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Il mondo si unisce al Rosario della Cei: testimonianze da Albania e Colombia

Per l’appuntamento di stasera alle 21, con la recita del Rosario voluta dalla Conferenza episcopale italiana si mobilitano vescovi a livello internazionale. Monsignor Gjergj Meta e monsignor Elkin Fernando Álvarez Botero parlano dell'adesione delle Chiese di Albania e Colombia

I vescovi di tutto il mondo si uniscono alla recita del Rosario lanciata per stasera dalla Conferenza episcopale italiana. Alle 21, nel giorno dedicato a San Giuseppe, custode della Santa Famiglia, la Cei invita ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare i Misteri della luce del Rosario, esponendo fuori dalla finestra una candela accesa o un drappo di colore bianco, simboli della speranza e della luce della fede. Tante le Conferenze episcopali di tutto il mondo, a partire dalle Chiese dell’Est europeo, che hanno espresso solidarietà e adesione all’iniziativa, assicurando vicinanza all’Italia. Tra queste, la Conferenza episcopale albanese.

La Conferenza episcopale albanese

L’emergenza Coronavirus si è affacciata anche in Albania, con oltre 40 contagi. Il Paese ha chiuso i valichi di frontiera, imponendo il divieto di circolazione degli automezzi in gran parte del territorio nazionale. Il segretario generale della locale Conferenza episcopale, monsignor Gjergj Meta, spiega a Vatican News come in un momento così delicato sia nata spontanea l’adesione all’iniziativa del Rosario promossa dalla Cei.

L'intervista a monsignor Gjergj Meta

Monsignor Meta, perché i vescovi albanesi hanno aderito all’iniziativa della Cei?

R. - Da lunedì sera abbiamo indetto un Rosario quotidiano alle 21 per tutti i cattolici di lingua albanese, in tutto il mondo. Un vescovo ogni sera guida il Rosario tramite varie emittenti e attraverso le reti sociali: abbiamo avuto una risposta molto positiva. A inizio settimana inoltre l'arcivescovo di Scutari, monsignor Angelo Massafra, ha consacrato l’Albania alla Madre del Buon Consiglio, proprio al Santuario della Madre del Buon Consiglio, e da quel momento abbiamo iniziato questo Rosario quotidiano. Quindi si è creata una coincidenza con l'iniziativa della Conferenza episcopale italiana e abbiamo deciso, questa sera, di essere uniti alla Cei e ai cattolici italiani in questa situazione che stiamo passando un po' tutti, perché anche in Albania ormai è arrivato il Coronavirus e stiamo affrontando l’emergenza. In questo momento ci sentiamo davvero uniti all’Italia, dove ci sono molte nostre famiglie albanesi, che vivono questi giorni così difficili. Perciò la nostra adesione è un momento di solidarietà tra due nazioni, tra due Chiese sorelle che si sono aiutate in vari momenti e in questo sono ancora più unite.

Qual è il significato della recita del Rosario, dei Misteri della luce, nella festa di San Giuseppe?

R. - Noi abbiamo un forte attaccamento come cattolici alla Madre di Dio e vogliamo riflettere insieme sui Misteri della luce, sui Misteri di nostro Signore Gesù Cristo. In modo particolare, nella festa di San Giuseppe, chiediamo anche l'intercessione della Famiglia di Nazareth che è l'esempio delle famiglie ma anche intercede per le famiglie. Speriamo che questo momento passi: con l’aiuto della Madre di Dio, sotto il suo mantello, siamo sicuri di uscire vincenti da questa situazione. Ma spero soprattutto che più che cantare vittoria, noi possiamo cantare il cambiamento della nostra vita.

Papa Francesco in questi giorni ha più volte pregato per i malati, per chi li assiste, per le famiglie, per gli anziani. Quale forza e quale spunto è venuto dalle parole del Pontefice, che si unisce al Rosario della Cei nel giorno di San Giuseppe?

