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Il Papa. Cristiani perseguitati, nessuno chiuda gli occhi

In Santa Maria Maggiore la denuncia delle persecuzioni dei cristiani orientali. «Ci turba vedere i malvagi che si godono la vita»

Il coraggio della fede, l’importanza della preghiera, le domande che suscitano le persecuzioni dei cristiani. Sono i temi al centro dell’omelia pronunciata dal Papa in Santa Maria Maggiore. L’occasione è stata data dal centenario del Pontificio Istituto Orientale e della Congregazione delle Chiese orientali, nati nel 1917, mentre infuriava la Prima Guerra mondiale, per iniziativa di Benedetto XVI.

Rispetto ad allora – ha sottolineato papa Francesco – la situazione non è meno drammatica. Anche oggi infatti «noi viviamo un’altra guerra mondiale, anche se a pezzi. E vediamo tanti nostri fratelli e sorelle cristiani delle Chiese orientali sperimentare persecuzioni drammatiche e una diaspora sempre più inquietante». Una tragica realtà che risuona anche nel messaggio indirizzato dal Pontefice al cardinale Leonardo Sandri, gran cancelliere del Pontificio Istituto Orientale.

«Con il crollo dei regimi totalitari e delle varie dittature, che in alcuni paesi ha purtroppo creato condizioni favorevoli al dilagare del terrorismo internazionale – sottolinea infatti Bergoglio –, i cristiani delle Chiese orientali stanno sperimentando il dramma delle persecuzioni e una diaspora sempre più preoccupante. Su queste situazioni nessuno può chiudere gli occhi. Come porzione di «Chiesa in uscita» (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 20-24), l’Istituto Orientale è chiamato a porsi in ascolto orante, per recepire che cosa il Signore vuole in questo preciso momento e», sulla scia dell’insegnamento ignaziano, «ricercare nuove vie da percorrere. Si tratterà, ad esempio, – prosegue il Papa – di stimolare i futuri pastori a infondere nei loro fedeli orientali, dovunque si trovino, un amore profondo per le loro tradizioni e il loro rito di appartenenza; e, in pari tempo, di sensibilizzare i vescovi delle diocesi latine a farsi carico dei fedeli orientali geograficamente dislocati privi della gerarchia propria, assicurando ai singoli e alle famiglie un’adeguata assistenza spirituale e umana».

Tuttavia, per cambiare la realtà, le forze umane da sole non bastano. Non sono sufficienti a capire il perché della la violenza impunita. Perché «i malvagi, quelli che senza scrupoli fanno i propri interessi, schiacciano gli altri» in apparenza «ottengono quello che vogliono e pensano solo a godersi la vita?». Domande che possono trovare risposta solo guardando a Dio. C’è bisogno di pregare, occorre rivolgersi a Lui con il coraggio della fede, avendo fiducia «che il Signore ci ascolta». Serve «il coraggio di bussare alla porta. Il Signore lo dice: "chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto». Ecco allora l’impegno, rivolto a chi è impegnato nel servizio alle Chiese orientali, e più in generale a tutti i fedeli. «Impariamo a bussare al cuore di Dio». E – aggiunge il Papa – impariamo a farlo coraggiosamente».

© Avvenire, giovedì 12 ottobre 2017

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