
«Nicola non ci appartiene come un possesso da difendere, ma come un dono da condividere»
Eccellenza carissima,
S.E. Mons. Bruno Varriano, ofm, Ausiliare del Patriarcato Latino di Gerusalemme e Vicario Patriarcale per Cipro;
carissime Autorità civili, militari e religiose;
amati presbiteri, diaconi, consacrate e consacrati;
carissimo Luogotenente dell’Ordine equestre dei Cavalieri del Santo Sepolcro;
carissimi pellegrini giunti da Cipro e dalle altre zone d’Italia per vivere con noi questo segno bello di devozione e comunione,
sorelle e fratelli della Chiesa di Bari-Bitonto,
carissimi baresi,
questa mattina il molo di Bari diventa soglia di memoria e di profezia. Qui, dove il mare custodisce racconti di popoli, fatiche, partenze e approdi, facciamo memoria dell’arrivo delle reliquie di San Nicola non come di un fatto lontano, ma come di una presenza viva, fresca, capace ancora di parlare alla coscienza della nostra città e al cuore dei pellegrini.
San Nicola giunse a Bari attraversando il mare. Da allora il mare non è più soltanto confine, ma grembo di comunione, via di incontro, promessa di speranza. Nicola non ci appartiene come un possesso da difendere, ma come un dono da condividere.
È di Bari perché Bari lo custodisce, ma è della Chiesa, dei poveri, dei pellegrini, dei marinai, dei popoli che cercano pace, dei piccoli che attendono giustizia, di quanti attraversano tempeste visibili e invisibili.
La Parola di Dio ci conduce al cuore di questo mistero.
L’apostolo Giacomo ci ha detto con forza: «A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere?».
È una parola netta, che non permette alla fede di ridursi a ornamento, abitudine, devozione senza conversione. La fede vera prende corpo: diventa pane condiviso, mano tesa, scelta di giustizia, cura della vita, difesa dei deboli.
San Nicola ha creduto così. Non ha separato Dio dall’uomo, l’altare dalla strada, la preghiera dalla compassione.
Il suo cuore era innamorato di Cristo e proprio per questo incapace di restare indifferente davanti alla povertà, alla fragilità, all’ingiustizia.
Non fu semplicemente un uomo generoso. Fu un uomo abitato da Dio, intriso del mistero di Cristo. In lui la carità non era gesto occasionale, ma respiro dell’anima. Per Nicola, amare Cristo significava riconoscerlo nei volti feriti della storia: nei poveri senza voce, nelle famiglie oppresse dalla miseria, nei giovani esposti al fallimento della speranza, nei marinai consegnati alla furia del mare, in chi rischiava di perdersi nelle tempeste della vita.
Per questo la sua memoria oggi ci interroga. Bari non può onorare San Nicola soltanto con la festa, con la bellezza dei riti, con il fervore delle processioni, con il canto del popolo.
Tutto questo è prezioso, ma chiede di diventare vita. Chiede a noi, credenti e baresi, di custodire il fuoco della carità.
Un fuoco, non una scintilla passeggera. Un fuoco capace di scaldare i cuori, illuminare gli insicuri, purificare i peccatori.
Un fuoco che non brucia l’altro, ma consuma egoismi, chiusure, indifferenze.
Un fuoco che diventa giustizia, perché c’è giustizia evangelica senza rispetto profondo della vita.
La nostra città ha bisogno di questo fuoco. Ne hanno bisogno le famiglie, i quartieri, i giovani, gli anziani, i poveri. Ne ha bisogno il Mediterraneo, ferito da guerre, migrazioni dolorose, traffici di morte, solitudini che gridano. Ne ha bisogno la Terra Santa, che portiamo nel cuore anche attraverso la presenza di Mons. Bruno e dei pellegrini che condividono con noi questa celebrazione. Ne hanno bisogno tutti i popoli che attendono pace, riconciliazione, dignità.
Il Salmo ci ha fatto pregare aprendo il cuore alla fiducia fiducia: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla».
È la preghiera di chi sa di non essere abbandonato, una preghiera che diviene anche consegna, compito: se il Signore è pastore, anche noi siamo chiamati a diventare custodi, gli uni degli altri, custodi dei poveri, dei piccoli, della città, del mare, della pace.
