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«Corpo celeste»: lasciamoci scuotere

Un film che racconta bene il demone dell'apparenza, insidia di tante nostre comunità parrocchiali. E ci ricorda che ci si salva solo con lo sguardo di Marta

 

Confesso di provare un po' di invidia: una storia così avrei voluto scriverla io.

Non sarei stata di certo capace di girarne un film, ma ritrovo molte cose che penso nella sceneggiatura di Corpo celeste, che è una fotografia puntuale di alcune comunità cristiane di oggi. Impietosa, certo, in alcuni passaggi, ma non per questo da rimuovere e negare come ho letto in alcune critiche "di parte" navigando nel web. Tantomeno si tratta di un lavoro anticlericale.

Provo a riassumerne alcuni temi importanti.

C'é l'apparenza che domina su tutto, c'è tanto «troppo». Grande questione, questa, quando si parla di un contesto sociale che ha perso per colpa di coformismo, consumismo e benessere, la strada per le cose che contano.

C'é lo svilimento dell'annuncio - il catechismo ridotto a quiz Chi vuol essere cresimato, iperbolico, certo, ma in alcuni casi non troppo lontano dalla realtà - l'idea che per accattivare e accalappiare le giovani generazioni si debba per forza mutuare il linguaggio della tv ed i relativi modelli di riferimento.

C'é la crisi sacerdotale, con il personaggio del parroco, distratto da un telefonino, simbolo della sua ambizione di carriera, a cui non rinuncia a dare retta neanche durante la recita della compieta.

Ci sono i laici con i loro miseri poteri nella piccola comunità: la catechista Santa di nome e spietata di fatto, perlomeno con i ragazzi, morbosa nei confronti del parroco, dominatrice su tutto quello che succede in parrocchia "perché se la parrocchia non ci fosse - dice in uno dei dialoghi chiave del film - noi dove andremmo?".

E poi c'é Marta, splendida anima pura che passa in mezzo a tanto cemento metaforico e reale con la leggerezza e la grazia della sua età di passaggio, in cui ci si fa ancora domande e si ha la forza - anche nella solitudine e il deserto di una realtà altra che non riesce ad accettarti - di superare la linea d'ombra.

L'immigrazione di ritorno è un fenomeno che ho provato sulla mia pelle viva, anche nel percorso di catechesi: sono stata messa in una classe "speciale" perché nel trasferimento da Torino alla Puglia non avevo frequentato il primo anno di catechismo e dunque ero insieme a quelli che erano ritenuti i più "sfigati". Ma Marta, a differenza di me, "il catechismo in Svizzera lo aveva frequentato" come tiene a precisare la sua mamma alla zia. Le manca solo questo piccolo ultimo tratto in cui finalmente, a metà del film, fa il suo ingresso la Parola nel volto di un anziano sacerdote che spiega alla ragazza come in fondo "Gesù era un matto".

Il resto è un film da vedere, stupendosi di come una giovane documentarista laica, Alice Rohrwacher, abbia saputo cogliere alcuni dei nodi della crisi delle comunità parrocchiali oggi.

E ne abbia fatto un film bello, da guardare senza preconcetti e con l'atteggiamento di chi sa che così come raccontato qui le cose non vanno.

E che ci si salva solo con lo sguardo di Marta.

Francesca Lozito

© www.vinonuovo.it, 16 giugno 2011

 

 

Trama del film Corpo Celeste:
 

Marta ha tredici anni e, dopo dieci anni passati con la famiglia in Svizzera, è tornata a vivere nel profondo sud italiano, a Reggio Calabria, la città dov'è nata. Marta è esile, attenta, con un'andatura un po' sbilenca e un'inquietudine che la fa assomigliare ad una creatura selvatica. Ma ha una grazia speciale, e mentre passa tra gli altri come una piccola fata guarda e sente tutto: non ricorda molto della sua infanzia a Reggio, la città è cresciuta senza nessun ordine, è per lei rumore, resti antichi accanto a palazzi ancora in costruzione e vento, un mare che si intravede vicino e sembra impossibile da raggiungere.
Marta inizia subito a frequentare il corso di preparazione alla cresima, l'età è giusta, ed è anche, le ripetono tutti, un bel modo per farsi nuovi amici. Senza la cresima non ti puoi neanche sposare! Incontra così don Mario, prete indaffarato e distante che amministra la chiesa come una piccola azienda, e la catechista Santa, una signora un po' buffa che guiderà i ragazzi verso la confermazione.


USCITA CINEMA: 27/05/2011
REGIA: Alice Rohrwacher
SCENEGGIATURA: Alice Rohrwacher
ATTORI: Yile Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli, Renato Carpentieri, Monia Alfieri, Licia Amodeo, Maria Luisa De Crescenzo, Gianni Federico

FOTOGRAFIA: Hélène Louvart
PRODUZIONE: Amka Films Productions, Jba Production, Tempesta; in collaborazione con Rai Cinema, ARTE France, RTSI Televisione Svizzera, SRG SSR idée suisse
DISTRIBUZIONE: Cinecittà Luce
PAESE: Svizzera, Francia, Italia 2011
GENERE: Drammatico
DURATA: 100 Min
FORMATO: Colore

 

Note:
Presentato al Festival di Cannes nella Quinzaine des Réalisateurs.

 

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