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Gerusalemme, Pasqua a “porte chiuse” ma con il Sepolcro sempre… vuoto. Custode Patton: “Non fermiamoci al Venerdì Santo”

"La Pasqua non è un mito, è la verità cui ci aggrappiamo”. Da Gerusalemme, il Custode di Terra Santa padre Francesco Patton, invita ad “alzare lo sguardo verso il Sepolcro vuoto di Cristo” e non a “fermare il nostro cuore al Venerdì Santo”. Nella Città Santa, seppur vuota di pellegrini e con la Basilica del Santo Sepolcro chiusa ai fedeli, la Pasqua 2020 sarà più che mai nel segno della Resurrezione nonostante il Coronavirus Covid-19. "La Basilica vuota è in qualche modo il riflesso del senso di vuoto che l’umanità sta vivendo. Ma la tomba vuota è il segno della vittoria sulla morte"

“Sarà una Pasqua in tono minore per ciò che concerne l’apparato celebrativo, ma alla quale non mancherà assolutamente nulla del suo Mistero più profondo che è la Resurrezione con cui Cristo ha sconfitto per sempre la morte. Questo è il fondamento della nostra fede e della nostra speranza”.

“La Pasqua non è un mito, è la verità cui ci aggrappiamo”.

Da Gerusalemme, il Custode di Terra Santa padre Francesco Patton, invita ad “alzare lo sguardo verso il Sepolcro vuoto di Cristo” e non a “fermare il nostro cuore al Venerdì Santo”. La Pasqua di quest’anno nella Città Santa sarà più che mai nel segno della Resurrezione nonostante il Coronavirus Covid-19. La pandemia in Israele ha provocato fino ad ora migliaia di contagiati e decine di vittime, costringendo le Autorità a imporre, tra le varie cose, anche la chiusura della Basilica del Santo Sepolcro. Per la prima volta, a memoria d’uomo, le celebrazioni pasquali saranno così senza il concorso di fedeli e dei gruppi di pellegrini, tutti cancellati. Una Pasqua a porte chiuse, salvo ripensamenti dell’ultima ora delle Autorità israeliane. Nei giorni scorsi i capi delle tre Comunità cristiane residenti nella Basilica, i patriarchi greco-ortodosso e armeno di Gerusalemme, Teofilo III e Nourhan Manougian, e lo stesso Custode di Terra Santa, avevano assicurato la prosecuzione delle preghiere e delle celebrazioni all’interno del Luogo Santo nel pieno rispetto delle misure protettive adottate per contenere la diffusione del virus. Ma il 25 marzo la Polizia israeliana ha disposto precauzionalmente la chiusura della basilica del Santo Sepolcro.

“Nel corso della storia – ricorda padre Patton – i cristiani hanno spesso dovuto vivere la Pasqua con il cuore fermo al Venerdì Santo. Penso ai tanti nostri fratelli che continuano a vivere ancora oggi la Pasqua in contesti di tensioni e guerre come in Siria e in Libia per esempio. Ma è proprio in queste situazioni che deve penetrare la luce pasquale, così come negli stati di sofferenza e di morte”.

Padre Patton, che Pasqua sarà questa che ci accingiamo a celebrare in piena pandemia?
La Pasqua è la matrice della nostra vita: Gesù ha vinto la morte. Lo ha fatto non evitandola, schivandola, ma attraversandola. E così anche molte persone che si trovano a vivere questo momento in comunione con Lui qui, sul Calvario. Credo che questo messaggio sia particolarmente importante per chi soffre, per chi si trova a vivere la Pasqua personale, la sua stessa morte: sapere che la Pasqua non è entrare nel nulla, ma attraversare la morte accompagnati da Gesù, condottiero della vita. Resta l’esperienza umana ed emotiva della sofferenza e della paura, ma per il cristiano la morte è illuminata dalla Pasqua di Gesù.