R. - Vorrei collegarmi al recente tweet del Papa: “Convertitevi”, ovvero “cambiate vita”, "perché è iniziato un modo nuovo di vivere. È finito il tempo di vivere per sé stessi, è cominciato il tempo di vivere con Dio e per Dio, con gli altri e per gli altri, con amore e per amore". Queste parole mi hanno toccato profondamente perché ci mettono in un'altra prospettiva: è un po' come smettere di guardarsi allo specchio e iniziare a guardare dalla finestra. Lo specchio propone di fronte sempre un altro te, invece la finestra ci fa guardare fuori, ci fa guardare gli altri, ci invita ad una logica relazionale che probabilmente avevamo dimenticato. Il Papa ci invita a cambiare sguardo, a guardare fuori, a guardare a Dio e agli altri, all’amore.

Questa è una riflessione per tutti, anche per i fedeli albanesi che vivono l’emergenza del Coronavirus, arrivata a pochi mesi dal terremoto del novembre scorso…

R. - Si abbiamo avuto direi due traumi, uno dopo l'altro in un certo senso. Abbiamo vissuto il terremoto che purtroppo ha provocato 51 vittime, tante case distrutte, tante famiglie che ancora a tutt'oggi vivono fuori dalle loro abitazioni. E adesso abbiamo questo virus. Ma devo dire che la gente sta rispondendo bene, in modo da superare insieme questo momento così difficile. Perciò il mio appello in questi momenti è di essere responsabili verso le regole che ci vengono dettate dagli organi competenti ed essere responsabili verso la vita, non solo la nostra ma anche la vita degli altri.

La situazione in Colombia

Anche i vescovi colombiani prendono “come modello” l’iniziativa della Cei e hanno indetto diverse occasioni di preghiera, proprio mentre il Paese latinoamericano adotta nuove misure contro la pandemia: il Coronavirus ha finora contagiato un centinaio di persone in Colombia. Il presidente Ivan Duque ha annunciato un pacchetto di misure economiche per ridurre l'impatto sociale della pandemia, soprattutto nel campo della salute e dell'occupazione.

La testimonianza

Mons. Elkin Fernando Álvarez Botero, segretario generale della Conferenza episcopale della Colombia, parla della preghiera “devota e fiduciosa” del suo Paese.

L'intervista a monsignor Elkin Fernando Álvarez Botero

R. – Abbiamo suggerito per le diocesi diverse attività con la preghiera davanti al Santissimo Sacramento. In tutta la Colombia inoltre si reciterà il Rosario nell’odierna solennità di San Giuseppe, alle ore 19: invitiamo i fedeli a pregare per questa emergenza sanitaria, ognuno nel luogo dove si venga a trovare.

In Italia è stata la Cei a dare appuntamento alle 21 per la recita del Rosario, con i Misteri della luce, a cui si unisce Papa Francesco. Cosa significa recitare il Rosario in un momento come questo?

R. - Noi vogliamo essere uniti a tutta la Chiesa e alla Chiesa italiana che prega in questo momento difficile. E’ la fiducia dei cattolici, dei discepoli di Cristo nella protezione della Madonna, nella sua intercessione per superare questa crisi, con l'aiuto della Grazia e della Misericordia Divina.

Cosa raccomandate ai vostri fedeli?

R. - Chiediamo questa preghiera anche nella solitudine delle loro case, in famiglia. Raccomandiamo che sia una preghiera devota e fiduciosa in questo momento in cui non si può celebrare per tutti nelle chiese e nei templi. Le chiese non sono chiuse ma non si può celebrare in presenza di più di 50 persone. Ma tutti i giorni ormai ci sono disposizioni diverse e cambiamenti secondo l’evolversi della situazione.

In che modo la Colombia, un Paese che ha vissuto oltre 50 anni di guerra con le Farc e vive ancora la presenza di altre guerriglie, affronta questa emergenza da Coronavirus?

R. - E' per noi una dura prova ma pensiamo che questo si debba affrontare anzitutto nell’unità, nella responsabilità comune, ognuno interessato e preoccupato per la vita dell'altro, con le misure che sono necessarie. Il governo ha emanato delle raccomandazioni necessarie e anche la Chiesa lo ha fatto, pure per quanto concerne la vita e la missione proprie, pensando al bene di tutti.

Giada Aquilino – Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, giovedì 19 marzo 2020

 
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