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Papa Francesco: la vita consacrata non è giocare al ribasso

“La vita consacrata non è sopravvivenza, è vita nuova”. Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata nella Basilica Vaticana, ricorda il senso della chiamata del Signore nel giorno in cui la Chiesa celebra la Giornata della Vita Consacrata

Dal buio alla luce, dal nulla al tutto. Nella fiamma di ogni singola candela che rischiara la Basilica di San Pietro c’è il “per sempre” detto a Gesù. Un sì che cambia il destino, che scombina i piani, che agita i cuori e che la Chiesa ricorda oggi nella Giornata della vita consacrata, nella Festa della Presentazione del Signore. La processione apre la celebrazione presieduta da Papa Francesco che, nell’omelia, si sofferma sull’incontro con Gesù, “la fonte” di ogni cosa, uno sguardo che trasforma “l’acqua della quotidianità” nel “vino della novità”.

Vita consacrata, tempo di incontro

L’incontro con Dio non è “ogni tanto, ma ogni giorno”. Seguirlo – spiega il Papa – è “una scelta quotidiana”, che non avviene “virtualmente” ma nella vita vera che diventa “armoniosa” perché accoglierlo significa rendere il Signore “centro di tutto, cuore pulsante di ogni cosa”.

Con Gesù si ritrova il coraggio di andare avanti e la forza di restare saldi. L’incontro col Signore è la fonte. È importante allora tornare alle sorgenti: riandare con la memoria agli incontri decisivi avuti con Lui, ravvivare il primo amore, magari scrivere la nostra storia d’amore col Signore. Farà bene alla nostra vita consacrata, perché non diventi tempo che passa, ma sia tempo di incontro.

Un fiore che non appassisce

Francesco ricorda che l’incontro con Dio non è “una questione privata” ma avviene “nel popolo credente”, con giovani e anziani capaci di camminare insieme e di dare linfa alla chiamata ricevuta. “La vita consacrata - afferma - sboccia e fiorisce nella Chiesa; se si isola appassisce”, “ristagna quando si cammina da soli, quando si resta fissati al passato o ci si butta in avanti per cercare di sopravvivere”.

Oggi, festa dell’incontro, chiediamo la grazia di riscoprire il Signore vivo, nel popolo credente, e di far incontrare il carisma ricevuto con la grazia dell’oggi.

La doppia chiamata

Legge e Spirito: sono le due direttrici che il Papa indica, incarnandole nella figura di Giuseppe e Maria che rispondono alla chiamata di Dio con l’offerta umile di “due tortore o due colombi”; e di Simeone e Anna, gli anziani che accolgono la novità dello Spirito.

Tutti siamo chiamati a una duplice obbedienza: alla legge – nel senso di ciò che dà buon ordine alla vita – e allo Spirito, che fa cose nuove nella vita. Così nasce l’incontro col Signore: lo Spirito rivela il Signore, ma per accoglierlo occorre la costanza fedele di ogni giorno. Anche i carismi più grandi, senza una vita ordinata, non portano frutto. D’altra parte, le migliori regole non bastano senza la novità dello Spirito: legge e Spirito vanno insieme.

La fedeltà nelle cose concrete

La via dell’incontro con Gesù è fatta di piccole cose; di tessere di un mosaico, lucidate ogni giorno e che nell’insieme mostrano la sorpresa di Dio. Una fedeltà fatta di preghiera quotidiana, Messa, Confessione, carità vera, e della Parola di Dio giorno dopo giorno, “la prossimità, soprattutto ai più bisognosi, - afferma il Papa - spiritualmente o corporalmente”.

Cose concrete, come nella vita consacrata l’obbedienza al Superiore e alle Regole. Se si mette in pratica con amore questa legge, lo Spirito sopraggiunge e porta la sorpresa di Dio, come al tempio e a Cana. 

“ L’acqua della quotidianità si trasforma allora nel vino della novità e la vita, che sembra più vincolata, diventa in realtà più libera ”

L’incontro che porta alla visione

Sono gli occhi di Simeone lo specchio della salvezza. “Vede la semplicità di Dio e accoglie la sua presenza - dice il Papa - non cerca altro, non chiede e non vuole di più, gli basta vedere il Bambino e prenderlo tra le braccia”.

È la visione della vita consacrata, una visione semplice e profetica nella sua semplicità, dove si tiene il Signore davanti agli occhi e tra le mani, e non serve altro. La vita è Lui, la speranza è Lui, il futuro è Lui. La vita consacrata è questa visione profetica nella Chiesa: è sguardo che vede Dio presente nel mondo, anche se tanti non se ne accorgono; è voce che dice: “Dio basta, il resto passa”; è lode che sgorga nonostante tutto, come mostra la profetessa Anna.

Non giocare al ribasso ma vivere la vita nuova

Dunque, è nel conoscere ciò che conta davvero che si ravviva la vita consacrata, che la rende lode, gioia del popolo di Dio, riflesso d’amore. ”Quand’è così fiorisce – afferma il Papa - e diventa richiamo per tutti contro la mediocrità: contro i cali di quota nella vita spirituale, contro la tentazione di giocare al ribasso con Dio, contro l’adattamento a una vita comoda e mondana, contro il lamento, l’insoddisfazione e il piangersi addosso, contro l’abitudine al si fa quel che si può e al si è sempre fatto così

“ La vita consacrata non è sopravvivenza, non è prepararsi all’ “ars bene moriendi”: questa è la tentazione di oggi davanti al calo delle vocazioni. No, non è sopravvivenza: è vita nuova ”

“Ma … siamo poche …” – è vita nuova. È incontro vivo col Signore nel suo popolo. È chiamata all’obbedienza fedele di ogni giorno e alle sorprese inedite dello Spirito. È visione di quel che conta abbracciare per avere la gioia: Gesù.

Card. Braz de Aviz: in cammino con il Papa

Nel suo saluto, il cardinale João Braz De Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ricorda le parole del Papa sull’incontro con Dio, sull’incontro con Cristo nella Chiesa attraverso il carisma di ogni Istituto. “Intendiamo assicurare – afferma - che vogliamo crescere nella luce dell’incontro”. La Regola per tutti – spiega – è quella del Vangelo, poi l’accento del cardinale sull’importanza degli anziani negli Ordini religiosi, il cui ascolto è una via per rinnovare la vita consacrata . “Siamo qui – conclude il porporato – in cammino con Lei”.

Una primula per le religiose in Vaticano

La vita nuova è anche quella della primula, uno dei primi fiori che nascono dopo il freddo invernale. Per questo Papa Francesco, attraverso l’Elemosineria Apostolica e ripetendo la consuetudine dello scorso anno, ha donato stamani questo fiore ad una cinquantina di religiose che abitano in Vaticano. Un segno per continuare ad essere la primavera della Chiesa.

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, sabato 2 febbraio 2019

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