Sarà la Pasqua del Sepolcro vuoto e della basilica vuota. Siamo abituati a vedere il Santo Sepolcro sempre pieno di pellegrini…
Ma sono vuoti diversi che vanno messi in relazione.

La tomba vuota è il segno della Resurrezione, della vittoria sulla morte. La Basilica vuota è in qualche modo il riflesso del vuoto o del senso di vuoto che l’umanità sta vivendo. Quel senso di fragilità e sgomento che viene riempito dal Sepolcro lasciato vuoto da Cristo Risorto.

Anche se i segni esteriori vengono meno è il segno della fede ci aiuta a dare un senso a un momento particolare come questo attuale.

A proposito di “senso di fragilità”: mai come adesso l’umanità si è riscoperta fragile e inerme davanti la minaccia di un virus invisibile e letale. Quel senso di onnipotenza che sembrava pervadere le nostre vite è svanito sotto i colpi della pandemia. È la Pasqua della fragilità umana?
Stiamo constatando la nostra intrinseca umana fragilità. Le persone che vivono la sofferenza e la malattia, stanno facendo esperienza sulla loro pelle di questa fragilità. E come facciamo l’esperienza di affidarci ai medici, facciamo anche l’esperienza di affidarci nelle mani di Cristo Risorto. Le parole di Gesù sulla Croce, “Dio mio perché mi hai abbandonato?”, sono la reale espressione del suo drammatico confronto con la sofferenza, con la morte. Nell’altra espressione “Padre nelle tue mani affido il mio spirito”, Gesù arriva ad abbandonarsi fiducioso nelle mani del Padre. Credo che questo sia il cammino di ogni credente nel momento della sofferenza, sia che porti alla morte o che conduca alla guarigione:

dal sentirsi abbandonato all’abbandonarsi nelle mani del Padre.

Il nostro cammino, dunque, non è vano e non sbatte davanti a una pietra tombale. La Pasqua ci ricorda che Gesù è più forte di tutto, di qualsiasi male compresa la malattia fisica, compresa la morte.”.

Sarà Pasqua anche per gli ebrei (9-16 aprile). Israele, alle prese con il virus, e conta morti e contagiati…
Nella Pasqua ebraica si celebra il passaggio dell’angelo della morte, durante la notte della decima piaga, nelle case degli egiziani per colpire tutti i primogeniti, ‘passando oltre’ quelle degli ebrei segnate sugli stipiti dal sangue dell’agnello sacrificale. La Pasqua non è solo liberazione dalla schiavitù ma anche liberazione dalla morte. Gli ebrei e, anche i musulmani, stanno pregando intensamente. Ho letto, a riguardo, la dichiarazione del Grande Imam di Al Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, che ha invitato tutti a pregare in spirito di fraternità, come auspicato nel “Documento sulla Fratellanza umana, per la pace mondiale e la convivenza comune”, firmato insieme a Papa Francesco ad Abu Dhabi. A breve poi comincerà il Ramadan (24 aprile, ndr.). Tutti i figli di Abramo in questo tempo sono chiamati ad elevare le loro preghiere al Dio Unico e Onnipotente. Siamo accomunati tutti dalla preghiera”.

Il Sepolcro resterà vuoto, la basilica tornerà a riempirsi?
Certamente! I pellegrini torneranno come sono tornati dopo l’Intifada del 2000. Una volta passata la pandemia, mi auguro già verso la fine dell’estate, torneremo a vederne molti. Sarà un segno di speranza per la comunità cristiana locale che dai pellegrinaggi sperimenta un forte senso di appartenenza alla Chiesa universale e trae il necessario per vivere.

La Chiesa di Gerusalemme apre le sua braccia all’umanità impaurita e ferita dalla pandemia e si appresta a consolarla. Dio saprà tirare fuori del bene anche da questa sofferenza comune.

Daniele Rocchi

© www.agensir.it, lunedì 6 aprile 2020