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Migranti: in gioco c’è il presente e il futuro della famiglia umana

Ecco la lezione che insegna Francesco con il suo messaggio per la Giornata dei Migranti: cogliere la realtà è opportuno, descriverla e farla comprendere è saggio. Quanto è dirompente, posto che le coscienze siano vigili e non intorpidite, è la frase seguente che, se fossimo in tempi in cui il latino era valutato, andrebbe segnata rubro lapillo: non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. Quindi la compassione, il disagio, la sim-patia, con cui guardiamo a queste persone sofferenti, ai gruppi a dir poco cenciosi, a chi è stato a mollo per ore pur di salvarsi, devono cedere dinanzi a questa affermazione: tutti noi

Fra le tante parole che subissano le nostre giornate, scritte o udite, molte sono proprio caduche o del tutto inutili. Volendo osservare un segmento o un particolare si perde di vista l’insieme in cui è inserito che impone la giusta valenza a quanto si vuole asserire.

Ecco la lezione che insegna Francesco con il suo messaggio per la Giornata dei Migranti: cogliere la realtà è opportuno, descriverla e farla comprendere è saggio. Quanto è dirompente, posto che le coscienze siano vigili e non intorpidite, è la frase seguente che, se fossimo in tempi in cui il latino era valutato, andrebbe segnata rubro lapillo:

non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana.

Quindi la compassione, il disagio, la sim-patia, con cui guardiamo a queste persone sofferenti, ai gruppi a dir poco cenciosi, a chi è stato a mollo per ore pur di salvarsi, devono cedere dinanzi a questa affermazione: tutti noi. (Ancora in rubro lapillo).

Solo allora compassione, disagio, sim-patia, acquisiranno la loro valenza precisa e ineludibile.

Una volta di più… parole? E non in rubro lapillo ma passate sotto un cancellino… solo il coinvolgimento fa scattare due possibili reazioni: difendersi con l’aggressione e il rifiuto (anche perché da noi le cose non è che funzionino proprio egregiamente) oppure domandarsi seriamente come intervenire.

I verbi di Francesco si stagliano e possono incidersi nella coscienza e nel quotidiano più umile ma diventare fruttuosi, generando umanità:

  • Accogliere: dal soccorso in mare che si impara non appena si sgambetta per la prima volta nell’acqua marina e tutta la distesa del mare si dilata fino all’orizzonte. Da sempre una cultura che voglia dirsi umana ha portato soccorso a chi cade in mare indipendentemente dalle ragioni o dalla (s)ragioni, dal versante nemico o da quello dell’alleato. Ed è solo il primo passo perché accogliere significa aprire la propria casa, quella della propria persona, del proprio ego, all’ascolto, all’accettazione, per giungere a trovare un tetto, un pasto caldo, indumenti che rendano dignità a chi è diventato cencioso.
  • Proteggere: indubbiamente dal pericolo mortale, dalla fame e dalla sete ma ancora di più da quegli innumerevoli pregiudizi (magari dormienti) che albergano nella nostra mentalità. Colore, usi e costumi, che possono suscitare diffidenza o addirittura timore. Proteggere l’identità altrui mentre, nel contempo, si proteggono i nostri connazionali dal perdere la loro dignità umana e cadere nel laccio degli istinti animaleschi, chiedendo perdono a quegli animali che sanno darci grandi lezioni di protezione ai cuccioli, agli animali feriti.
  • Promuovere: non immobilizzare i propri simili in stie da allevamento coatto, dietro recinzioni di fil di ferro, in una sorta di finta libertà mentre sono ancora di più alla mercé altrui. Saper individuare i talenti, le doti, le aspirazioni e creare spazi in cui poterle affinare, plasmando un futuro in cui ciascuno e ciascuna possa dare il meglio di sé e scopra quale missione il Creatore gli e le ha affidato nel proprio percorso di esistenza, per la Sua gloria indubbiamente ma anche per la nostra crescita armoniosa.
  • Integrare: se l’animo non cova invidia o gelosia l’integrazione trova i suoi spazi vitali non di servaggio affidando lavori che noi, persone colte e mature socialmente, non vogliamo più eseguire; non di sfruttamento perché la loro posizione è tale che tutto deve, assolutamente, andare bene purché impingui le tasche dell’imprenditore (lo chiamiamo con il suo nome di fama storica? Negriero).

Ben al contrario nella piena e radicale condivisione dei beni che ci sono stati donati dal Creatore e che noi abbiamo ricevuto perché ricadessero su tutti indistintamente.

I verbi riguardano la sintassi o la grammatica? Comunque sia, non possiamo espellerli dalla lingua e dalla mente, pena ritrovarci con un’etichetta zoologica e non umana. Ad ognuno la scelta.

Persona. Rubro lapillo!

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