
Simposio delle Chiese Cristiane: il saluto del Card. Zuppi
Eccellenze,
Segretario del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, S.E. Mons. Flavio Pace,
Responsabili delle Chiese cristiane in Italia,
Confratelli Vescovi,
Delegate e Delegati nominati dalle Chiese cristiane in Italia,
Presidenze dei Consigli di Chiese Cristiane
Un caro saluto all’Arcivescovo di Bari, S.E. Mons. Giuseppe Satriano, grazie per le tue parole accoglienti che ci introducono in un clima di fraternità ecumenica,
a S.E. Mons. Francesco Cacucci, che con saggezza e passione non si è mai stancato di cercare ciò che unisce,
alla cara comunità di Bari che qui ci ospita (siamo davvero a voi grati dell’ospitalità e disponibilità),
Saluto coloro che hanno voluto essere qui presenti a questo momento aperto a tutti.
Negli ultimi tre anni i Responsabili delle Chiese cristiane che sono in Italia si sono incontrati stabilmente. Ognuno con la propria storia, progettualità, difficoltà, visione. La comunione non è mai uniformità. Tanti documenti sono stati scritti nella storia del cammino ecumenico. Non possiamo, però, non interrogarci sulla ricaduta nelle nostre comunità e sulla necessità di passare da un importante condominio all’unità. L’ultimo – appena aggiornato – è la Charta Oecumenica. Dobbiamo ammettere che questi documenti hanno inciso ancora poco nelle nostre comunità e devono ancora diventare storia e nuovi legami nelle nostre Chiese. Sarà il nostro sforzo. Quello che è stato a cuore ai Responsabili delle Chiese nel cammino di questi anni è la testimonianza che queste possono dare nel contesto italiano, sempre più pluriconfessionale e plurireligioso. Cosa significa affrontare assieme le grandi sfide di una cultura secolarizzata, che non crede più all’umanesimo evangelico che non sa parlare di pace, che diffida dell’umanitario, pervasa dall’idolatria dell’individualismo personale e di gruppo che riempie di paure e giustifica la forza e la chiusura? In questi anni abbiamo vissuto un cammino in cui le Chiese si chiedono, nella concretezza, quale possa essere il loro contributo al comune annuncio del Vangelo e alla coesione sociale, al disarmo dei cuori e delle mani, alla costruzione di un mondo con meno diseguaglianze e guerre. Dobbiamo sempre ricordarci come la divisione dei cristiani ci renda deboli di fronte al mondo. Nel 1934 Bonhoeffer, con grande lucidità, si interrogava: “L’ora incalza – il mondo è armato fino ai denti e la diffidenza brilla terribile in ogni occhio, alle fanfare di guerra si può dar fiato domani stesso – che altro aspettiamo? Vogliamo diventare complici come mai lo siamo stati prima? Vogliamo dire a questo mondo non una mezza parola, ma una parola intera, una parola coraggiosa, una parola cristiana. Vogliamo pregare che ci vengano date queste parole oggi stesso; chissà se l’anno prossimo ci riuniremo ancora?”.
Non possiamo accontentarci del tanto che pure ci unisce. E non vogliamo sedare questa consapevolezza con l’anestesia elegante di una rassegnata accettazione o limite. È insopportabile per noi credenti la divisione in un mondo che alza muri, che crede – pericolosamente – di trovare sé stesso tracciando vecchi confini che tanto sangue sono costati in passato. Gli incontri vissuti negli ultimi tre anni dai Responsabili delle Chiese cristiane hanno consolidato e rinvigorito contatti, scambi, convegni degli anni precedenti che avevano animato i dialoghi tra le Chiese in Italia in modo bilaterale e multilaterale. Questi ultimi anni hanno generato un tavolo che esprime una comune volontà di condivisione, di cammino comune. Un’azione condivisa. Condivisione che vuole dire: riconoscimento e reciproca stima onestà negli intenti schiettezza desiderio di trovare punti concreti e possibili di convergenza.
