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Il Papa ai giovani: «Donate voi stessi»

Rispondere con il dono di noi stessi al dono più grande che il Signore Gesù rinnoverà in questa Settimana Santa. E’ uno dei concetti espressi dal Papa nel corso della Santa Messa della Domenica delle Palme, celebrata in una Piazza San Pietro gremita e ornata da tredici ulivi secolari. Benedetto XVI ha anche esortato i giovani ad accogliere e seguire il Signore fino in fondo.

Rispondere con il dono di noi stessi al dono più grande che il Signore Gesù rinnoverà in questa Settimana Santa. E’ uno dei concetti espressi dal Papa nel corso della Santa Messa della Domenica delle Palme, celebrata in una Piazza San Pietro gremita e ornata da tredici ulivi secolari. Benedetto XVI ha anche esortato i giovani ad accogliere e seguire il Signore fino in fondo.

 «Il grande portale – ha detto il Papa – che ci introduce nella Settimana Santa”. Gesù dunque sale a Gerusalemme “per portare a compimento le Scritture e per essere appeso sul legno della croce, il regno da cui regnerà per sempre”. Nell’ultimo tratto del percorso sono due gli episodi che si verificano: la guarigione del cieco Bartimeo – un segno prodigioso – e la processione di Gesù verso Gerusalemme, con i pellegrini che esultano perché “il Messia desiderato è finalmente giunto”. “Colui che è acclamato dalla folla come il benedetto è, nello stesso tempo, - ha evidenziato il Papa - Colui nel quale sarà benedetta l’umanità intera”.

«L’invito ad assumere il giusto sguardo sull’umanità intera, sulle genti che formano il mondo, sulle sue varie culture e civiltà. Lo sguardo che il credente riceve da Cristo è lo sguardo della benedizione: uno sguardo sapiente e amorevole, capace di cogliere la bellezza del mondo e di compatirne la fragilità. In questo sguardo traspare lo sguardo stesso di Dio sugli uomini che Egli ama e sulla creazione, opera delle sue mani».

Ma cosa c’è nel cuore di chi acclama Cristo? E’ la domanda che il Papa rilancia anche oggi perché “la questione cruciale” è chiedersi chi è per noi Gesù Cristo e che idea abbiamo di Dio. Una domanda che non si può eludere soprattutto in questa Settimana Santa: «Tanto più che siamo chiamati proprio in questa Settimna a seguire il nostro Re che sceglie come trono la croce; siamo chiamati a seguire un Messia che non ci assicura una facile felicità terrena, ma la felicità del cielo, la beatitudine di Dio. Dobbiamo allora chiederci: quali sono le nostre vere attese? quali i desideri più profondi, con cui siamo venuti qui oggi a celebrare la Domenica delle Palme e ad iniziare la Settimana Santa?»

Rivolgendosi poi ai giovani, il Papa ha ricordato l’esempio di Santa Chiara di Assisi che a 18 anni “ebbe il coraggio della fede e dell’amore, di decidersi per Cristo”: «La Domenica delle Palme sia per voi il giorno della decisione, la decisione di accogliere il Signore e di seguirlo fino in fondo, la decisione di fare della sua Pasqua di morte e risurrezione il senso stesso della vostra vita di cristiani. E’ la decisione che porta alla vera gioia». 

Concludendo la sua omelia, il Papa ha rievocato le parole di Sant’Andrea, vescovo di Creta che, guardando al gesto di stendere i mantelli per terra davanti al Signore, esortava a stendere la nostra vita, in atteggiamento di adorazione e gratitudine, a stendere noi stessi “rivestiti della sua grazia”. “Prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese ... per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria”.

© Avvenire, 2 aprile 2012

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