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Figli: non costo ma investimento

E' vero che i figli costano, ma il costo, tolto uno "zoccolo duro" di consumi primari, è legato soprattutto agli stili di vita. Gadget elettronici, vestiti firmati, divertimenti costosi possono entrare nel calcolo, ma non sono certo essenziali. Il fatto è che possono diventare irrinunciabili.

Da 291 a 313 euro, a seconda del reddito della famiglia: ecco quanto costa ogni mese un figlio in Italia, considerando solo le "spese necessarie", alimenti e vestiario indispensabile. Se aggiungiamo le "spese non necessarie" e l’equivalente monetario del tempo di cura, ecco che questa somma oscilla da 714 euro al mese per i redditi più bassi ai 2.302 euro al mese delle famiglie più benestanti. La forbice è larghissima, a dimostrazione che buona parte del peso che i figli hanno sul bilancio familiare dipende dal reddito disponibile e dagli stili di vita.

È il Cisf, Centro internazionale studi famiglia, a stabilirlo, nel suo Rapporto annuale che ha per titolo, appunto "Il costo dei figli": se una famiglia ricca spende per ogni figlio in media 175 euro al mese in paghetta, istruzione, asilo nido e baby sitter, una famiglia a basso reddito scende a 105. Un’altra osservazione: oltre la metà del costo di mantenimento di un figlio (58,9 per cento, per la precisione) nel caso dei redditi più alti, se ne va in «beni non necessari». Contano i redditi e conta anche l’età dei figli: il Rapporto Cisf indica che la spesa minimale per il mantenimento di un figlio dagli 0 ai 3 anni è la metà di quanto costa un ragazzo dagli 11 ai 17 anni (138 euro contro 267 euro al mese in un’area metropolitana del Nord Italia).

Dunque, è vero che i figli costano, ma il costo, tolto uno "zoccolo duro" di consumi primari, è legato soprattutto agli stili di vita. Gadget elettronici, vestiti firmati, divertimenti costosi possono entrare nel calcolo, ma non sono certo essenziali. Il fatto è che possono diventare irrinunciabili. Così spiega il Cisf: «Anche quando arriva la crisi economica, la gran parte delle famiglie non tocca le spese per i figli; i figli continuano a spendere perché hanno adottato il modello consumistico dei genitori; per far fronte a questi stili di vita, i genitori giovani, allora, riducono ancora di più il numero dei figli». La denuncia del Cisf fa riflettere: esiste un legame diretto tra il costo dei figli e il numero dei bambini che si mettono al mondo, laddove però il costo dei figli è valutato solo in senso consumistico e materialistico. In altre parole: quante cose posso garantire a un figlio? O a due figli?

Di certo non è il modello che vivono le famiglie extralarge: loro alla sobrietà sono abituati, e per loro i figli non sono un costo ma un investimento. «Chi sceglie di avere una famiglia numerosa mette al primo posto i valori, e la vita è il primo di essi. Tanti figli, inevitabilmente, ma aggiungo anche felicemente, portano alla sobrietà», commenta Mario Sberna, fondatore e presidente dell’Associazione famiglie numerose. Il ministro Tremonti, nel presentare la manovra da 24 miliardi di euro, che porterà tagli e sacrifici, ha detto che il nostro stile di vita in questi anni è stato al disopra delle nostra capacità. «Non per tutti – interviene Sberna –. Noi, con i nostri tanti figli, siamo qui a dimostrare che ci può essere una sobrietà felice. E i ragazzi imparano la condivisione, la semplicità, l’essenzialità». Dunque, è il messaggio del Cisf, bisognerebbe smettere di parlare dei figli come di un «costo». Piuttosto, di un investimento.

Antonella Mariani

© Avvenire, 28 maggio 2010

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