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Caro patrono ti scrivo

Sui convegni dei giornalisti per la festa di san Francesco di Sales (e sui giornali e tg che passata la festa rimangono quelli di prima)

Caro san Francesco di Sales,

sono passati quattro secoli ma sembra di essere tornati ai bei tempi quando pubblicasti l' «Introduzione alla vita devota». È arrivata anche quest'anno la tua festa e tutti ti cercano, sei il patrono dei giornalisti... Chissà, forse qualcuno tra noi si è ricordato che quando lo pubblicasti il tuo libro andò letteralmente a ruba. E sai - di questi tempi - per noi giornalisti questo ormai è diventato un miracolo talmente grande da far impallidire persino la liquefazione del sangue di san Gennaro...

Sia come sia, sono tante le diocesi che in questi giorni chiamano a raccolta i giornalisti per la festa in tuo onore. E tanti vescovi colgono l'occasione per proporre riflessioni alte sul tema della comunicazione. Il bello è che sono tanti anche i giornalisti che rispondono all'invito. Compresi quelli «importanti», che dirigono grandi quotidiani e tg laici. Scorrendo i programmi pubblicati da Avvenire quest'anno l'occhio mi è caduto su Ezio Mauro di Repubblica a Venezia insieme al patriarca Angelo Scola, e Mario Calabresi de La Stampa ed Enrico Mentana del TgLa7 che interverranno sabato con il cardinale Dionigi Tettamanzi nel convegno di Milano. Non è una novità di quest'anno: altre volte era toccato a Ferruccio De Bortoli, a Paolo Mieli, a Gianni Riotta, a Gad Lerner e andando ancora più indietro nel tempo ricordo di avere incrociato persino mostri sacri come Enzo Biagi alla tua festa.

Verrebbe da pensare: guarda quanti «fan» hai ai piani alti del sistema informativo. Poi, però, apri i nostri giornali, accendi le nostre televisioni e il tuo esempio si fa parecchia fatica a scorgerlo. Non solo: c'è anche un altro fatto parecchio strano. Tutte le volte che partecipi a uno di questi convegni sull'informazione senti i relatori raccontare quanto la Chiesa abbia ragione a richiamare il mondo dei media a un'etica, senti tanti piagnistei su come è ridotta oggi l'informazione in Italia, senti tutti dire che non si può andare avanti così. Poi però, come dice il detto? Passata la festa... Ti faccio un esempio: dopo quaranta giorni di assedio che non si possono spiegare in alcun altro modo se non con la morbosità, qui in Lombardia il sindaco di Brembate ha dovuto emettere un'ordinanza per allontanare i camion delle tv dalla casa di Yara Gambirasio. E vogliamo parlare di Avetrana? Oppure delle foto-gallery sulle ragazze di Berlusconi sui siti internet di quegli stessi giornali i cui direttori intervengono oggi ai dibattiti organizzati dai nostri Uffici diocesani per le comunicazioni sociali?

Scusami, caro patrono, ma ho proprio paura che la tua festa si stia trasformando in una raffica di convegni un pochino ipocriti, che assomigliano molto a una terapia di gruppo. E allora mi viene una grande nostalgia della tua frase più celebre. Vorrei che davvero ripartissimo da quel tuo detto «il cuore parla al cuore» che Benedetto XVI ci ha fatto riscoprire attraverso un altro tuo grande «fan» (vero), il beato John Henry Newman. Cercando qualche notizia in più su di te ho scoperto, infatti, che quella frase prosegue aggiungendo che, al contrario, «la lingua non parla che agli orecchi». Non è questa una fotografia impietosa ma realistica dei nostri giornali e tg? Non sono pieni di pagine e servizi costruiti solamente su chiacchiere?

Caro san Francesco di Sales, tu ti facevi leggere perché avevi trovato nel Vangelo Gesù una notizia grande e la sapevi trasmettere in parole comprensibili da tutti. Perché, invece, noi finiamo sempre per rinchiuderci in storie dall'orizzonte molto piccolo e raccontate in un linguaggio accessibile solo a chi ha letto e conservato tutte le puntate precedenti?

Io credo sia un problema di libertà. Ed è proprio questa la preghiera che ti rivolgo in questo giorno giorno in cui - grazie a te - noi giornalisti siamo di festa. Vedi, si parla molto oggi in Italia di libertà di informazione, di giornali-partito, di schedature, di concentrazioni editoriali; tutti problemi seri, per carità... Ma almeno oggi proviamo a parlare di un'altra libertà: quella che non chiama in causa i massimi sistemi, ma il modo in cui concretamente ciascuno di noi fa questo mestiere. La libertà di scegliere - almeno nel nostro cuore - che cosa vale la pena di comunicare davvero, quali sono le notizie che contano (e quali invece quelle che seguono semplicemente l'onda). La libertà di dire anche dei no, senza nasconderci sempre dietro a qualcuno o a qualcosa. La libertà di rinunciare a qualche status symbol pur di mostrare concretamente che un altro modo di fare informazione è possibile...

Caro san Francesco di Sales: non è facile questa libertà e non si conquista mai una volta per tutte. Ed è per questo che ti prego di intercedere per questa nostra categoria, affinché impari a coltivarla. Aiutaci a essere liberi davvero. Chissà, forse quel giorno la smetteremo di lamentarci. E allora riscopriremo anche quanto sia bello questo tuo/nostro mestiere.

Giorgio Bernardelli

© www.vinonuovo.it, 24 gennaio 2011

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