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"I miracoli avvengono quando si è capaci di condividere"

Papa Francesco, nella chiesa del Sacro cuore, celebra la messa con 245 prime comunioni e ricorda ai bambini che "ci sono miracoli che possono accadere solo se abbiamo un cuore come il vostro, capace di condividere, di sognare, di ringraziare, di avere fiducia e di onorare gli altri"

Una cicogna sul campanile della chiesa del Sacro Cuore di Rakovsky, nel cuore cattolico della Bulgaria, annuncia la primavera e il mondo che si rinnova. Un buon auspicio per i 245 bambini, ne erano previsti 152, che si apprestano a ricevere la prima comunione nella messa celebrata da papa Francesco. Dopo aver incontrato, in forma privata, a Vrazhdebna, nella periferia di Sofia, un gruppo di profughi assistito dalla Caritas locale con l’aiuto di volontari anche di altre confessioni religiose, papa Francesco è volato fino a Plovdiv, la seconda città più importante della Bulgaria, e da qui ha raggiunto in macchina Rakovsky.

L’accoglienza è festosa, bambini e bambine sono seduti nei primi banchi. «State vivendo davvero», dice loro il Papa, «una giornata in spirito di amicizia, di gioia e fraternità e di comunione tra di voi e con tutta la Chiesa che, specialmente nell’Eucaristia, esprime la comunione fraterna tra tutti i suoi membri». E ricorda loro: «La nostra carta di identità e questa: Dio è nostro Padre, Gesù è nostro Fratello, la Chiesa è la nostra famiglia, noi siamo fratelli, la nostra legge è l’amore».

Bergoglio si dice «felice di salutare i bambini e le bambine della Prima Comunione, come pure i loro genitori, parenti e amici», e ripete «il bel saluto augurale che si usa anche nel vostro Paese in questo tempo pasquale: “Cristo è risorto”». Un saluto che è «l’espressione della gioia di noi cristiani, discepoli di Gesù, perché Lui, che ha dato la vita per amore sulla croce per distruggere il peccato, è risorto e ci ha resi figli adottivi di Dio Padre».

I bambini e le bambine, «venuti qui da ogni angolo di questa “Terra delle rose” per partecipare a una festa meravigliosa», sicuramente, si augura Bergoglio, non dimenticheranno mai il loro primo «incontro con Gesù nel sacramento dell’Eucaristia. Qualcuno di voi potrebbe chiedermi: ma come possiamo incontrare Gesù, che è vissuto tanti anni fa e poi è morto ed è stato messo nella tomba? È vero: Gesù ha fatto un atto immenso di amore per salvare l’umanità di tutti i tempi. È rimasto nella tomba tre giorni, ma noi sappiamo – ce lo hanno assicurato gli Apostoli e molti altri testimoni che lo hanno visto vivo – che Dio, Padre suo e Padre nostro, lo ha risuscitato. E ora Gesù è vivo ed è qui con noi, perciò oggi lo possiamo incontrare nell’Eucaristia. Non lo vediamo con questi occhi, ma lo vediamo con gli occhi della fede».

Guarda le tuniche bianche e sottolinea che «questo è un segno importante e bello, perché siete vestiti a festa. La Prima Comunione è innanzi tutto una festa, in cui celebriamo Gesù che ha voluto rimanere sempre al nostro fianco e che non si separerà mai da noi. Festa che è stata possibile grazie ai nostri padri, ai nostri nonni, alle nostre famiglie e comunità che ci hanno aiutato a crescere nella fede». E adesso chiede che siano loro, i bambini, a ricordare agli adulti il giorno della prima Eucaristia. Spiega che, nel Vangelo della moltiplicazione dei pani il miracolo comincia «dalle mani di un bambino che ha portato quello che aveva: cinque pani e due pesci. Allo stesso modo in cui voi oggi aiutate il compiersi del miracolo di far ricordare a tutti noi grandi qui presenti il primo incontro che abbiamo avuto con Gesù nell’Eucaristia e poter ringraziare per quel giorno. Oggi ci permettete di essere nuovamente in festa e celebrare Gesù che è presente nel Pane della Vita. Perché ci sono miracoli che possono accadere solo se abbiamo un cuore come il vostro, capace di condividere, di sognare, di ringraziare, di avere fiducia e di onorare gli altri».

E poi improvvisa chiedendo ai bambini se sono contenti di ricevere la prima comunione e fa ripetere a tutti, insieme, più volte: «Dio è nostro Padre, Gesù è nostro fratello, la Chiesa è nostra madre e nostra famiglia». «Noi siamo nemici?», chiede più volte finché non sente un convinto: «No!». E conclude, invitandoli a pregare per tutti, anche per i nemici: «Noi siamo amici, noi siamo amici, tutti. Noi siamo fratelli. E la nostra legge è l'amore».

Annachiara Valle

© www.famigliacristiana.it, lunedì 6 maggio 2019

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