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XVIII Domenica del Tempo Ordinario anno A. Dio nutre e alimenta ogni vita

Niente è troppo piccolo per non servire alla comunione. Niente è troppo piccolo di ciò che fai con tutto il cuore, perché ogni gesto 'totale', senza mezze misure, per quanto minimo, ci avvicina all'assoluto di Dio

I discepoli, uomini pratici, suggeriscono: «Congeda la folla perché vadano a comprarsi da mangiare». Se non li congeda Lui, loro non se ne andranno. Ma Gesù non li manda via, non ha mai mandato via nessuno.

Anzi dice ai discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare». Mi intenerisce questo Gesù che non vuole allontanare da sé nessuno, che li vuole tutti intorno anche a mangiare. È una immagine femminile di Dio, un Dio che nutre e alimenta ogni vita. Quante volte nel Vangelo lo si vede intento a condividere il pasto con altri, e contento di questo, da Cana all'ultima cena fino a Emmaus.

Così tanto amava mangiare con gli altri, tenerli vicini a sé, che ha fatto di questo mangiare insieme il simbolo di tutta la sua vita: «quando me ne andrò e non potrò più riunirvi e darvi il pane, spezzarlo e condividerlo insieme, voi potrete unirvi e mangiare me».

Ci sono molti miracoli in questo racconto. Il primo è quello della folla che, scesa ormai la notte in quel luogo deserto, non se ne va e resta lì con Gesù, presa da qualcosa che lui solo ha e nessun altro sa dare. Il secondo sono i cinque pani e i due pesci che qualcuno mette nelle mani di Cristo, fidandosi, senza calcolare, senza trattenere qualcosa per sé. È poco ma è tutto, è poco ma è tutta la sua cena, è solo una goccia nel mare ma è quella goccia che può dare senso a tutta la sua vita (Madre Teresa).

Il terzo miracolo: quel poco pane, quei pochi pesci bastano per tutti, bastano perché condivisi. Secondo una misteriosa regola divina, quello che spartisci con gli altri si accresce: quando il pane da mio diventa nostro, anziché diminuire si moltiplica. Il miracolo è che Dio ferma la fame del mondo attraverso le nostre mani quando imparano a donare. L'aveva detto: «Voi farete cose più grandi di me». Noi abbiamo la terra, tutta la terra da sfamare, ed è possibile, a patto che diventi possibile la condivisione.

E infine: «Raccolsero gli avanzi in dodici ceste», una per ogni tribù di Israele, una per ogni mese dell'anno. Tutti mangiano e ne rimane per tutti e per sempre. E hanno valore anche le briciole, il poco che sei e che hai.

Niente è troppo piccolo per non servire alla comunione. Niente è troppo piccolo di ciò che fai con tutto il cuore, perché ogni gesto 'totale', senza mezze misure, per quanto minimo, ci avvicina all'assoluto di Dio. Che diritto hanno i cinquemila di avere pane e pesce? L'unico loro diritto è la fame, l'unico titolo per ricevere è la povertà.

Davanti a Dio io non ho nessun merito da vantare se non la mia povertà e la mia fame: la mia debolezza, diceva Paolo. E lui, il Dio che ama nutrire, verrà a dare pane a chi ha fame e ad accendere fame di cose grandi in chi è sazio di solo pane.

Ermes Ronchi

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