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Siamo uomini liberi non «massa digitale»

Mass Media: il tema scelto dal Papa. Dal titolo prescelto viene una fiducia. La nostra libertà è integra. Insomma, possiamo essere noi stessi anche in questa selva luminosa di rapidissimi fantasmi. Non è vero che siamo destinati – come vorrebbero certuni – a una perdita progressiva della coscienza personale, amputati di quel che abbiamo di più prezioso e unico: il nostro io.

iscriv_cm.jpgIl viso e lo schermo. L’uno si fissa nell’altro. Ogni uomo può usare lo schermo come maschera o come riflesso. Viene da pensare così, ancora confusamente, di fronte all’imponenza del tema che il Papa ha scelto per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

Autenticità, annuncio, verità... Sono termini che troviamo nel titolo. E non sono in contraddizione, o opposte, al termine che sembra definire la nostra era: digitale. Parole...

Troppo spesso si riducono a proclami; ed anche in omelie o discorsi si fanno tanto grandi quanto astratte. Ma proprio queste parole – verità, autenticità, annuncio – sono invece legate alla nostra povera umanità più che il nervo, il muscolo all’osso, il bacio alle labbra. Sono loro a render vivibili la casa di un secolo e il mondo di domani. Sono le piccole ciotole della vita.

Dovessero svanire, queste parole, se ne andrebbero il calore del nostro sangue, il nostro volto, la gloria umile della nostra vicenda personale. Che cosa saremmo, infatti, senza poter sentire la verità? Se di tutto potessimo solo constatare illusione, trucco, inganno? Come spesso già siamo, e come i più giovani ci mostrano sbattendoci lo specchio abnorme di noi stessi davanti agli occhi, saremmo totalmente, rovinosamente questo: animali irosi, pronti a scagliarsi contro o sopra ogni apparenza, affamati di non si sa che, da nulla mai veramente saziati. Senza volto, come certe figure che i grandi pittori del nostro tempo avevano previsto. Questo l’era digitale potrebbe divenire: soltanto un’epoca di uomini finti, di maschere, di figure di paglia. Di schiavi scattanti di fronte a ogni vibrazione video, animaletti chiusi nelle barriere della prigione peggiore: quella di cui non riesci più a riconoscere le sbarre o le vie di fuga, dove il bel panorama che invita alla libertà è finto perché di cartapesta digitale, mentre vere restano la tua disperazione e la catena della solitudine.

Ma la verità – mi perdonino i filosofi – è un certo gusto del reale. Sia del reale che cogliamo direttamente con i nostri sensi, sia di quello racchiuso nelle fole dei vecchi del paese e ora le rapide news su ogni video del mondo. La scoperta della verità è come quando una donna si gira: anche se l’hai immaginata a lungo, ecco che il suo viso supera ogni aspettativa. Sia quando si mostra come bella e dolce, sia quando il volto pare indurirsi, contrastando le nostre intenzioni. Non censurare la tensione alla verità e il suo gusto significa non accontentarsi di vedere quella signorina passeggiare da lontano, profilo indistinto e impreciso.

Dal titolo prescelto viene una fiducia. La nostra libertà è integra. Insomma, possiamo essere noi stessi anche in questa selva luminosa di rapidissimi fantasmi. Non è vero che siamo destinati – come vorrebbero certuni – a una perdita progressiva della coscienza personale, amputati di quel che abbiamo di più prezioso e unico: il nostro io. A vagare, fantasmi tra fantasmi. Non siamo destinati ad essere solo 'massa digitale'. In questo sta perfino la salvezza – la garanzia per così dire – della raggiunta era digitale. Fallirebbe, crollerebbe su se stessa in una specie di gioco a vanvera, se non fosse sostenuta dall’ansia della verità, e dunque dell’autorevolezza e dell’affidabilità, senza le quali la comunicazione perde valore e importanza.

Il Papa scende un’altra volta nel fuoco della storia e del tempo. E noi con lui. Nessuna età ci separa dall’amore incontrato. Chi è raggiunto dalla gran comunicazione di Gesù ha qualcosa di speciale da dire, una speranza in questa vita dura e meravigliosa – anche con voci e immagi ni che traversano in un baleno continenti e oceani – rivolgendosi a milioni di spettatori. O fosse pure a una sola persona cara, ferita e lontana.

Davide Rondoni

© Avvenire, 30 settembre 2010

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