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Unioni civili? Interessano a pochi

I dati Istat sulle unioni civili svelano una realtà per molti versi sorprendente. Sono soprattutto al Nord e al Centro

Il primo dei  cosiddetti registri comunali delle unioni civili è stato aperto ad  Empoli (primo comune in Italia che con due successive delibere ha predisposto un regolamento comunale sulle unioni civili). La maggior parte delle delibere comunali istitutive di questi registri  è stata approvata nel Nord e Centro Italia, mentre solo di recente i Comuni del Sud hanno votato o presentato proposte in tal senso.

Molte di queste delibere, del resto, non hanno  avuto alcun seguito a causa della mancata istituzione del registro di queste stesse unioni o dell’annullamento da parte dei comitati regionali di controllo delle relative deliberazioni comunali. Una situazione che pare mettere a fuoco un sostanziale disinteresse nei confronti di questi registri. E’ scarsissimo infatti il numero delle coppie che si sono iscritte nei registri comunali esistenti.

 


Secondo i più recenti (2008) dati Istat sono oltre 820mila le unioni libere (nel '93 erano 227mila) più che triplicate in 15 anni.  Negli ultimi 15 anni sono passate dall’1,6% al 5,5% delle coppie. Di queste 820mila, 462mila sono coppie di celibi e nubili, mentre 358mila sono coppie conviventi con precedenti esperienze matrimoniali. Mentre nel '93 solo un terzo delle coppie di fatto era costituito da celibi e nubili, nel 2008 sono oltre la metà.

Gran parte delle coppie di fatto sono in realtà convivenze prematrimoniali. Il 33% dei primi matrimoni è preceduto da una convivenza. Il 70% degli altri matrimoni (sercondo, terzo..) sono preceduti da convivenza.  Nel Nord-Est e nel Centro Italia tale fenomeno riguarda il 50% delle coppie, nel Nord-Ovest il 40% e l'11,9% al Sud. Soprattutto nel Centro-Nord anche i matrimoni religiosi sono fortemente toccati da questa pratica: si arriva al 45,7% dei matrimoni religiosi nel Nord-Est.

Sino 1.200 le famiglie i cui conviventi appartengono allo stesso sesso che non necessariamente hanno legami affettivo-sessuali ma che comprendono, ad esempio, coppie di donne anziane o di studenti fuori sede.

 

Al contrario delle legislazioni di altri Paesi l’esperienza giuridica italiana vede per ora riconosciuta alla famiglia di fatto, per via giurisprudenziale, una limitata efficacia in alcuni settori specifici, come nella materia della locazione, o in ambito tributario e assistenziale.

 
Renata Maderna
 
© Famiglia Cristiana, 27 luglio 2012
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