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Francesco: oggi più martiri che in passato

I prossimi viaggi, la cultura dello scarto, la tolleranza zero sugli abusi . A 360° la conferenza stampa che ha chiuso la «tre giorni» in Terra Santa. «Con Bartolomeo I lavoreremo insieme sull’ecologia». «Al centro del sistema economico deve esserci l’uomo».

In un «vero» sistema economico, «al centro dev’esserci l’uomo». E «oggi invece c’è l’economia», che genera «questa cultura dello scarto dove non servono i bambini, non servono i vecchi, e adesso non servono più neppure i giovani». E «questo è gravissimo», frutto di un sistema economico «inumano», che «scarta un’intera generazione di giovani», e «per questo nella Evangelii gaudium non ho avuto paura a scrivere: questo sistema economico uccide».

Sul volo di ritorno dalla Terra Santa, come aveva promesso, papa Francesco s’è offerto senza rete alle domande dei giornalisti al seguito. Quasi un’ora per parlare di tutto, dalla riforma della Curia al prossimo Sinodo, «che sarà sulla famiglia, sui suoi problemi – ha detto – non sulla casistica della comunione ai divorziati risposati», dall’incontro di preghiera con Peres e Abu Mazen in Vaticano, ai prossimi viaggi in Asia: Corea del Sud, ad agosto, e Sri Lanka e Filippine a gennaio 2015. Fino alla lotta contro gli abusi sui minori, per ribadire «tolleranza zero», al cammino ecumenico, e agli scandali finanziari, compreso l’ultimo che coinvolgerebbe l’ex segretario di Stato, «che è ancora sotto studio, non è ancora chiaro».

Del viaggio appena concluso (l’aereo della El Al, la compagnia aerea israeliana è atterrato ieri sera alle 23 all’aeroporto di Roma Ciampino), a chi gli chiedeva se e quanto avesse "pensato" ai gesti effettivamente compiuti - la sosta e la preghiera silenziosa alla Barriera di sicurezza, il bacio ai sopravvissuti all’Olocausto - ha risposto «non è che ci si pensi prima, ci si trova e si fa». Diverso, ha poi detto più tardi, è stato ovviamente per l’invito a pregare ai leader israeliano e palestinese: «Io avrei voluto farlo là in Terra Santa – ha detto – ma per tante ragioni non era possibile, allora li ho invitati in Vaticano. Sarà un incontro di preghiera, non mediazione, solo preghiera, senza discussioni di altro tipo. Ci sarà un rabbino, un islamico e ci sarò io».

Del prossimo Sinodo ha sottolineato, come detto, che «sarà sulla famiglia». E ha voluto precisare: «L’esposizione preliminare fatta dal cardinale Kasper (durante l’ultimo Concistoro, ndr) era suddivisa in cinque capitoli: quattro sulla famiglia, i suoi problemi, le sfide, gli attacchi, e il quinto sulle situazioni che si creano in queste situazioni di difficoltà, separazioni, divorzi, eccetera. A me – ha aggiunto – non è piaciuto che tante persone, anche preti, hanno detto: "Ah, il Sinodo per dare la comunione ai divorziati". Noi sappiamo che la famiglia ha tanti problemi, è in crisi, e non vorrei che si cadesse in questa casistica».

«Una cosa che Benedetto XVI ha detto tre volte – ha proseguito Francesco sempre allo stesso riguardo – in Alto Adige, a Milano, e nell’ultimo Concistoro pubblico, è che occorre studiare le procedure di nullità matrimoniale, approfondire la fede delle persone che si sposano, e chiarire che i divorziati non sono scomunicati». Gli è stato anche chiesto se, trovandosi un domani in una situazione di mancanza di forze, sarebbe pronto a dare le dimissioni come papa Ratzinger: «Io farò quello che il Signore mi dirà di fare – è stata la risposta –. Ma credo che Benedetto XVI non è un caso unico, sentiva mancargli le forze, è stato umile e ha preso una decisione. Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti, oggi sì.

Dobbiamo guardare a Benedetto XVI come a un’istituzione, ha aperto una porta».
Riguardo al cammino ecumenico, ha affermato di considerare Bartolomeo «un fratello, ci vogliamo bene e ci parliamo come fratelli», e di aver preso insieme con lui la decisione «di fare un lavoro insieme sull’ecologia». E infine i viaggi in Asia, con un accenno alle situazioni in cui non c’è libertà religiosa: «In Asia, ma non solo in Asia, il problema è di tanti Paesi. Oggi ci sono più martiri cristiani che nei primi tempi. Bisogna pregare tanto per questi popoli che soffrono, la Santa Sede si adopera, ma non è facile».

Salvatore Mazza

© Avvenire, 27 maggio 2014

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