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Genova, la meglio gioventù

Parla don Guido Gallese, responsabile della pastorale giovanile della diocesi: la solidarietà ha prevalso. Peccato che finita l'emergenza spesso viene dimenticata...

Ore 8.30 del mattino. Appuntamento con la messa. Poi tutti via a spalare fango. Ecco la sintesi della giornata-tipo di tanti ragazzi della Pastorale Giovanile di Genova che, guidati dal loro responsabile don Guido Gallese, hanno sentito nel cuore in questi giorni l’esigenza di correre ad aiutare chi tra i propri concittadini ha bisogno di aiuto e conforto.  Si è cominciato domenica scorsa, una domenica in cui tanti, avrebbero immaginato magari di attraversare quelle stesse strade tornando tutti insieme accomunati nei colori di sciarpe e berretti dopo la partita contro l’Inter.  
"Ne abbiamo sentito tutti insieme l’esigenza e, in accordo con le istituzioni, siamo saliti su scooter e autobus per raggiungere le zone disastrate". 
Una prima impressione, al vostro arrivo sul posto?
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Ho visto alcuni dei miei ragazzi scioccati per l’enorme disastro soprattutto all’incrocio tra il torrente Fereggiano e il Bisagno".
Quale è stato il primo contributo concreto che avete potuto fornire?
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Abbiamo prima di tutto aiutato le Suore di Sant’Agata che hanno subìto un allagamento di circa un metro e mezzo. Con noi operavano i seminaristi che hanno dato una mano per lo più a sistemare i locali interni della casa, mentre noi, con tanta fatica per la grande quantità di detriti da rimuovere, siamo rimasti per lo più fuori, tra il fango e l’acqua. Ci siamo poi spostati presso Piazza Adriatico. La zona è leggermente sotto il livello della strada, per questo l’acqua, nonostante i gradini, ha raggiunto i primi piani delle abitazioni. Quelle persone hanno perso veramente tutto…  
Il vostro stato d’animo? 
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Tristezza e gratificazione insieme. Oggi, in particolare, ci siamo diretti a Molassana e lì abbiamo aiutato a sgomberare alcuni garage. Buttare via cose e oggetti personali ormai inutilizzabili non è bello, ma aiutare l’altro ti dà veramente tanto. La bellezza e l’arricchimento di queste esperienze sta nella catena di solidarietà che si crea. Se c’è infatti il ringraziamento e la commozione soprattutto degli anziani nei quali rinasce la speranza alla vista di una popolazione giovane generosa, si scopre di essere tutti uniti e, appunto, solidali. Stamane, ad esempio, ci siamo accorti ad un certo punto di non avere  cibo. Il parroco ha allora chiamato alcune donne che non hanno perso tempo per metterci a disposizione primi e secondi piatti.   L’uomo è fatto per aiutare l’altro. Purtroppo quando le urgenze terminano, in tutti noi torna spesso a prevalere l’egoismo…"  

Giulia Grondona
 
© Famiglia Cristiana, 9 novembre 2011
 
 
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