Arcivescovo

S.E. Giuseppe

Satriano

IN AGENDA

Il Papa: le tombe dei morti di guerra gridano pace, fermatevi fabbricatori di armi

Francesco celebra la Messa per i defunti nel Cimitero militare francese di Roma e depone dei fiori bianchi soffermandosi a pregare dinanzi alle sepolture dei soldati: "La guerra mangia i figli della Patria". Poi l'appello: lottiamo perché le economie non siano fortificate dalle industrie delle armi. In Vaticano, la preghiera sulle tombe dei Papi

L’appello di Papa Francesco è un sussurro ma risuona potente tra i cipressi e gli alberi di ulivo del Cimitero Militare francese di Roma, luogo di storia e memoria dove il Vescovo di Roma ha scelto quest’anno di celebrare la Messa per tutti i fedeli defunti. In particolare, come detto ieri all’Angelus, per le vittime della guerra; le guerre mondiali, come pure le guerre combattute “a pezzi” ancora oggi in ogni angolo del globo.

Fiori bianchi sulle tombe

Il Pontefice incede lento e a capo chino nel lungo corridoio che separa le distese di verde, dove sorgono le lapidi dei soldati francesi deceduti durante la Seconda Guerra mondiale. Lapidi tutte in fila e tutte uguali: una croce in marmo che sovrasta la scritta “Mort pour la France”. In questo storico sito romano arroccato sulla collina di Monte Mario, sconosciuto a molti cittadini della Capitale ma di grande importanza per i francesi a Roma, Francesco arriva in anticipo di quasi mezz'ora, superando in auto l’ingresso che reca l’incisione “Cimitière Militaire Français” – Campagne d’Italie 1943 – 1944”.

Il Papa cammina da solo, in un silenzio orante, tra le lapidi. Si dirige anzitutto in un vialetto lastricato di tombe, su una di queste depone una rosa bianca, poi si ferma per qualche istante in preghiera, a mani giunte e occhi chiusi. Finito questo "cammino", Francesco saluta alcuni dei presenti e i sacerdoti concelebranti, quindi, indossati i paramenti, mentre il coro intona un canto, si dirige verso l’altare decorato allestito sotto una tensostruttura bianca che ripara dall’insolito sole quasi primaverile. Le letture sono in francese, i canti in italiano. Alla Messa, celebrata all’aria aperta, sono presenti diversi fedeli.

 

Tutti in cammino

L’omelia del Pontefice è interamente a braccio, come ogni anno in questa ricorrenza. Francesco inizia ricordando una scritta all’ingresso di un cimitero in un villaggio del nord Italia: “Tu che passi, ferma il passo, e pensa dei tuoi passi all’ultimo passo”. Un invito che ha colpito profondamente il Papa che ne aveva fatto già menzione in un’omelia a Santa Marta del 2016 e che oggi offre lo spunto per rammentare a tutti i fedeli che “la vita è un cammino” e che “tutti noi siamo in cammino”: “Se vogliamo fare qualcosa nella vita è un cammino, non una passeggiata, un cammino”. 

Tanti sono i passi che compiamo ogni giorno “davanti a tanti fatti storici, tante situazioni difficili, tanti cimiteri”, dice. 

“Tutti avremo un ultimo passo. Qualcuno potrà dirmi: ‘Ma padre, non sia così luttuoso, non sia così tragico’. Ma è la verità. L’importante è che quell’ultimo passo ci trovi in cammino, non girando in passeggiata; nel cammino della vita e non in un labirinto senza fine”.

La guerra mangia le vittime

Guardando alle tombe dei caduti in guerra, Papa Francesco esprime un secondo pensiero: “Questa gente è brava gente, è morta in guerra. È morta perché è stata chiamata a difendere la patria, difendere valori, a difendere ideali e, tante altre volte, difendere situazioni politiche tristi e lamentabili”.

“Sono le vittime, le vittime della guerra che mangia i figli della Patria”

Dio conosce il nome di tutti noi

Con la mente il Papa ricorda i cimiteri militari visitati in passato, sempre in occasione del 2 novembre: Anzio, nel 2017, e Redipuglia, nel 2014. Poi commemora i caduti e dispersi nel Piave nel 1914: “Tanti sono rimasti lì”, come pure le vittime nello sbarco in Normandia: "Quarantamila, in quello sbarco! Ma non importa, cadevano...". Di nuovo con lo sguardo alle lapidi del Cimitero francese, Francesco dice di essere rimasto colpito dalla scritta davanti a una tomba: “Inconnu”, sconosciuto, “Mort pour la France”, morto per la Francia.

Una tomba anonima, come migliaia di altre nei Cimiteri di guerra. “Neppure il nome…”, osserva il Papa.

“Nel cuore di Dio c’è il nome di tutti noi, ma questa è la tragedia della guerra. Sono sicuro che tutti questi che sono andati in buona volontà, chiamati dalla patria per difenderla, sono con il Signore. Ma noi, che stiamo in cammino, lottiamo sufficientemente perché non ci siano le guerre? Perché non ci siano le economie dei Paesi fortificate dall’industria delle armi?

Le tombe, un messaggio di pace

“Oggi – dice il Vescovo di Roma - la predica dovrebbe essere guardare le tombe”. Tombe, alcune con il nome, altre no, ma che sono tutte "un messaggio di pace”. Sono un grido che emerge potente dalla terra: 

“Fermatevi, fratelli e sorelle, fermatevi! Fermatevi fabbricatori di armi, fermatevi!”

"Questi due pensieri vi lascio", conclude il Papa. "'Tu che passi, pensa, dei tuoi passi, all’ultimo passo': che sia in pace, in pace del cuore, in pace tutto. Il secondo pensiero: queste tombe che parlano, gridano, gridano da sé stesse, gridano: 'Pace!'. Che il Signore - è la preghiera finale - ci aiuti a seminare e conservare nel nostro cuore questi due pensieri".

La preghiera sulle tombe dei Papi

Al momento del suo rientro in Vaticano, dopo la Messa, il Pontefice si è diretto alle Grotte vaticane, sotto la Basilica di San Pietro, dove sono custodite le tombe dei Papi defunti. Anche lì, Francesco si è fermato in preghiera ricordando i suoi predecessori.

Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, martedì 2 novembre 2021

Prossimi eventi