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La "religiosa magnificenza" a Bari nel Seicento e Settecento

Nella Bari secentesca trionfò il linguaggio fantasioso e spettacolare: l’arcivescovo Diego Sersale (1638-65) volle la colonna di san Sabino nel cortile dell’episcopio (1650), il successore Giovanni Granafei (1666-83) arricchì la sacrestia del busto dello stesso santo, che gli fece l’argentiere napoletano Andrea Finelli (1674). Contributi significativi degli sviluppi settecenteschi sono le opere dei pittori Carlo Rosa, Nicola Gliri, Andrea Miglionico, Paolo De Matteis, Nicola De Filippis, Francesco De Mura, Corrado Giaquinto: espressero egregiamente la cultura del loro tempo. Grandiosa fu l’opera che l’arcivescovo Muzio Gaeta jr (1736-1754) commissionò all’architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro, nel 1737. Questi ristrutturò il seminario e ornò il suo prospetto che si affacciava nel cortile arcivescovile con applicazioni di stucchi e 14 busti di marmo bianco di Carrara sulla balaustra del terrazzo: seminario e palazzo dell’arcivescovo acquisivano nuova unità spettacolare. Altrettanto operò nella cattedrale medievale: con le decorazioni a stucco sulle pareti ampliò illusoriamente lo spazio, come anche con le finte volte fino all’abside. Nel suo progetto egli coinvolse Carlo Tucci per i marmi, Giuseppe Marra per gli stucchi, Giovanbattista Lama e Ludovico Vaccaro per i dipinti.
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