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«Accogliamo senza discriminare, da soli non saremo più ricchi»

Sebbene sembrano tornare «mentalità che ci invitano a diffidare degli altri, che con statistiche ci vogliono dimostrare che staremmo meglio, avremmo più prosperità, ci sarebbe più sicurezza se fossimo soli", dice papa Francesco nel santuario di Aglona, in Lettonia, "Maria e i discepoli di queste terre ci invitano ad accogliere, a scommettere di nuovo sul fratello, sulla fraternità universale"

cq5damweb800800-3_2471583.jpgAnche in terra lettone papa Francesco non smette di richiamare alla memoria i tormenti e le oppressioni e a spronare i fedeli a impegnarsi gli uni per gli altri. Il modello è Maria che sta ai piedi della croce. «Oggi facciamo nostro il motto di questa visita: “Mostrati Madre!”», dice Francesco, «manifesta in quale luogo continui a cantare il Magnificat, in quali luoghi si trova il tuo Figlio crocifisso, per trovare ai suoi piedi la tua salda presenza».

Maria è a piedi della Croce e si mostra «saldamente in piedi accanto a suo Figlio. Non è un modo leggero di stare, neppure evasivo e tanto meno pusillanime. È, con fermezza, “inchiodata” ai piedi della croce, esprimendo con la postura del suo corpo che niente e nessuno potrebbe spostarla da quel luogo. Maria si mostra in primo luogo così: accanto a coloro che soffrono, a coloro dai quali il mondo intero fugge, accanto anche a quelli che sono processati, condannati da tutti, deportati.

Non soltanto vengono oppressi o sfruttati, ma si trovano direttamente “fuori dal sistema”, ai margini della società».

E Maria, «inchiodata sulla croce dell’incomprensione e della sofferenza» ci mostra come stare accanto a queste realtà, come essere vicini a «coloro che patiscono una realtà di dolore», a «tutti gli scartati della società» che possono fare così «esperienza di questa Madre delicatamente vicina, perché in chi soffre permangono le piaghe aperte del suo Figlio Gesù. Lei lo ha imparato ai piedi della croce».

Anche noi, invita il Papa siamo «chiamati a “toccare” la sofferenza degli altri». Al cristiano spetta consolare, accompagnare, coinvolgersi nella vita degli altri, sollevare «l’umile, aiutando a porre fine a qualunque situazione di oppressione che li fa vivere come crocifissi».

Ma non basta essere ai piedi della Croce, Gesù invita Maria ad accogliere il discepolo amato come suo figlio. Un gesto che dice che non basta essere vicini per accogliersi. «Si può stare accanto a tantissime persone, si può anche condividere la stessa abitazione, il quartiere o il lavoro; si può condividere la fede, contemplare e godere gli stessi misteri, ma non accogliere, non esercitare un’accettazione amorevole dell’altro. Quanti coniugi potrebbero raccontare la storia del loro essere vicini ma non insieme; quanti giovani sentono con dolore questa distanza rispetto agli adulti; quanti anziani si sentono freddamente accuditi, ma non amorevolmente curati e accolti».

È vero che aprirsi agli altri, a volte, può fare male e che «nelle nostre realtà politiche, la storia dello scontro tra i popoli è ancora dolorosamente fresca». È proprio in queste situazioni che, come Maria, dobbiamo mettere «da parte rancori e diffidenze; rinuncia a recriminare su ciò che “avrebbe potuto essere” se gli amici di suo Figlio, se i sacerdoti del suo popolo o se i governanti si fossero comportati in modo diverso, non si lascia vincere dalla frustrazione o dall'impotenza. Maria crede a Gesù e accoglie il discepolo, perché le relazioni che ci guariscono e ci liberano sono quelle che ci aprono all’incontro e alla fraternità con gli altri, perché scoprono nell’altro Dio stesso».

Papa Francesco ricorda monsignor Sloskans, le cui spoglie sono custodite nel santuario, e che «dopo essere stato arrestato e mandato lontano scriveva ai suoi genitori: “Vi chiedo dal profondo del mio cuore: non lasciate che la vendetta o l’esasperazione si facciano strada nel vostro cuore. Se lo permettessimo, non saremmo veri cristiani, ma fanatici”».

Oggi, che sembrano tornare «mentalità che ci invitano a diffidare degli altri, che con statistiche ci vogliono dimostrare che staremmo meglio, avremmo più prosperità, ci sarebbe più sicurezza se fossimo soli, Maria e i discepoli di queste terre ci invitano ad accogliere, a scommettere di nuovo sul fratello, sulla fraternità universale».

Ma Maria si lascia anche accogliere e ci insegna così che «è possibile costruire l’unità nella diversità, perché non ci frenano né ci dividono le differenze». E ci dona «il suo coraggio, per stare saldamente in piedi; la sua umiltà, che le permette di adattarsi alle coordinate di ogni momento della storia; e alza la sua voce affinché, in questo suo santuario, tutti ci impegniamo ad accoglierci senza discriminazioni, e che tutti in Lettonia sappiano che siamo disposti a privilegiare i più poveri, a rialzare quanti sono caduti e ad accogliere gli altri così come arrivano e si presentano davanti a noi».

Annachiara Valle

© www.famigliacristiana.it, lunedì 24 settembre 2018

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