrocchia".

“Alcuni preti hanno sette parrocchie, qualche comunità si sente abbandonata. La struttura ecclesiale attuale appare non sufficiente a rispondere alle nuove domande", continua, ma la trasformazione in atto "va vissuta come un'opportunità, senza cedere a inutili lamentele".

La lettera pastorale si conclude con l’invito dell’arcivescovo ad aprire sempre di più alla collaborazione con i laici. "La chiesa è ancora troppo clericale”, denuncia Zuppi, “ i sacerdoti sono necessari, ma non servono laici clericalizzati o clero laicizzato. Servono corresponsabilità e comunione. Dobbiamo perdere la diffidenza verso l'autentica responsabilità dei laici, né ridurla alla consulenza su questioni materiali o mondane".

Simonetta Pagnotti

© www.famigliacristiana.it, mercoledì 11 ottobre 2017

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