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23mila migranti ospitati nelle chiese locali

Al Convegno delle Caritas diocesane i dati dell'accoglienza. E il lancio del progetto Warm up: vestiario, biancheria e scarpe per mille profughi soccorsi in mare

Uno ogni cinque è accolto nelle strutture della rete ecclesiale. Dopo l’appello di Papa Francesco ad aprire parrocchie e istituti religiosi ai profughi salvati dal mare dello scorso settembre, Caritas e Migrantes si sono attivate per coordinare e sostenere l’aiuto delle Comunità. E oggi oltre 23 mila migranti in fuga da guerra e violenze sono ospitati dalle chiese locali. Un grande sforzo di accoglienza a terra che ora si proietta a fianco dei soccorritori della Marina nella fase di salvataggio: è il progetto Warm Up, che sosterrà l’azione in mare della missione europea nel Mediterraneo, fornendo alle navi mille kit di vestiti. Perché molti dei migranti raccolti dai barconi o direttamente in mare sono in ipotermia e hanno bisogno di abiti asciutti e puliti.

Nella seconda giornata del 38° Convegno nazionale delle Caritas diocesane – in corso a Sacrofano, alle porte di Roma, e che si concluderà domani con l’udienza del Papa – ai 600 operatori Caritas arrivati da tutta Italia viene offerto un importante contributo di riflessione dal sociologo della Cattolica Mauro Magatti e dall’economista della Lumsa Luigino Bruni, che assieme all’arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Radaelli, riflettono sul "Dopo la crisi: ricostruire un paese solidale".

A concludere la giornata la celebrazione presieduta dal cardinale vicario di Roma Agostino Vallini. Ma la seconda giornata del convegno è anche l’occasione per misurare l’impegno già messo in campo dalla comunità ecclesiale. Uno sforzo mai sufficiente, ma comunque importante. È Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione, a illustrare il rapporto "La primavera dei profughi e il ruolo della rete ecclesiale in Italia". Dai questionari compilati emerge che al 15 aprile 2016 in 196 diocesi sono stati attivati 22.044 accoglienze. Di queste, 13.896, il 63%, in strutture ecclesiali convenzionate con le prefetture (equiparate ai Cas, le strutture temporanee di accoglienza sostenute dal ministero dell’Interno); altri 4.184, il 19%, in strutture Sprar di seconda accoglienza, sempre a carico del Viminale; poi 3.477, il 16%, nelle parrocchie, grazie a fondi delle diocesi; infine 491, pari al 2%, in famiglia o altre tipologie di accoglienza realizzate con fondi privati o diocesani.

Quasi 4 mila quindi completamente a carico delle realtà ecclesiali. «Considerato che 24 diocesi non hanno fatto pervenire il questionario – spiega Oliviero Forti – possiamo presumere che le accoglienze attive siano superiori a 23 mila. Ovvero circa un quinto dell’intero sistema di accoglienza in Italia: tra gli oltre 20 mila nei Cas e i più di 80 mila dello Sprar i richiedenti asilo e rifugiati assistiti in Italia sono circa 112 mila».

Ora però la Caritas collaborerà anche nella fase di soccorso. È il progetto Warm up in inglese "riscaldare", di supporto alla missione "Eunavfor Med operazione Sophia". A presentare l’inedita collaborazione tra Caritas e Marina Militare è il cardinale Francesco Montenegro e il contrammiraglio Andrea Gueglio, comandante della missione da 10 mesi, responsabile di una squadra di 1.500 uomini e 10 navi di 24 Paesi europei.

Grazie a una donazione di Caritas Germania, Caritas Sicilia e Caritas Trani hanno acquistato vestiario, biancheria e scarpe per mille persone. Immagazzinati al porto di Augusta, i kit saranno imbarcati sulle navi per dare conforto ai profughi raccolti. «La prospettiva, dopo questi primi mille – spiega il presidente della Caritas Montenegro – è di arrivare a una dotazione più ampia per arrivare almeno a fine anno».

Luca Liverani

© Avvenire, 19 aprile 2016

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