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Nello stato di New York la peggior congiura contro la vita

Negli Usa un disegno di legge consente di abortire in qualsiasi momento successivo alle 24 settimane di gravidanza, in caso di rischio per la salute della donna o in caso di grave malattia del figlio. Prevale l'aberrante concetto che “persona è un essere umano che è nato e che è vivo” e si ignora così il bambino che sta venendo al mondo

Negli USA, in una contrapposizione spesso assai accesa tra repubblicani e democratici, il tema dell’aborto è sempre stato fonte di profonda inquietudine e di vivaci dibattiti.

In questo contesto si colloca il disegno di legge approvato dal Senato di New York il 22 gennaio scorso. Dopo diversi anni di resistenza da parte dei Repubblicani, il Senato di New York, dove o scenario politico è mutato, ha approvato il “Reproductive Health Act” che, intervenendo sulla normativa riguardante la salute pubblica, afferma che “every individual who becomes pregnant has the fundamental right to choose to carry the pregnancy to term, to give birth to a child, or to have an abortion” (“Ogni individuo che rimane incinta ha il diritto fondamentale di scegliere di portare la gravidanza a termine, di dare alla luce un bambino, o di avere un aborto”). Si noti che non si parla né di “madre” e neanche di “donna”, ma di “individuo”.

         Su questa premessa, il disegno di legge consente di abortire in qualsiasi momento successivo alle 24 settimane di gravidanza, in caso di rischio per la salute della donna (il concetto di salute è molto esteso e include anche la salute psichica) o in caso di grave malattia del figlio. La novità rispetto al regime precedente è l’allargamento della possibilità di abortire dopo le 24 settimane, prima ammesso solo in caso di grave pericolo per la vita della madre. Inoltre, le nuove disposizioni eliminano ogni riferimento all’aborto dal codice penale e stabiliscono che qualsiasi operatore sanitario può praticare gli aborti, non essendo necessario essere medici. Quanto appena descritto è conseguenza di un pensiero materializzatosi nella legge con queste parole: “Person means a human being who has been born and is alive”: “persona è un essere umano che è nato e che è vivo”.

         Ci troviamo di fronte ad una delle espressioni più sovversive della “congiura contro la vita” (“cultura dello scarto”) che, per diffondere in tutto il mondo la cultura abortista, si avvale, come è noto, di organizzazioni internazionali fortemente finanziate come l’International Planned Parenthood Federation che molto si è data da fare per ottenere questa legge.

L’abortismo deve dimenticare - o almeno ignorare - il bambino non ancora nato. E, allora, con reazioni scomposte, menzogna e censura, tenta di coprire la semplice verità che si tratta di un figlio, di un essere umano a pieno titolo, di uno di noi, insomma. Ecco quindi che si fa largo, come in passato per gli schiavi, le donne, i “neri”, gli ebrei, l’uso discriminatorio del concetto di persona. Terribile ipocrisia che manipola il pensiero e le coscienze. Per il moderno principio di uguaglianza, persona è l’altro nome dell’uomo. Ogni distinguo che fa leva su diversità di valore dell’esistenza umana è una falsificazione dei diritti dell’uomo secondo cui il Presidente della Repubblica ha la stessa dignità dell’ultimo povero; il vincitore delle olimpiadi ha lo stesso diritto di vivere del disabile; il premio Nobel è uguale in dignità al malato di mente; il migrante al cittadino; l’uomo già nato a colui che è in viaggio verso la nascita.

Marina Casini Bandini

© www.famigliacristiana.it, mercoledì 30 gennaio 2019

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