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Caso Moro, la figlia incontra l'ex br

A Genova insieme Agnese Moro e Franco Bonisoli, l'ex brigatista che partecipò all'uccisione della scorta del presidente della Dc e al suo rapimento.

Si incontreranno stasera a Genova, seduti allo stesso tavolo: Agnese Moro, figlia dello statista democristiano ucciso dalle Brigate rosse, e Franco Bonisoli, uno degli uomini del commando Br responsabile della strage di via Fani e del rapimento del presidente Dc. Invitati dal Comune e coordinati da Nando Dalla Chiesa, parteciperanno all’iniziativa I giusti, Settimana internazionale dei diritti.

«Penso che il desiderio, la fame e la sete della giustizia», spiega Agnese Moro «è la caratteristica che distingue le esperienze che hanno voce dentro questa iniziativa. La nostra presenza, insieme con le altre voci,  ha, al suo centro, un modo forse diverso di intendere la giustizia. Non basato tanto sulla punizione del colpevole quanto sulla possibilità di ricostruire ciò che un atto di male ha rotto e ha messo in pericolo».

«In questi incontri mi sento un po' in imbarazzo», aggiunge Bonisoli, «ma mi sembra un atto di responsabilità accettare il dialogo. Dalla Chiesa spiega che i giusti sono anche quelli che non si voltano dall’altra parte o che non fanno gli indifferenti rispetto ai cambiamenti. Ecco, in questo senso, anche se non posso di certo accostare a me questa parola, posso però accettare di parlare. Lo sento come un dovere. Il fatto di aver pagato il mio debito con la giustizia non mi lascia tranquillo. Sento comunque la responsabilità rispetto a quegli anni e allora se c’è la possibilità di un confronto sul piano umano con i familiari delle vittime e con le vittime stesse che hanno subito gli effetti della nostra violenza non posso tirarmi indietro anche per tentare una ricomposizione che possa almeno in parte alleviare le loro sofferenze».

 

È la seconda volta che Agnese Moro e Franco Bonisoli siedono assieme, la prima in una occasione “ufficiale”. Lo avevano già fatto in un incontro semipubblico in un liceo di Verona, il 29 marzo. «Il senso del sedersi allo stesso tavolo», sottolinea Moro, «è il dire che è possibile fare un percorso che, partendo da distanze tanto grandi, porta al poter essere insieme a parlare, a discutere fraternamente di cose tanto gravi e che fanno molto male. Significa affermare che, in fondo, il dialogo, lo stare vicini è l’unica strada valida che abbiamo per superare le ferite del mondo».

«Gli studenti di Verona», aggiunge Bonisoli, «avevano fatto un lavoro preparatorio sulla storia degli anni ’70. La nostra è stata una testimonianza congiunta che, partendo da punti necessariamente lontani, ci ha portato a mettere a nudo quelli che sono stati i percorsi di riflessione, di sofferenze umane. E poi c’è l’importanza di un messaggio che si può lanciare ai giovani. Partendo da quella esperienza di sofferenza e dall’analisi degli errori gravissimi da parte nostra possiamo fare in modo che le cose non si ripetano, che le persone possano riflettere per evitare di cadere in quelle spirali dalle quali diventa poi quasi impossibile uscire se non in modo drammatico».

«Negli studenti, ma io credo anche nella società civile», conclude Agnese Moro, «c’è molto desiderio di conoscere e di capire e c’è anche la possibilità di aprire una riflessione con i giovani non soltanto su ciò che avvenne in quegli anni ma anche su come dobbiamo intendere il recupero di coloro che hanno sbagliato».

Annachiara Valle

© Famiglia Cristiana, 11 luglio 2011

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