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I 2mila chilometri di fratel Biagio: «Io, pellegrino dell'Europa unita»

Il missionario laico a piedi, da Genova a Londra, facendo tappa nei luoghi istituzionali della Ue. «L’immigrazione è provvidenziale, non deve essere vista come negativa»

Un ramoscello d’ulivo raccolto a Londra ha viaggiato con lui, in aereo, fino a Palermo, simbolo di quella pace e di quell’unione che il missionario laico Biagio Conte predica con le parole e con la vita. È tornato a casa il fondatore della missione Speranza e carità, che nelle varie sedi palermitane offre accoglienza a oltre 1.100 senzadimora e migranti, donne sole con bambini, persone troppo spesso considerate 'scarti'. Abbraccia i 'suoi' poveri, li chiama per nome, chiede notizie di chi non vede nei paraggi. Deve riannodare i fili, dopo 5 mesi di assenza e duemila chilometri sulle gambe, impegnato a percorrere a piedi le rotte degli emigranti del Meridione verso l’Europa, esule «come tantissimi emigranti umiliati nel passato e che fino ad oggi continuano ad andare via dall’Italia», disse prima di partire. L’obiettivo è sempre quello che lo ha portato negli ultimi 4 anni a girare le regioni italiane, l’Europa e il Nord Africa in pellegrinaggio: diffondere un messaggio di pace e speranza, «affinché si possano scuotere le dure coscienze, aprire i cuori duri, le contorte menti di tanti uomini e donne che ancora oggi sono lontani dalla verità, dalla giustizia e dalla pace».

Un messaggio che ha voluto portare fino al Parlamento europeo. «L’Europa ha bisogno di una rievangelizzazione, nessuno ha più tempo per pregare, per andare in chiesa. C’è troppa gente che vive ai margini»: e gli occhi azzurri gli si illuminano di ricordi. Constatare le condizioni dei più poveri nelle grandi città lo ha ferito: «C’è tanta povertà, in tanti nelle metropoli vivono per strada – dice –. Nei paesi più piccoli, invece, tante case disabitate, negozi chiusi. Non c’è rigenerazione. L’immigrazione è provvidenziale, non deve essere vista come negativa, permette di fare rivivere i nostri centri».

Partito da Genova a luglio, fratel Biagio Conte ha attraversato la Svizzera, la Francia, il Belgio, la Germania, toccando tutte le città che rappresentano i luoghi istituzionali dell’Unione Europea, fino in Gran Bretagna. Nelle ultime settimane, per portare un forte messaggio anti-Brexit, si è affiancato a lui fratel Davide; insieme sono tornati venerdì sera con un volo pagato da benefattori, per trascorrere il periodo di Natale a Palermo e curare un piede e una gamba di Biagio, fortemente infiammati. Ma fratel Biagio appare quasi riposato nel volto.

È di nuovo tra i suoi poveri e i volontari, accanto al sacerdote della missione, don Pino Vitrano, alle 'sorelle' e i 'fratelli' col saio verde che si prendono cura degli ultimi. «Io dono il sorriso a tutti e questo abbatte le ostilità. Persone di ogni religione e non credenti, incontrate nel rispetto reciproco, si sentono accolte», riassume la sua esperienza. Nel suo lungo cammino, 14mila chilometri negli ultimi 4 anni, fratel Biagio ha incontrato anche vescovi e cardinali, eurodeputati e sindaci. È partito a luglio con un governo in carica, torna in Italia con un assetto politico modificato... «Credo nelle istituzioni e nella politica, se si occupano del popolo, se danno attenzione ai cittadini», sottolinea il missionario laico, che porta al collo la conchiglia del pellegrino donatagli dall’arcivescovo Corrado Lorefice prima di partire.

Con il bastone in mano, i sandali e il capo coperto ha varcato i palazzi del potere internazionale, le sedi del Parlamento europeo: «Hanno una grande responsabilità, ma l’incarico istituzionale che i deputati hanno assunto va tradotto in spirito di servizio. Questo ho cercato di dire col mio messaggio. In tanti restano indietro in questa società, non possiamo dire che tutto funziona quando vediamo come vivono i poveri, gli anziani, i disabili, gli immigrati. A Strasburgo, Lussemburgo, Bruxelles ho incontrato deputati e funzionari. E poi c’è stato il dialogo forte con il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, un uomo profondo; mi sono sentito accolto e amato».

Ora è tempo di vivere il Natale in comunità, ma la mente è già al prossimo obiettivo: «Ho nel cuore l’Europa dell’Est, se il Signore mi darà la forza».

Alessandra Turrisi

© Avvenire, martedì 17 dicembre 2019