Negli incontri il livello di rispetto e stima è sempre stato di alto profilo, senza mai nascondere la consapevolezza della diversità colta come ricchezza e non come ostacolo. Il metodo della Conversazione spirituale ha determinato lo stile del lavoro precedente. Mi auguro che questo stile continui ad animare il Simposio rendendolo un momento di autentico discernimento comunitario. Rappresenta un punto di non ritorno. Con le Delegate e i Delegati nominati dalle Chiese faremo discernimento per intuire ciò che lo Spirito del Signore risorto ci sta dicendo: Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4, 4 – tema scelto dalla Chiesa armena per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno). Dobbiamo riconoscere in tutto questo l’azione dello Spirito che opera nelle nostre Chiese. La convinzione, cioè, che lo Spirito c’è, è vivo in mezzo a noi e si rivela a noi come al tempo di Gesù e degli Apostoli. Questo Simposio è l’invito per tutti ad aprire gli occhi del cuore e della mente, per accorgerci che lo Spirito «c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi. A noi tocca né seminarlo né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro» (Cardinale Martini). La vera posta in gioco è l’apertura all’invisibile, è l’esperienza del Trascendente, è l’incontro con lo Spirito che è Signore e dà la vita e può suscitare il nuovo anche nel cuore o nell’ambiente più chiuso, appesantito o sclerotizzato. Questa è la potenza della fede che abbiamo ricevuto nel nostro Battesimo. È importante riconoscere reciprocamente le nostre storie, cioè sentire e gustare il desiderio dell’altro (le sue attese, le sue domande, i suoi dubbi e perplessità), ma anche sentire e soffrire il dolore dell’altro. È importante favorire più il contesto dialogico che quello dialettico, nel rispetto delle ragioni dell’altro e di come l’altro, nella propria tradizione, vive o recepisce situazioni, problemi, eventi. Troveremo nuova passione per l’unità proprio in questa consapevolezza del tempo opportuno, delle sfide del mondo e della necessità di rispondere adeguatamente, da cristiani.
Lo stile di comunicazione degli incontri che i Responsabili delle Chiese hanno avuto in questi ultimi anni è stato di una forte intensità spirituale: negli incontri è affiorato sempre più vivo il desiderio di trovare una via percorribile insieme. Trovare insieme la via è stata colta come una promessa importante per tutte le Chiese, una chiamata, una conversione! Non un galateo, pure importante da condominio, ma comunione piena, perché questa, solo questa è per noi unità. Da queste domande l’intuizione accolta da tutti è stata quella di costruire “La via italiana del dialogo”. Insieme le Chiese hanno scritto un patto, che oggi, qui, all’inizio del Simposio, declameremo in questa pubblica assemblea e firmeremo. Ora è importante che le comunità locali delle diverse Chiese ne assumano la consapevolezza. Per questa ragione i Responsabili hanno votato di convocare a Simposio i membri delle proprie Chiese: questo passaggio è importante e decisivo, anche se delicato e complesso. È in gioco la coesione sociale e la pace. Un serio cammino ecumenico può diventare fermento di dialogo, di incontro, di unità. Papa Leone XIV nel messaggio per la Giornata mondiale della pace ha scritto: “Insieme all’azione è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una ‘casa della pace’, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa”.
Nei laboratori del Simposio i Responsabili delle Chiese avranno modo di condividere con i Delegati il cammino compiuto, per promuovere un fraterno discernimento sui temi proposti, per intuire e scrivere le tracce dei percorsi sui quali investire, nei territori, tempo ed energia nei prossimi anni. Percorsi da compiere all’interno delle nostre Chiese, perché le comunità locali siano coinvolte e protagoniste di questo processo. Percorsi da compiere nel territorio italiano insieme alle altre Chiese.
I temi dei laboratori sono decisamente promettenti: la pace, lo spazio pubblico, la ricerca spirituale, le relazioni tra Chiese. Auguro a tutti un fecondo lavoro, con lo sguardo rivolto con fiducia verso il futuro.
Card. Matteo Zuppi, Presidente CEI
© www.chiesacattolica.it, venerdì 23 gennaio 2026