San Nicola fu pastore così: non dominatore, ma servo; non uomo distante, ma padre; non amministratore del sacro, ma testimone di una tenerezza forte.
In lui la mitezza non era debolezza, e la carità non era sentimentalismo, ma tutto era coraggio, libertà interiore, capacità di esporsi, di difendere chi era minacciato, di entrare nelle situazioni di fatica e di pericolo, portando il Vangelo come presenza che salva.
Nel brano dell’evangelista Giovanni, sulle rive del lago di Tiberiade, Gesù risorto guarda Pietro e gli chiede: «Mi ami?». Non gli chiede: sei capace? Sei forte? Sei degno? Gli chiede: «Mi ami tu?». Perché tutto nasce da lì, nell’amore vero e confidente, tutto nasce dall’amore per Cristo.
Quest’oggi Gesù lo chiede anche a noi, Chiesa di Bari-Bitonto. Lo chiede alla città, ai pellegrini, a chi porta il nome di Nicola nel cuore, a chi partecipa alla festa per tradizione ma avverte dentro una nostalgia di senso, a chi è stanco, ferito, scoraggiato.
«Mi ami?». E se rispondiamo sì, il Signore aggiunge: «Pasci le mie pecore». Cioè: prenditi cura, non vivere per te stesso. Non chiuderti nel tuo benessere. Non voltarti dall’altra parte. Non lasciare soli i piccoli. Non lasciare che la città perda l’anima. Non lasciare che la fede diventi rito senza carne, parola senza opere, devozione senza responsabilità.
San Nicola ha risposto così, amando Cristo nei fratelli. Il suo cuore era innamorato di Dio e per questo spalancato sull’uomo. È questa la santità che ancora ci provoca.
Bari, città amata, cara al cuore di San Nicola, non dimenticare la tua vocazione. Sei città dalle braccia larghe pronte ad accogliere. Qui Oriente e Occidente si cercano e pregano insieme. Non permettere che la paura vinca sulla fraternità, che l’indifferenza spenga la compassione, che l’illegalità rubi futuro ai ragazzi, che la violenza renda normale ciò che normale non è.
Bari, città amata, custodisci il fuoco della carità: educando alla cura delle relazioni; scegliendo la prossimità ai più in difficoltà; servendo il bene comune con limpidezza; sapendo edificare comunità che siano case aperte, porti sicuri verso ogni vita, soprattutto quando essa è fragile, ferita, scartata e dimenticata.
Carissimi pellegrini, mi rivolgo con affetto a ciascuno di voi, venire a San Nicola significa lasciarsi mettere in cammino. Venire a San Nicola non è semplicemente raggiungere un luogo, compiere un rito, sciogliere un voto. Il pellegrinaggio è molto di più: è un movimento dell’anima, è il coraggio di lasciare le mete già raggiunte, le sicurezze conquistate, le abitudini che ci proteggono ma talvolta ci imprigionano, per cercare con umiltà di cuore l’orizzonte di Dio. Il pellegrino non è un turista del sacro.
Ogni pellegrinaggio autentico nasce da una nostalgia: la nostalgia di una vita più vera, di una pace più profonda, di una fede meno stanca, di un amore più libero.
San Nicola ci prende per mano e ci conduce a Cristo. Ci insegna che la fede non si misura dalle parole che pronunciamo, ma dall’amore che generiamo; non dall’emozione di un momento, ma dalla fedeltà quotidiana al bene. Il Signore ci attende sempre oltre, oltre … nell’orizzonte largo del suo amore.
La processione continuerà nelle strade della città, ma la vera processione non finirà, continuerà quando ciascuno tornerà alla propria casa, al proprio lavoro, alla propria responsabilità. Continuerà se sapremo portare con noi un cuore più umano, più libero, più credente.
San Nicola, vescovo dal cuore acceso di Cristo, veglia su Bari e sul suo mare, sui poveri e sui piccoli, sui nostri giovani e sui pellegrini di pace, sulla Terra Santa, su Cipro, sul Mediterraneo, su ogni terra ferita dall’odio e dalla guerra.
Custodisci in noi il fuoco della carità.
Il Signore, Pastore buono, ci renda popolo dalla fede viva, audace nella speranza e capace di quell’amore che si fa pane per tutti.
Amen.
Evviva Bari, evviva san Nicola
✠ Giuseppe Satriano
Arcivescovo di Bari-Bitonto
