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Parrocchie in prima linea per rispondere a vecchie e nuove povertà

Don Alessandro Palla, parroco di Santa Giovanna Antida Thouret a Roma: abbiamo visto “tanti cuori che si sono aperti” per aiutare persone in difficoltà. In questo tempo così difficile sono spuntati “germogli nuovi di amore e luce”

Per le parrocchie in Italia è questo un tempo di attesa in vista della ripresa, il prossimo 18 maggio, delle Messe con il popolo. È anche un periodo in cui molte comunità parrocchiali continuano, come hanno fatto sin dall’inizio della pandemia, ad aiutare le persone più povere. Non sono mancate opere di carità per rispondere anche a nuove povertà, innescate dal blocco di molte attività lavorative. Don Alessandro Palla, parroco di Santa Giovanna Antida Thouret a Roma, sottolinea che la sua parrocchia, grazie anche all’azione della Caritas e del Centro di aiuto alla vita, ha continuato ad essere vicina ai bisogni delle persone indigenti e in difficoltà anche in questo tempo di emergenza sanitaria.

Ascolta l'intervista a don Alessandro Palla

R. - Grazie a Dio, diversi volontari si sono messi a disposizione. Abbiamo avuto tanti migranti. Sono quelli che hanno subito, nella prima fase, un colpo forte. E poi sono arrivate anche altre tipologie di povertà, difficoltà a pagare gli affitti, le bollette... Specialmente per coloro che lavorano come colf perché, durante il lockdown, non hanno lavorato. E poi piccoli artigiani, che già erano in difficoltà, hanno dovuto interrompere il lavoro.

Quindi aiuti concreti, distribuzione di cibo, pagamento di bollette. La parrocchia si è fatta carico di tutto questo…

R. - Si e abbiamo visto tanti cuori che si sono aperti. Tante persone, attraverso bonifici a distanza, hanno aderito alla spesa solidale. Anche inaspettatamente persone che non frequentano la parrocchia hanno voluto contribuire attraverso di noi. In questo tempo così difficile e pieno di dolore e lutto sono spuntati questi germogli nuovi di amore e di luce.

A questi germogli nuovi e alle opere di carità si aggiunge il mettersi in ascolto. É importante saper ascoltare. Pensiamo anche al Centro di Aiuto alla Vita nascente. Un sostegno preziosissimo per le future mamme…

R. - Questo impegno non si è interrotto soprattutto attraverso il telefono, che si è rivelato veramente uno strumento provvidenziale: abbiamo voluto mantenere il contatto con le mamme in questo tempo in cui non ci si può incontrare tanto. Questo è importante perché la relazione ci ha sostenuto. Forse in questo tempo di lockdown, quello che è emerso è l’importanza delle relazioni: meno cose da fare, ma più cura nel rapporto personale. 

 

Non è dunque venuto meno, nonostante le distanze da rispettare e la situazione imprevedibile, quello che è il tessuto della parrocchia. E forse, in poco tempo, la parrocchia si è molto rinnovata…

R. - Ora ci troviamo in questo digiuno eucaristico che si fa sempre più sentire. Tanti soffrono per questa mancanza. Però la comunità è emersa al di là delle strutture e dell’istituzione. Attraverso il telefono e le piattaforme digitali, comunque, le relazioni sono continuate. Quindi è emerso, con ancora più chiarezza, quanto sia importante vederci, incontrarci e stare insieme.

Un digiuno eucaristico che si interromperà prossimamente quando riprenderanno le celebrazioni. Come la parrocchia si avvicina a questo tempo verso la normalità?

R. - È un momento importante da affrontare con responsabilità e anche con molta cura per la tutela della salute di tutti, specialmente dei nostri fedeli. È chiaro che è una sfida perché mette in gioco tante persone e tanti accorgimenti. Ma per amore al popolo va affrontata con serietà e senza ansietà. Penso che andrà molto bene: le persone saranno contente di poter ricevere di nuovo il Signore che ha sempre camminato con loro in questo tempo. Non ha fatto mancare loro la Sua grazia. E anche la presenza del Santo Padre, attraverso i mezzi di comunicazione, è stata una grande provvidenza. Molti lo hanno ascoltato, lo hanno seguito alle 7 del mattino per la Santa Messa quotidiana. Tanti poi riferivano quello che il Papa aveva detto. Parole che hanno toccato il cuore. Ma è chiaro che ricevere il Signore è la grazia più grande. Veramente ci siamo scoperti, ancora di più, comunità eucaristica bisognosa dell’eucaristia. Per quanto riguarda l’adorazione eucaristica perpetua, un’altra realtà della nostra parrocchia, ora è ancora prematuro prendere decisioni. Vediamo come evolverà la situazione.

Quando si potranno di nuovo tenere le celebrazioni verranno presi vari accorgimenti. Tra questi, anche accorgimenti per distanziare i fedeli durante la Santa Messa…

R. – Questo è stato scritto molto chiaramente nel protocollo del governo e della Conferenza episcopale italiana (Cei). Distanziamento, servizio d’ordine che aiuta agli ingressi e alle uscite, dispositivi igienizzanti alle porte. Continueremo a non scambiarci il gesto della pace. Il sacerdote, prima di distribuire la Comunione, deve igienizzare le mani, indossare i guanti, non toccare le mani dei fedeli. E poi, dopo ogni Messa, verranno igienizzati i banchi. Sono stati tolti tutti i libri dei canti e tutti gli altri sussidi per la preghiera per evitare eventuali fonti di contagio. Le offerte verranno raccolte alla fine della celebrazione. Calici e ampolline verranno disinfettati prima e dopo l’utilizzo. Tutti dovranno indossare la mascherina. Per chi ha sintomi influenzali e per chi sia venuto in contatto con una persona risultata positiva al Covid negli ultimi giorni, vale la raccomandazione di non venire in chiesa. Per gli anziani e per le persone affette da malattie croniche, resta ancora la disposizione che sono sollevati dal precetto domenicale.

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, sabato 9 maggio 2020

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