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Udienza. Papa Francesco: «Semina profumo di speranza, non aceto di amarezza»

All'udienza generale del mercoledì il Papa parla del rapporto tra la speranza cristiana e lo Spirito Santo. E ricorda l'approssimarsi della festa di Pentecoste «compleanno della Chiesa»

La gioia che il Signore ci dà è qui e ora. È la gioia della speranza, che ci viene dallo Spirito Santo. Noi siamo chiamati a trasmetterla ai fratelli, in particolare ai più esclusi. Lo ha detto papa Francesco stamani all'udienza generale (IL TESTO INTEGRALE), nell'avvicinarsi della solennità di Pentecoste che il Papa ha definito «il compleanno della Chiesa».

In una piazza San Pietro traboccante di sole, il Pontefice ha fatto il consueto giro di saluti tra i fedeli, benedicendo in particolare bambini e ammalati, prima di ascoltare la Parola di Dio. Il brano era tratto dalla Lettera di san Paolo ai Romani: «Il Dio della speranza vi riempia nel credere di ogni gioia e pace. Perché abbondiate nella speranza per la virtu dello Spirito Santo».

Lo Spirito Santo è àncora e vela

La catechesi è stata incentrata sul rapporto tra la speranza cristiana e lo Spirito Santo. È lo Spirito, osserva Francesco, a farci sentire nel mondo «pellegrini e forestieri», a impedirci«di fermarci e diventare sedentari». Citando ancora san Paolo, nella Lettera agli Ebrei, Francesco ricorda che «la speranza è come un'ancora»: ci assicura fermezza e stabilità. Ma la speranza «è anche vela». In quanto ancora «dà sicurezza e tiene ancorata la barca tra l’ondeggiare del mare», in quanto vela « raccoglie il vento dello Spirito e lo trasforma in forza motrice che spinge la barca, a seconda dei casi, al largo o a riva».

Il Dio della speranza

L'espressione di san Paolo «Dio della speranza» non vuol dire solo «che Dio è l’oggetto della nostra speranza». Ma anche che «Dio è Colui che già ora ci fa sperare, anzi ci rende lieti nella speranza». «Lieti ora di sperare» sottolinea il Papa «e non solo sperare di essere lieti». E citando il detto popolare, Francesco ricorda che è vero anche il suo opposto: «Finché c’è vita c’è speranza», ma anche «finché c’è speranza c’è vita». «Abbondare nella speranza - osserva il Papa - significa non scoraggiarsi mai, sperare contro ogni speranza, anche quando viene meno ogni motivo umano di sperare, come fu per Abramo quando Dio gli chiese di sacrificargli l’unico figlio e per Maria sotto la Croce di Gesù». E ribadisce: «Come potrebbe Colui che ci ha dato li Suo unico Figlio non darci ogni altra cosa insieme con Lui? La speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostro cuore per mezzo dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo dentro ci spinge ad andare avanti, sempre avanti. Per questo la speranza non delude».

Il cristiano semina speranza

«C’è di più» aggiunge Francesco. «Lo Spirito ci rende anche capace di essere seminatori di speranza. Di essere dei paracliti, cioè consolatori e difensori dei fratelli». Un cristiano può seminare amarezze e perplessità, esemplifica Francesco, ma «questo non è cristiano, se fai questo non sei un buon cristiano». Il Papa esorta: «Semina profumo di speranza e non aceto di amarezza». E cita il beato cardinale Newman, che diceva ai fedeli: istruiti dal nostro stesso dolore e dai nostri peccati, avremo la mente e il cuore esercitati ad ogni opera di amore verso quelli che ne hanno bisogno, saremo consolatori a immagine del Paraclito. Così guidati dallo Spirito «le nostre parole e i nostri consigli, il nostro sguardo saranno gentili e tranquillizzanti». «Sono soprattutto i poveri, gli esclusi, i non amati ad avere bisogno di qualcuno che si faccia per loro consolatore e difensore. Così come lo Spirito fa per ciascuno di noi».

Rispettare il Creato

In conclusione, il Papa torna su un tema che gli è caro: la difesa del Creato. Lo Spirito Santo, osserva, non è solo motore di speranza, ma anche energia che muove l'intero universo. «L’energia capace di muovere il mondo è l’azione dello Spirito di Dio che aleggiava sulle acque all’inizio della creazione» dice Francesco. Questa consapevolezza ci spinge a rispettare il Creato, poiché «non si può imbrattare un quadro senza offendere l’Autore che l’ha creato». La prossima festa di Pentecoste, conclude il Papa, «ci trovi concordi in preghiera, e il dono dello Spirito ci faccia abbondare nella speranza». E insiste, usando un verbo forte: «Ci faccia sprecare in speranza con tutti quelli che più ne hanno bisogno».

Al momento dei saluti, papa Francesco si è rivolto in particolare ai numerosi fedeli giungi da tutto il mondo a Roma per festeggiare i 50 anni del Rinnovamento carismatico. Per la veglia di sabato sera al Circo Massimo con il Papa sono previste 30mila persone.

Anna Maria Brogi

© Avvenire, mercoledì 31 maggio 2017

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