Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

17 Marzo 2011 Buon Compleanno, Italia!

Come cittadini e come cristiani, costruiamo l’unità della Nazione, vivendo gli ideali della Costituzione e gli insegnamenti del Concilio Vaticano II

Anche noi il 17 marzo celebriamo l’Unità d’Italia, facendo riferimento al 17 marzo 1861, data in cui il re Vittorio Emanuele II proclamò il Regno Unito d’Italia.  E’ una data molto significativa che richiama altre date, altri personaggi, altri eventi che fanno parte della storia della nostra Nazione.

Infatti molte celebrazioni in programma in questi giorni ci aiuteranno a ricomporre le tessere sparse di una memoria nazionale, nonostante le diversità storiche, ideologiche, sociali, culturali e politiche.

Pur festeggiando l’unificazione, non mancano però le polemiche; ci si divide perfino sulla opportunità o meno di solennizzare i 150 anni con una festa nazionale. Ciò non meraviglia, perché l’unità non è un semplice concetto giuridico o geografico, in parte contestato anche al presente. Basandosi essa su identità spirituali e culturali, è da realizzare faticosamente giorno per giorno, superando l’autismo spirituale e culturale, dramma peggiore di quello psicologico, non facile da guarire.

In un lavoro continuo occorre andare alla ricerca di ciò che unisce, evitando le divisioni. Il che non significa accontentarsi di un denominatore comune così minimale da essere condiviso da tutti, che però non soddisfa nessuno: riflettiamo sui problemi che incontriamo e insieme costruiamo l’unità.

A riguardo – penso – molte saranno le analisi né mancheranno utili suggerimenti nelle celebrazioni in atto. Desidero anch’io fare riferimento a due date: il 1948 (anno della promulgazione della Costituzione) e gli anni della pubblicazione dei 16 Documenti del Concilio Vaticano II (1962-1965). L’una e gli altri sottolineano l’importanza di un ordine sociale e politico, conforme alla dignità della persona e al principio di solidarietà umana, che assicuri a ciascuno un posto ed una funzione nella ordinata comunità nazionale. E’ l’impegno a “pensare politicamente” per la costruzione di una città dell’uomo più giusta e più solidaristica, e non soltanto più efficiente e prospera economicamente.

A chi conosce la Costituzione italiana e i Documenti conciliari non apparirà strana questa mia riflessione. I contenuti, se vissuti, possono contribuire a progettare e costruire il bene comune, cemento insostituibile per vivere insieme, casa comune che tutti accoglie, che tutti valorizza e che a tutti chiede impegno.

Dilungarmi a riflettere insieme su questo non è possibile; spero solo che non ci si rifiuti a priori, consapevoli del momento difficile che stiamo vivendo.

Il riconoscimento della democrazia e della dignità del lavoro come fondamento della nostra convivenza, la visione personalista - pluralista - solidale, il principio di laicità, l’impegno per la pace, il valore “laico” della dignità di ogni essere umano, se attuati da noi, contribuiscono all’unità del Paese.

Libertà di parola, libertà di pensiero, liberazione dal bisogno e dalla paura, garantite dalla Costituzione e proposte dal Concilio, promuovono l’unità fra i cittadini.

Facciamo in modo che l’unità non sia solo una data da celebrare, ma una realtà che costruiamo con responsabilità e con l’aiuto dei Santi italiani, specie di quelli scelti come Patroni d’Italia.

sac. Giacinto Ardito

Direttore Ufficio Chiesa e Mondo della Cultura

Prossimi eventi