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Pellegrinaggi a Medjugorje: ecco perché è importante la decisione del Papa

La decisione del Papa di autorizzare i pellegrinaggi a Medjugorje in Bosnia-Erzegovina perché "certifica" i frutti della grazia per i fedeli e il lavoro compiuto dall'arcivescovo Hoser

La decisione del Papa sui pellegrinaggi a Medjugorje è importante per tanti motivi. Il primo e più significativo riguarda, per così dire, il passaggio dalle parole ai fatti. Dopo aver sottolineato che i frutti della grazia per chi si reca nel piccolo centro della Bosnia-Erzegovina sono spesso abbondanti, ora Francesco lo certifica concretamente. Lo stabilisce in modo formale. Lo mette nero su bianco.

No, non può far male andare dove la gente riempie ogni giorno il gigantesco santuario per le celebrazioni eucaristiche, dove si fa la coda per confessarsi, dove uomini e donne si mettono in ginocchio per pregare, dove, soprattutto, molti cambiano vita. Si convertono. È quella la chiave per capire la portata spirituale di un fenomeno, di un posto, di un pellegrinaggio. Il resto, a cominciare dal commercio spesso falsamente sacro che l’accompagna è un banale corollario, un di più anche triste che però non può diventare metro di giudizio o unità di misura spirituale.

In più, il sì di domenica certifica l’ottimo lavoro svolto dall’arcivescovo Hoser, il vicario apostolico polacco per cui ora, spiega il comunicato della Sala Stampa vaticana, sarà più facile «stabilire - d'intesa con gli ordinari dei luoghi - rapporti con i sacerdoti incaricati di organizzare pellegrinaggi a Medjugorje, come persone sicure e ben preparate, offrendo loro informazioni e indicazioni per poter condurre fruttuosamente tali pellegrinaggi».

Un rasserenamento dei rapporti che al tempo stesso permetterà ai vescovi di autorizzare i viaggi senza dover fare i conti con quel legittimo imbarazzo che accompagna una realtà, vista e vissuta bene ma non troppo. Senza che questo naturalmente significhi un’apertura al riconoscimento dell’autenticità delle apparizioni, su cui il giudizio della Chiesa resta sospeso. Come si ricorderà infatti, la Commissione istituita nel 2010 da Benedetto XVI e presieduta dal cardinale Camillo Ruini ha presentato a papa Bergoglio le conclusioni senza che il Pontefice prendesse, per il momento, decisioni definitive. Indiscrezioni parlano di sette apparizioni, le prime, giudicate autentiche dal gruppo di lavoro, ma si tratta di illazioni appunto, come quelle che vorrebbero Francesco deciso ad aspettare la conclusioni dei fenomeni prima di intervenire ufficialmente.

Sbaglia infatti chi vede nell’attuale Vescovo di Roma un avversario delle apparizioni. Quel che non convince il Papa, semmai è il protagonismo o presunto tale dei veggenti, così come l’immagine, per usare un’espressione bergogliana, della Madonna postina o «capo-ufficio telegrafico» che recapita un messaggio a tal ora, il tal giorno. Perché, al contrario, il Papa è e resta profondamente mariano, un autentico innamorato della Madonna, come testimoniano le ripetute visite a Santa Maria Maggiore e le bellissime preghiere dedicate alla Vergine. Come l’omaggio alla Madre della dolcezza, meglio, della tenerezza che, sono parole sue, ci fa scoprire la gioia di una Chiesa umile e fraterna.

 

L'INTERVISTA L'arcivescovo Hoser: «Medjugorje segno di una Chiesa viva»

Riccardo Maccioni
 
© Avvenire, lunedì 13 maggio 2019
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