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Razzismi punto e basta

Le vedo le facce di chi si nasconde dietro la cornetta. Gente che ha lavorato una vita, e che ora giustamente ha molto. Ma non è disposta a cedere un millimetro di ciò che ha

Telefonano alla trasmissione in radio. Hanno la soluzione facile da sciorinare. Cito più o meno a memoria.

"Siamo fessi. Li dovremmo rimandare indietro con i cannoni" (l'ultima, e forse anche la più forte)
"Vanno in giro tutti puliti. Non sono mica poveri" (beh, per fare pena bisogna essere per forza puzzolenti e straccioni)
"Uno mi ha detto che ha pagato 5000 euro per venire in Italia. Allora vuol dire che i soldi li hanno" (e pazienza se magari si sono venduti un rene, o la casa o un familiare ...)
"Sono giovani!" (sì, proprio così forse è proprio questo che fa paura a una società di gerontocrati)
"Ah signorina questi sono marocchini, non libici ... beh, i libici possiamo anche tenerli giusto perché sono in guerra, ma i marocchini proprio no!"

Benvenuti nella pancia profonda del nostro Paese. E mica in onda a Radio Padania. Ma in una piccola emittente che ha sempre fatto dell'equilibrio la sua bandiera.
Eppure non siamo i soli a pensarla così.
Domenica mattina in una città del sud della Francia. Al termine della Messa il parroco legge un freddo comunicato in cui in buona sostanza racconta dell'avvenuto sgombero della cattedrale, da parte delle forze dell'ordine, vittime un gruppo di profughi che cercavano di essere ascoltati. Due signore perbene dicono: "Ha fatto bene, mica dobbiamo fare la fine dell'Italia".
Sull'ultimo numero di Internazionale si sostiene poi che Italia e Paesi Bassi siano due Paesi in cui si stia "giocando" coi profughi per distrarre da altre questioni.
Insomma, non è solo l'Italia, ma tutta l'Europa, la vecchia Europa in sofferenza nei confronti delle migrazioni.
Perché sì, il movimento di gente fa paura.

Partire, andare lontano. Avere il bisogno della disperazione ed il coraggio di fronte all'immobilismo stagnante di provare altre terre. Lo fa chi ha la forza di sognare l'altro dal proprio. Di sapere che quella è l'unica strada possibile.
E non andiamo a spaccare il capello in quattro che in mezzo ci sono anche i criminali e gli scansafatiche: c'erano anche in mezzo ai meridionali che emigravano al nord, e, francamente facevano dei danni prima di tutto a chi tra loro voleva solo lavorare.
E allora?

Le vedo le facce di chi si nasconde dietro la cornetta. È come se le conoscessi tutte. Gente che ha lavorato una vita, magari anche tanto. E che ora giustamente ha molto. Ma che non è disposta a cedere un millimetro di quello che ha. Che si nasconde dietro un "questi rubano il lavoro ai nostri figli", quando il futuro ai ragazzi lo hanno rubato, previo consenso dei diretti interessati, proprio loro.

Vi ho visto
abbandonare i figli
restando nelle case per poi tormentarli
e poi questi a loro volta
a bastonare i saggi
senza versare lacrime (Paolo Benvegnù, Io e il mio amore)

Già, sarebbe ora di cominciare ad ammetterlo. Senza arrivare allo scontro. Cedere il futuro a chi se lo può ancora giocare. Farlo con l'umiltà della libertà, di chi ha fatto il suo giro di giostra e non ha nulla da perdere. Dare respiro e ragione a chi se li vuole prendere.

Li vedo ancora questi signori,  magari fare anche volontariato, andare a Messa la domenica, sedersi in prima fila come le due signore francesi, forti del fatto che questi non sono tempi da cacciata dal Tempio. Anche se sarebbe ora di farlo. Un bel test d'ingresso, ogni tanto, sulla soglia delle Chiese.
Non lo superi? Bene, al posto tuo facciamo entrare prostitute, accattoni, e chi più ne ha più ne metta. Che magari le rivitalizziamo un po' le nostre povere Chiese. Se magari non proprio accoglienti almeno più aperte.

Perché ogni volta che abbiamo detto una sola di queste cose ai nostri fratelli lo abbiamo detto a Lui. A Lui abbiamo detto che lo rimandiamo indietro su di un barcone e poi lo facciamo morire nel deserto. Ci importa ancora qualcosa?
Solo se rispondiamo sì possiamo celebrare la Pasqua che viene.
Altrimenti, meno ipocrita andarsi a fare una scampagnata.

Francesca Lozito

© www.vinonuovo.it, 6 aprile 2011

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